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Direttiva Case Green: l'Italia in ritardo. Cosa occorre fare ed entro quando?

La Direttiva europea Case Green fissa obiettivi progressivi per ridurre i consumi degli edifici entro il 2030, permettendo agli Stati membri di adattare i propri piani nazionali alle specificità del patrimonio edilizio locale. Vediamo quali sono le urgenze per l'Italia.

20/02/2026
casa fatta di siepe verde su un foglio con disegnato il progetto di una casa
Case green, l'Italia tra scadenze europee e criticità

Maggio 2026 si avvicina e l'Italia rischia di arrivare impreparata all'appuntamento con la Direttiva europea sulle case green. La norma, nota come EPBD (Energy Performance of Buildings Directive, UE 2024/1275), è entrata in vigore il 28 maggio 2024 e fissa un percorso preciso verso la decarbonizzazione totale del patrimonio edilizio europeo entro il 2050.

Gli Stati membri hanno due anni per recepirla nei rispettivi ordinamenti, ma il nostro Paese è in ritardo, scivolato su una scadenza intermedia e cadendo nel mirino di Bruxelles.

Cos'è la Direttiva Case Green e cosa richiede?

Per capire l’urgenza della norma sulle case green voluta dall’Europa bisogna partire dal presupposto che il settore dell’edilizia è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici dell'UE e il 52% del gas naturale consumato nel continente è direttamente o indirettamente legato agli immobili.

L'obiettivo della direttiva è intervenire su questa voce in modo sistematico e progressivo, riducendo le emissioni di CO2 del parco edilizio e portandolo alla neutralità climatica entro il 2050.

Per gli edifici residenziali, i Paesi membri devono adottare misure che garantiscano una riduzione media del consumo di energia primaria di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035.

Sul fronte non residenziale, il 16% degli immobili con le peggiori prestazioni dovrà essere ristrutturato entro il 2030, percentuale che sale al 26% entro il 2033. La direttiva non impone obblighi diretti sui singoli proprietari né vieta la vendita o la locazione degli immobili a bassa efficienza energetica, perché gli obiettivi non sono individuali ma nazionali. Tuttavia, il rischio concreto è che, con il passare degli anni, gli edifici con classi energetiche basse perdano valore di mercato e diventino meno appetibili.

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Direttiva Case Green: il calendario delle scadenze europee

La direttiva europea disegna una traiettoria precisa che si estende fino al 2050, con obiettivi progressivi che permettono agli Stati membri di adattare i propri piani nazionali alle specificità del patrimonio edilizio locale. Conoscere le tappe principali è però fondamentale per capire con quale urgenza ci si debba muovere.

La prima scadenza cruciale è il 29 maggio 2026, entro cui ogni Paese dovrà aver recepito la direttiva nel proprio ordinamento e presentato alla Commissione il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici (PNRE), con la versione definitiva attesa entro fine anno.

Sul fronte delle nuove costruzioni, dal 2028 tutti i nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero, obbligo che si estenderà a tutti gli immobili di nuova costruzione a partire dal 2030, anno entro cui è previsto anche l'obbligo di installare impianti solari sui nuovi edifici.

Per il patrimonio esistente, le scadenze più rilevanti guardano al 2030 e al 2033: entro queste date i consumi energetici degli edifici residenziali dovranno essere ridotti rispettivamente del 16% e del 20-22% rispetto ai livelli del 2020, mentre il 26% degli immobili non residenziali con le peggiori prestazioni dovrà essere ristrutturato entro il 2033. L'orizzonte finale resta il 2050, anno fissato per la decarbonizzazione totale del parco immobiliare europeo, con revisioni quinquennali degli obiettivi lungo tutto il percorso.

Direttiva Case Green: la situazione dell'Italia e il doppio ritardo

L'Italia si trova in una posizione scomoda su due fronti distinti. Il primo riguarda il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici perché gli Stati membri avrebbero dovuto trasmettere una prima bozza alla Commissione europea entro il 31 dicembre 2025 e l'Italia, come la Francia e la Germania, non ha rispettato la scadenza. La versione definitiva deve essere consegnata entro la fine del 2026, ma con la bozza ancora ferma al palo, l'intero programma rischia di slittare.

Il secondo fronte riguarda una scadenza ancora più immediata, già scattata. Dal 1° gennaio 2025 la direttiva vietava infatti di concedere incentivi fiscali per l'installazione di caldaie alimentate da combustibili fossili puri. L'Italia ha disatteso questo obbligo — che era operativo in modo autonomo, indipendentemente dal recepimento generale della direttiva — e Bruxelles ha già aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.

A rendere il quadro più complesso, la Legge di delegazione europea 2025 — lo strumento con cui il Parlamento autorizza il governo a recepire le direttive UE — non include la Direttiva Case Green tra le normative oggetto di recepimento. Un segnale che, al momento, non emerge una chiara volontà di procedere entro i tempi previsti.

L'impatto della Direttiva Case Green sui proprietari di case

Nel breve periodo, per chi possiede un immobile in classe energetica bassa (F o G), non cambia nulla visto che non vi sono obblighi di ristrutturazione individuale, né sanzioni dirette ai privati. Restano però in vigore gli incentivi già esistenti, come ad esempio i bonus casa: il bonus ristrutturazioni (50% per la prima casa, 36% per gli altri immobili, fino a 96.000 euro), l'Ecobonus e il Sismabonus, con aliquote analoghe. Il bonus mobili, collegato a interventi di ristrutturazione, consente di recuperare il 50% delle spese fino a 5.000 euro.

Sul medio-lungo periodo, invece, le prospettive meritano attenzione. Il rischio concreto è che, avvicinandosi le scadenze europee del 2030 e del 2033, gli immobili con prestazioni energetiche peggiori diventino progressivamente meno competitivi sul mercato. Investire oggi in efficienza energetica, approfittando dei bonus ancora disponibili, è quindi una strategia che può proteggere il valore dell'immobile nel tempo.

Un'altra novità riguarda l'Attestato di Prestazione Energetica: entro il 29 maggio 2026 l'Italia dovrà introdurre una versione aggiornata dell'APE, con classi più dettagliate e informazioni aggiuntive su consumi, quota di energie rinnovabili, emissioni di gas serra e GWP. La validità dell'attestato sarà ridotta a cinque anni, con possibilità di estensione a dieci per gli edifici più efficienti.

Il 2026 potrebbe essere l'anno della svolta per la Direttiva Case Green

Il prossimo 29 maggio 2026 è la data spartiacque per l’Italia, che dovrà scegliere se adeguarsi agli obiettivi europei o accumulare ritardi e procedure di infrazione. Gli esperti concordano sul fatto che il recepimento della direttiva richiede un approccio integrato: non basta tagliare i consumi energetici, occorre considerare anche la qualità degli ambienti interni, la ventilazione, la luce naturale e le schermature solari.

Il costo complessivo della riqualificazione del parco edilizio italiano è stimato in circa 85 miliardi di euro entro il 2030 solo per gli interventi di efficienza energetica, con un impatto economico totale tra lavori diretti, indotto e filiere collegate che, secondo le stime di Sima e Velux Italia, potrebbe arrivare a 280 miliardi di euro.

Questo sarà dunque l'anno in cui l'Italia dovrà decidere con quale strategia intende affrontare la transizione energetica, mentre per i singoli cittadini il consiglio è di non aspettare, ma valutare già ora la classe energetica della propria abitazione, pianificare eventuali interventi approfittando dei bonus esistenti e tenere d'occhio le novità normative che arriveranno nei prossimi mesi.

Direttiva europea e mutui green: un'opportunità da non perdere

Migliorare l'efficienza energetica della propria casa richiede spesso investimenti significativi, ma il mercato del credito offre oggi strumenti pensati proprio per questo scopo. I mutui green sono finanziamenti dedicati all'acquisto o alla ristrutturazione di immobili con buone prestazioni energetiche.

Si distinguono dai mutui casa tradizionali per condizioni generalmente più vantaggiose: tassi di interesse ridotti, spread più bassi e in alcuni casi agevolazioni sull'importo finanziabile. Una soluzione che permette di affrontare i lavori di riqualificazione senza rinunciare alla liquidità, trasformando un obbligo normativo in un'occasione concreta di risparmio.

Per trovare l'offerta più adatta alle proprie esigenze, il modo più efficace è confrontare le proposte disponibili sul mercato attraverso un comparatore online come MutuiOnline.it, dove è possibile mettere a confronto in pochi passaggi tassi, condizioni e importi, individuando le migliori offerte di mutuo green proposte dagli istituti di credito partner.

Per riassumere

  • L'Italia in ritardo sul recepimento della direttiva EPBD, infrazione già aperta;
  • Gli immobili in classe energetica bassa (F e G) rischiano la svalutazione;
  • Mutui green: tassi ridotti per chi vuole riqualificare energeticamente casa.

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A cura della Redazione

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