Per riassumere
- Il Piano Casa da 8 miliardi punta a recuperare 60.000 alloggi inutilizzati;
- Il rent-to-buy consente l'acquisto progressivo, senza mutuo immediato;
- Privati e fondi di garanzia garantiscono la sostenibilità del sistema.
A fronte di una crescente emergenza abitativa, il Governo lavora a un pacchetto di interventi coordinato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che mira a rimettere in circolo circa sessantamila alloggi attualmente inutilizzabili per carenze manutentive.
Per riassumere
Non solo le fasce di estrema povertà. L’emergenza abitativa colpisce con forza crescente anche la cosiddetta fascia grigia, cioè giovani coppie, lavoratori fuori sede, separati e famiglie monoreddito che, pur percependo un salario, si trovano nel limbo tra l’impossibilità di accedere ai mutui casa e l’esclusione dalle graduatorie per le case popolari.
In questo scenario, si inserisce il nuovo Piano Casa del Governo, un progetto ambizioso da circa otto miliardi di euro che punta a superare la storica distinzione tra edilizia residenziale pubblica ed edilizia sociale. In questo quadro, si fa spazio uno strumento finora poco sfruttato nel settore pubblico ma capace di fare la differenza: il rent to buy.
Il pacchetto di interventi coordinato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti mira a rimettere in circolo circa sessantamila alloggi attualmente inutilizzabili per carenze manutentive. La strategia non è solo costruttiva ma gestionale e l’obiettivo dichiarato è la creazione di un sistema unico di housing capace di intercettare bisogni eterogenei attraverso il partenariato pubblico-privato.
Se i fondi garantiti dalle leggi di bilancio e dal piano nazionale di ripresa e resilienza assicureranno la riqualificazione fisica degli immobili, la vera sfida sarà la sostenibilità dell'accesso alla proprietà nel lungo periodo. Qui entra in gioco il rent to buy, ovvero l’affitto con riscatto, elevato a leva strutturale per permettere il passaggio progressivo dalla locazione all'acquisto definitivo.
Il rent to buy rappresenta una formula contrattuale ibrida che incrocia locazione e compravendita. In sintesi, il futuro acquirente entra immediatamente nell'immobile pagando un canone mensile che si divide in due componenti distinte. Una quota è destinata al puro godimento dell’immobile, dunque al pagamento dell’affitto vero e proprio, mentre una seconda parte viene imputata come anticipo sul prezzo finale di vendita.
Dopo un periodo prestabilito, che solitamente oscilla tra i tre e i dieci anni, l’inquilino ha il diritto di riscattare la casa pagando il saldo rimanente, che risulterà già parzialmente abbattuto grazie alle somme versate mensilmente.
Per chi non dispone della liquidità iniziale necessaria per un anticipo o non possiede ancora le garanzie reddituali richieste dagli istituti di credito per un mutuo immediato, questa formula offre benefici fondamentali.
Permette innanzitutto di costruire nel tempo il capitale proprio necessario per abbassare l'importo del futuro finanziamento bancario. Inoltre, l'inquilino ha la possibilità di testare l'abitazione prima di acquistarla definitivamente, valutandone l'efficienza e la rispondenza alle proprie necessità quotidiane. Un altro aspetto cruciale è il blocco del prezzo, poiché il valore di vendita viene fissato al momento della firma del contratto originale, proteggendo l'acquirente da eventuali rialzi del mercato immobiliare o dall'inflazione nel decennio successivo.
Il dossier tecnico del ministero evidenzia come lo Stato non possa agire in totale autonomia e il coinvolgimento di soggetti come Cassa Depositi e Prestiti e potenziali investitori istituzionali sia fondamentale per creare fondi chiusi dedicati alla causa.
In questo contesto, il rent to buy diventa appetibile anche per i soggetti privati che investono nell'housing sociale. Per un fondo di investimento avere un inquilino che punta al riscatto significa poter contare su una persona che cura l’immobile con la diligenza di un proprietario e che garantisce un flusso di cassa costante e sicuro.
Tuttavia resta il nodo della governance e per questo il Piano Casa prevede la nascita di un fondo di garanzia e di un fondo di rotazione specifici, pensati per mitigare il rischio di insolvenza e rendere le operazioni finanziariamente solide e affidabili per tutti gli attori coinvolti.
Il progetto governativo non si limita però all'ingegneria finanziaria, poiché il documento del governo parla di una mappatura capillare del territorio che include case popolari dismesse, immobili pubblici abbandonati e beni confiscati.
La parola d'ordine è recuperare prima di consumare nuovo suolo. L'idea portante è di trasformare i quartieri degradati attraverso la rigenerazione urbana, integrando il rent to buy con la creazione di servizi comuni, mobilità sostenibile e spazi verdi.
Non si tratta solo di fornire un tetto ma di generare comunità vive e integrate. Il sistema di riscatto progressivo si sposa perfettamente con questa visione di lungo periodo perché lega il cittadino al territorio e incentiva la stabilità sociale dei residenti.
Nonostante l'ottimismo, non mancano alcune ombre normative da risolvere. La posizione dell’Unione europea che ha limitato il diritto di prelazione negli appalti e nei partenariati pubblico-privati potrebbe rendere meno appetibili gli investimenti per i grandi player internazionali.
Per questo motivo, l'esecutivo sta studiando nuovi strumenti di sostegno che possano compensare questa perdita di attrattività e garantire che i centomila alloggi promessi per i prossimi dieci anni diventino una realtà tangibile per le famiglie in attesa.
La sfida è complessa poiché richiede un coordinamento perfetto tra il comitato nazionale per l'housing sociale, gli enti locali e le aziende casa che dovranno essere modernizzate nella loro capacità negoziale.
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Banco di Desio e della Brianza | 3,10% | € 427,02 | 3,31% |
| Credem | 3,04% | € 423,76 | 3,42% |
| Banco di Sardegna | 3,20% | € 432,47 | 3,45% |
| BPER Banca | 3,20% | € 432,47 | 3,45% |
| Banco BPM | 3,20% | € 432,47 | 3,47% |
| Crédit Agricole Italia | 3,15% | € 429,74 | 3,49% |
| Webank | 3,39% | € 442,93 | 3,50% |
| Banca Monte dei Paschi di Siena | 3,29% | € 437,40 | 3,55% |
| BNL - Gruppo BNP Paribas | 3,15% | € 429,74 | 3,61% |
| Intesa Sanpaolo | 3,41% | € 444,04 | 3,61% |
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