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Mutui e crisi del Golfo: il variabile rischia di perdere terreno sul fisso
La tensione sullo Stretto di Hormuz riporta l'inflazione al centro della scena e riapre l'ipotesi di rialzi dei tassi. Per chi deve accendere un mutuo, il vantaggio del variabile sul fisso potrebbe assottigliarsi nei prossimi mesi, ridisegnando la convenienza tra le due formule.
⏰ IN 30 secondi:
- La crisi del Golfo Persico fa risalire l'inflazione e riapre lo scenario di rialzo dei tassi;
- Due rialzi da 25 pb ridurrebbero il vantaggio del tasso variabile sul fisso;
- Il 92,6% dei mutuatari sceglie il fisso: stabilità e surroga come rete di sicurezza.
La stabilità che ha caratterizzato il mercato italiano dei mutui casa negli ultimi mesi potrebbe avere i giorni contati. A rimescolare le carte è la crisi nel Golfo Persico, il cui impatto sui prezzi dell'energia rischia di riportare l'inflazione al centro delle preoccupazioni della Banca Centrale Europea, con ricadute dirette sul costo dei finanziamenti immobiliari.
Sul fronte europeo, dopo otto riduzioni del costo del denaro tra il 2024 e il 2025, la BCE ha scelto una posizione di attesa, confermata anche nella riunione BCE del 30 aprile 2026, con il tasso sui depositi fermo al 2%, il tasso di rifinanziamento principale al 2,15% e quello marginale al 2,40%.
Francoforte ha infatti sottolineato che l'approccio resterà guidato dai dati, con un'attenzione particolare agli sviluppi del conflitto mediorientale. L'elemento che ha cambiato la prospettiva è proprio la tensione sullo Stretto di Hormuz: il rialzo dei prezzi del petrolio si è trasferito rapidamente sul livello generale dei prezzi, con l'inflazione nell'Eurozona risalita al 2,6% a marzo secondo Eurostat e i dati Istat, che per l'Italia segnalano un +1,2% ad aprile.
Un'accelerazione che riporta alla mente quanto accaduto nel 2022, quando lo shock energetico legato al conflitto in Ucraina innescò una corsa al rialzo dei tassi, che travolse in particolare chi aveva un mutuo a tasso variabile.
L'andamento del tasso fisso e del tasso variabile
Secondo i dati dell'Osservatorio di MutuiOnline.it, ad aprile il TAN medio dei mutui a 20 e 30 anni a tasso fisso si è attestato al 3,37%, il variabile al 2,62%.
La differenza tra le due formule è di 75 punti base a favore del tasso indicizzato, un margine che rende il variabile ancora la soluzione meno costosa nell'immediato.
Sul fronte degli indici di riferimento, l'Euribor a 3 mesi si mantiene intorno al 2,15%, mentre l'IRS a 20 anni (parametro per i tassi fissi) si colloca in area 3%.
Il variabile, che da giugno 2025 oscilla in un corridoio compreso tra il 2,55% e il 2,72%, ha smesso di scendere da quando la BCE ha interrotto i tagli.
Il fisso, dal canto suo, ha incorporato le tensioni geopolitiche con un rialzo graduale, prima legato alle minacce di dazi commerciali e poi alla crisi mediorientale.
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| MUTUO CREDIT AGRICOLE FLEXI | |
|---|---|
| TAN: | 2,99% |
| Spese iniziali: | Istruttoria: € 1.000,00 Perizia: € 0,00 |
| TAEG: | 3,32% (Indice Sintetico di Costo) |
| Rata: | € 421,06 (mensile) |
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| MUTUO TASSO FISSO | |
|---|---|
| TAN: | 3,04% |
| Spese iniziali: | Istruttoria: € 1.200,00 Perizia: € 300,00 |
| TAEG: | 3,42% (Indice Sintetico di Costo) |
| Rata: | € 423,76 (mensile) |
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|---|---|
| TAN: | 3,20% |
| Spese iniziali: | Istruttoria: € 1.000,00 Perizia: € 320,00 |
| TAEG: | 3,47% (Indice Sintetico di Costo) |
| Rata: | € 432,47 (mensile) |
Quanto si risparmia con il variabile e per quanto tempo ancora?
Per un mutuo ventennale da 120.000 euro, la scelta del variabile consente oggi un risparmio medio di 45 euro sulla rata mensile rispetto al fisso: 643 euro contro 688 euro.
Su vent'anni di finanziamento, la differenza complessiva è di circa 10.800 euro. Tuttavia, la tenuta di questo vantaggio dipende interamente dall'evoluzione dei tassi.
Un singolo rialzo della BCE di 25 punti base porterebbe il TAN medio del variabile al 2,87%, con la rata che salirebbe a 658 euro e il risparmio mensile che si ridurrebbe a 30 euro, per un totale di circa 7.200 euro in meno rispetto al fisso sull'intera durata del mutuo.
Con due rialzi da 25 punti base ciascuno, lo scenario cambia in modo significativo: il TAN medio del variabile arriverebbe al 3,12%, la rata a 673 euro e il vantaggio sul fisso si assottiglierebbe a soli 15 euro al mese, pari a circa 3.600 euro complessivi. Una forbice talmente ridotta da rendere il variabile poco appetibile a fronte del rischio che comporta.
Le previsioni dei mercati su Euribor e IRS
Le curve forward sull'Euribor tracciano uno scenario di rialzo progressivo. Le stime più aggiornate indicano un Euribor a 1 mese in salita dal 2% attuale al 2,70% a dicembre 2026, mentre la scadenza a 3 mesi potrebbe passare dal 2,15% al 2,86% a fine anno.
Se queste proiezioni si confermassero, il differenziale tra mutuo variabile e fisso si ridurrebbe ulteriormente, avvicinando le due soluzioni a un sostanziale equilibrio.
Parallelamente, il tasso fisso potrebbe registrare un lieve calo, qualora le tensioni internazionali dovessero attenuarsi, rendendo questa formula ancora più competitiva.
I mutuatari scelgono la sicurezza del fisso
Il comportamento dei mutuatari italiani è del resto già eloquente. Ad aprile, il 92,6% di chi ha richiesto un mutuo su MutuiOnline.it ha optato per il tasso fisso, confermando una preferenza consolidata e quasi identitaria. Appena il 2,8% si è orientato sul variabile puro, mentre il 2,1% ha scelto il mutuo variabile con cap, formula che prevede un tetto massimo al tasso di interesse.
In un contesto dove i rialzi non sono più un'ipotesi remota ma uno scenario prezzato dai mercati, bloccare la rata a condizioni ancora contenute rappresenta per la maggior parte delle famiglie la scelta più razionale.
Il fisso attuale, pur superiore ai minimi toccati nella prima metà del 2025, si colloca su livelli storicamente accettabili e garantisce la possibilità di ricorrere alla surroga del mutuo, qualora le condizioni dovessero migliorare in futuro.
Sostenibilità della rata del mutuo, il criterio che conta di più
In una fase di volatilità come quella attuale, il parametro decisivo per chi deve scegliere un mutuo non è tanto il tasso al momento della firma, ma la capacità del proprio bilancio familiare di reggere un eventuale aumento del costo del denaro e sulla rata del mutuo.
Chi sceglie il variabile puntando sulla rata più bassa oggi rischia di trovarsi in difficoltà domani, se le condizioni di mercato dovessero peggiorare. Il variabile è infatti una soluzione adatta a chi dispone di margini sufficienti per assorbire eventuali incrementi, mentre il fisso garantisce una rata stabile nel tempo, mettendo al riparo da qualsiasi oscillazione.
Con un vantaggio ulteriore: se in futuro i tassi dovessero tornare a scendere, la surroga consente di trasferire il mutuo a condizioni più favorevoli senza alcun costo aggiuntivo.
Le offerte di mutuo prima casa a tasso fisso
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Crédit Agricole Italia | 2,99% | € 421,06 | 3,32% |
| Credem | 3,04% | € 423,76 | 3,42% |
| Banco BPM | 3,20% | € 432,47 | 3,47% |
| BPER Banca | 3,25% | € 435,21 | 3,50% |
| Intesa Sanpaolo | 3,41% | € 444,04 | 3,61% |
| Webank | 3,50% | € 449,04 | 3,61% |
| Banca Sella | 3,35% | € 440,71 | 3,62% |
| Banca Monte dei Paschi di Siena | 3,40% | € 443,48 | 3,67% |
| Banco di Desio e della Brianza | 3,66% | € 458,02 | 3,90% |
| BBVA | 3,70% | € 460,28 | 3,96% |
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