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Importo medio dei mutui ai massimi storici: +4,8 nel primo trimestre 2026
Il mercato italiano dei mutui consolida i record raggiunti, anche se non manca qualche fattore di preoccupazione legato all'incertezza a livello macro. Secondo le analisi dell’ultimo Barometro CRIF, l’importo medio richiesto dalle famiglie ha toccato la cifra record di 161.059 euro nel primo trimestre del 2026.
⏰ In 30 secondi:
- L'importo medio dei mutui ha toccato il record di 161.059€ nel Q1 2026;
- La domanda cala del 12,4% ma rimane sopra i livelli del 2023 e 2024;
- Quasi 9 mutui su 10 sono a tasso fisso, con durate fino a 30 anni.
Il panorama dei mutui immobiliari in Italia apre il 2026 con un segnale di forte contrazione quantitativa, che però nasconde un dato qualitativo di segno opposto e di grande rilievo per l’economia nazionale.
Importo dei mutui richiesti ai massimi da dieci anni
Secondo le analisi dell’ultimo Barometro CRIF, l’importo medio richiesto dalle famiglie italiane ha toccato la cifra record di 161.059 euro in questo primo trimestre dell’anno. Si tratta di un valore che non solo segna uno scostamento positivo del +4,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, ma rappresenta il punto più alto toccato negli ultimi dieci anni.
Per dare una prospettiva storica a questa crescita, basti pensare che nel 2016 la richiesta media si aggirava intorno ai 122 mila euro. Questo incremento costante del valore dei finanziamenti riflette una resilienza di fondo dei progetti immobiliari degli italiani, che non rinunciano alla qualità e al valore dell’investimento, nonostante un contesto macroeconomico sfidante.
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| Spese iniziali: | Istruttoria: € 998,00 Perizia: € 350,00 |
| TAEG: | 3,50% (Indice Sintetico di Costo) |
| Rata: | € 435,21 (mensile) |
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|---|---|
| TAN: | 3,44% |
| Spese iniziali: | Istruttoria: € 500,00 Perizia: € 0,00 |
| TAEG: | 3,55% (Indice Sintetico di Costo) |
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Cala la domanda, conseguenza delle incognite a livello macro
Il rallentamento della domanda complessiva, che nel primo trimestre del 2026 registra un calo del 12,4%, deve essere contestualizzato per essere compreso appieno. Questa flessione è in larga misura un effetto tecnico dovuto al confronto con un primo trimestre del 2025 caratterizzato da una crescita eccezionalmente sostenuta.
I dati indicano infatti che il volume di richieste attuale rimane significativamente superiore a quello registrato nei corrispondenti periodi del 2023 e del 2024, segno che il mercato sta semplicemente normalizzando i ritmi dopo una fase di euforia.
Anche la contrazione del 15,0% registrata nel solo mese di marzo si inserisce in un trend di lento decrescendo iniziato a luglio 2025 e stabilizzatosi negli ultimi mesi, influenzato dalla prudenza che le famiglie stanno adottando a fronte delle incertezze internazionali.
Un 2025 brillante per il mercato italiano dei mutui
Un elemento di grande ottimismo emerge guardando ai risultati consolidati dell’anno appena trascorso, che ha gettato le basi per la solidità attuale del sistema. Il 2025 è stato un anno di forte espansione per il credito immobiliare: i nuovi mutui erogati sono cresciuti del 15,1%, mentre il comparto delle surroghe ha vissuto una vera e propria impennata, con un incremento del +25,1%.
Sebbene il fenomeno della surroga del mutuo abbia iniziato a rallentare a partire da ottobre 2025, perdendo 9,2 punti percentuali nell’ultimo trimestre dell’anno, la capacità dei consumatori di sfruttare le finestre di opportunità finanziaria rimane evidente. Questo dinamismo pregresso ha permesso a molte famiglie di stabilizzare la propria posizione debitoria prima dell’attuale fase di incertezza.
Le motivazioni dietro l’attuale atteggiamento cauto dei risparmiatori sono da ricercarsi nelle forti tensioni geopolitiche, che minano le prospettive di crescita globale e nel perdurare dei rincari energetici.
Questi fattori alimentano il rischio di inflazione e generano dubbi sulle future modalità di definizione dei tassi di interesse. Tuttavia, la risposta delle famiglie italiane a questa complessità è estremamente razionale e orientata alla sicurezza.
Oggi, quasi nove mutui su dieci vengono stipulati a tasso fisso. Questa preferenza riguarda sia i nuovi contratti sia le operazioni di surroga ed è spinta dalla volontà di garantirsi un canone costante che protegga il budget familiare da qualsiasi sorpresa futura.
Cresce la durata media dei finanziamenti
Un altro dato estremamente interessante riguarda la durata dei finanziamenti richiesti, che tende progressivamente ad allungarsi. La classe di durata più rappresentata è quella tra i 25 e i 30 anni, che raccoglie ben il 43,5% delle richieste totali.
Questo fenomeno è la diretta conseguenza dell’aumento dell’importo medio richiesto: per poter accedere a cifre più elevate senza compromettere la sostenibilità del bilancio mensile, le famiglie scelgono di diluire il debito su un arco temporale più esteso, ottenendo così rate più contenute.
Altre classi di durata significative sono quella tra 20 e 25 anni, con il 20,1% e quella tra 15 e 20 anni, con il 15,6%. Le durate brevi sono ormai quasi scomparse dal mercato: i mutui fino a 5 anni rappresentano appena lo 0,6% e quelli tra 5 e 10 anni si fermano al 3,8%.
Per quanto riguarda il profilo anagrafico di chi sottoscrive un mutuo casa, non si notano variazioni sostanziali rispetto al passato recente, segno che il desiderio di proprietà rimane un valore solido attraverso le generazioni.
La fascia di età compresa tra i 35 e i 44 anni continua a essere il motore trainante del settore, rappresentando il 47,7% delle richieste complessive. Molto rilevante è anche il contributo dei giovani tra i 25 e i 34 anni, che pesano per il 30,2% del totale, a conferma di come l’acquisto della casa resti una priorità per chi è all’inizio del proprio percorso familiare e lavorativo.
Le offerte di mutuo prima casa a tasso fisso oggi
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Crédit Agricole Italia | 2,99% | € 421,06 | 3,32% |
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| Banca Sella | 3,35% | € 440,71 | 3,57% |
| Banca Monte dei Paschi di Siena | 3,34% | € 440,16 | 3,60% |
| Intesa Sanpaolo | 3,41% | € 444,04 | 3,61% |
| Banco BPM | 3,35% | € 440,71 | 3,62% |
| Credem | 3,26% | € 435,76 | 3,65% |
| Banco di Desio e della Brianza | 3,66% | € 458,02 | 3,90% |
| BBVA | 3,70% | € 460,28 | 3,96% |
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