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BCE verso una possibile conferma dei tassi. Gli effetti su mutui a tasso fisso e variabile
La BCE potrebbe confermare i tassi, ma il conflitto tra Stati Uniti e Iran e il caro energia lasciano aperto lo scenario di un rialzo entro fine anno. Su un mutuo ventennale da 180.000 euro, un ritocco al rialzo costerebbe ventidue euro in più sulla rata del variabile.
⏰ In 30 secondi:
- La BCE dovrebbe confermare i tassi, ma un rialzo entro fine 2026 è possibile;
- Un rialzo BCE di 25 punti base costerebbe 22 euro in più al mese sul variabile;
- Il fisso protegge dai rialzi; il variabile costa meno ma è più rischioso.
Il 30 aprile la Banca Centrale Europea si riunisce per la terza volta nel 2026 e tutto lascia pensare che Francoforte deciderà di non muovere i tassi d’interesse. Una conferma dello status quo che in un altro periodo sarebbe passata quasi inosservata, ma che allo stato attuale assume un significato importante.
La guerra tra Stati Uniti e Iran ha fatto impennare i prezzi di gas e petrolio, l’inflazione ha ripreso a salire e la presidente Christine Lagarde ha lanciato lunedì scorso un avvertimento preciso ai governi europei, invitandoli a evitare stimoli fiscali eccessivi per tamponare il caro energia.
Misure di quel tipo rischierebbero di alimentare ulteriormente la spirale inflattiva, come già accaduto nel 2022 con la guerra in Ucraina. A quel punto, ha fatto intendere Lagarde, la BCE non avrebbe altra scelta se non alzare i tassi.
Se giovedì prossimo i tassi resteranno fermi, a partire da giugno la possibilità di un rialzo nelle prossime riunioni è aperta.
Decisioni BCE: gli effetti su mutui fissi e variabili
La pausa della BCE produce effetti diversi a seconda del tipo di finanziamento. Per chi ha già un mutuo a tasso fisso, nulla cambia e la rata resta identica per tutta la durata del contratto, indipendentemente da ciò che accade a Francoforte.
Per chi invece ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile, la notizia è rassicurante nel breve termine. L’Euribor a tre mesi, parametro di riferimento per questi finanziamenti, si mantiene attorno al 2,20%, quello a un mese al 2,00%. Finché la BCE non tocca i tassi, questi indici non si muovono.
Il problema potrebbe invece presentarsi nel prossimo futuro. I mercati attualmente scontano un ritocco al rialzo entro la fine dell’anno, con l’Euribor a tre mesi proiettato verso il 2,50% a dicembre e quello a un mese verso il 2,40%. L’evoluzione dipenderà dall’andamento dell’inflazione, dalla durata del conflitto in Medio Oriente e dalle scelte fiscali dei governi europei.
Per i mutui a tasso fisso, gli indici IRS (che ne determinano il costo) restano stabili dall’inizio dell’anno, attorno al 3,30% per la scadenza ventennale e al 3,20% per quella trentennale. Le proiezioni sui Bund tedeschi a trent’anni, principale punto di ancoraggio per l’IRS, indicano un leggero calo nei prossimi mesi, il che potrebbe tradursi in condizioni leggermente più favorevoli sul fisso entro fine 2026.
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Mutui: costi attuali e impatto di un possibile intervento della BCE
I dati dell’Osservatorio di MutuiOnline.it offrono ad aprile una fotografia precisa del mercato. Il TAN medio dei mutui a tasso variabile a 20 e 30 anni è al 2,61%, mentre il tasso fisso medio si attesta al 3,36%. La forbice tra le due formule è di 75 punti base, a vantaggio del variabile.
Su un mutuo ventennale da 180.000 euro a tasso variabile, la rata mensile media è oggi di 964 euro. Con il fisso sale a 1.031 euro, ovvero 67 euro al mese in più, pari a 16.200 euro di differenza sull’intera durata del finanziamento.
Ma cosa succederebbe se la BCE decidesse un rialzo di 25 punti base? L’effetto sul variabile sarebbe diretto e immediato. Il TAN medio salirebbe al 2,86% e la rata del mutuo considerato raggiungerebbe i 986 euro, con un aumento di 22 euro al mese rispetto a oggi. In vent’anni, la spesa aggiuntiva supererebbe i 5.300 euro.
Lo scenario, al momento, non riguarda la riunione del 30 aprile, ma potrebbe materializzarsi già a giugno. Per chi sta valutando un nuovo finanziamento, il calcolo da fare non è solo sui tassi di oggi, ma su quelli dei prossimi mesi.
La scelta tra fisso e variabile in un mercato incerto
La situazione attuale ripropone un dilemma classico. Il variabile è più conveniente sulla carta, ma porta con sé un’incognita che il 2026 ha reso più concreta, ovvero la possibilità di un’inversione nel ciclo dei tassi. Chi sceglie questa formula oggi risparmia sulla rata, ma accetta il rischio che un eventuale rialzo eroda progressivamente quel vantaggio.
Il fisso, al contrario, costa di più nell’immediato, ma garantisce stabilità in uno scenario che potrebbe farsi più turbolento. I tassi attuali, con il fisso poco sopra il 3,30%, rappresentano livelli competitivi su scala storica e bloccare la rata ora significa proteggersi da qualsiasi peggioramento futuro.
Probabilmente la BCE non alzerà i tassi nella riunione di fine aprile e i mercati continueranno a scontare un rialzo nei mesi successivi, con la forbice tra fisso e variabile che potrebbe restringersi. Il variabile resta sotto il 3% in media e il fisso consente di bloccare la rata a un livello che, guardando agli ultimi anni, rimane favorevole.
Tuttavia, la situazione è ancora in evoluzione e chi cerca un mutuo casa oggi ha tutto l’interesse a confrontare le offerte disponibili su piattaforme come MutuiOnline.it, dove è possibile individuare le soluzioni più adatte al proprio profilo prima che il quadro cambi nuovamente.
Le offerte di mutuo prima casa a tasso fisso oggi
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Crédit Agricole Italia | 2,99% | € 421,06 | 3,32% |
| BPER Banca | 3,25% | € 435,21 | 3,50% |
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| Banca Sella | 3,35% | € 440,71 | 3,57% |
| Banca Monte dei Paschi di Siena | 3,34% | € 440,16 | 3,60% |
| Intesa Sanpaolo | 3,41% | € 444,04 | 3,61% |
| Credem | 3,23% | € 434,11 | 3,62% |
| Banco BPM | 3,35% | € 440,71 | 3,62% |
| Banco di Desio e della Brianza | 3,63% | € 456,33 | 3,86% |
| BBVA | 3,70% | € 460,28 | 3,96% |
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