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BCE verso un possibile rialzo dei tassi per frenare l’inflazione
Un cambio di rotta si profila all'orizzonte. Le recenti tensioni in Medio Oriente e l'impennata del petrolio spingono l’Eurotower a rivedere i piani. Se fino a poco tempo fa si prospettava un eventuale taglio dei tassi, oggi è possibile un rialzo preventivo di 25 punti base.
⏰ In 30 secondi:
- La BCE valuta un rialzo preventivo di 25 punti base per frenare l'inflazione;
- L'effetto di secondo impatto dei costi energetici è il principale rischio;
- Tasso fisso, la scelta più prudente: valutare eventuale surroga prima dei rialzi.
Se fino a poco tempo fa il dibattito tra gli analisti era relativo alla ripresa dell’allentamento monetario da parte della BCE, oggi la prospettiva si è rovesciata. L’impennata dei prezzi petroliferi porterà a un’inevitabile accelerazione dell’inflazione e, se quest’ultima non risulterà di breve durata, sarà possibile assistere a un rialzo del costo del denaro.
La BCE deciderà sui tassi in base all’andamento dei costi energetici
Luis de Guindos, vicepresidente della BCE, ha recentemente chiarito che ogni decisione futura sui tassi dipenderà dall'analisi dell'impatto dei costi energetici sugli altri prezzi al consumo. La preoccupazione principale non è solo il rincaro diretto alla pompa, ma il cosiddetto “effetto di secondo impatto”, ovvero il momento in cui le aziende trasferiscono i maggiori costi di produzione e trasporto sui listini finali.
In questo contesto, l'approccio data-driven della Banca Centrale si fa ancora più rigoroso: ogni indicatore diventa un segnale d'allerta precoce. Se l'inflazione energetica dovesse dimostrarsi persistente, la BCE potrebbe trovarsi obbligata a intervenire, non per rallentare un'economia surriscaldata, ma per spegnere sul nascere una nuova spirale inflattiva che eroderebbe ulteriormente il potere d'acquisto delle famiglie europee.
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L'ipotesi di un rialzo preventivo dei tassi
Il cambiamento di rotta dell’Eurotower è analizzato da Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments: “Dopo la normalizzazione dell’inflazione, la guerra in Iran innescherà un nuovo picco inflazionistico, riaccendendo i ricordi dello tsunami inflazionistico del 2022”, spiega in un report l’esperto. Il quale aggiunge che i prezzi al consumo potrebbero addirittura avvicinarsi al 4% su base annua nei prossimi mesi, spingendo Francoforte a una reazione decisa.
L'economista evidenzia che “la BCE ha imparato la lezione: la presidente Lagarde ha dichiarato che non esiterà ad agire non appena il cruscotto degli indicatori di allerta precoce inizierà a lampeggiare”, sottolineando che anche un superamento temporaneo del target potrebbe giustificare un intervento.
Per questo motivo, si fa strada l'idea di un cosiddetto "insurance hike", un rialzo preventivo di 25 punti base per portare il tasso sui depositi al 2,25%.
Il mercato del lavoro e la dinamica dei salari sotto osservazione
Un elemento di differenza sostanziale rispetto allo shock del 2022 risiede nella condizione del mercato del lavoro europeo. Oggi, il margine di slack, ovvero lo spazio di manovra nelle assunzioni, è molto ridotto e la disoccupazione ai minimi storici conferisce ai lavoratori un maggiore potere contrattuale. La BCE monitora costantemente i salari attraverso il suo osservatorio per evitare che la rincorsa tra stipendi e prezzi alimenti l'inflazione di fondo.
Wolburg osserva che, sebbene i salari indichino una moderazione per l’anno in corso, il focus dell’istituto di Francoforte rimane quello di evitare interventi “troppo poco, troppo tardi”. Se l'escalation in Medio Oriente dovesse perdurare, con vincoli prolungati nello Stretto di Hormuz, l'inasprimento complessivo potrebbe non fermarsi al primo rialzo.
Wolburg suggerisce infatti che “un inasprimento complessivo di circa 75 punti base nel 2026” potrebbe diventare un plausibile punto di riferimento per le aspettative di mercato, qualora si manifestassero effetti di secondo impatto più marcati.
Ripercussioni sui mutui e strategie per i consumatori
Per il mercato dei mutui casa, queste previsioni rappresentano un brusco risveglio. Le aspettative di vedere tassi variabili in netta discesa entro l'estate si stanno affievolendo, a favore di una necessaria prudenza.
Se la BCE dovesse procedere con i rialzi preventivi ipotizzati, gli indici Euribor tornerebbero a salire, rendendo le rate dei mutui a tasso variabile più pesanti per chi non ha optato per un tetto massimo.
In questo scenario, il mutuo a tasso fisso consolida la sua posizione di porto sicuro, poiché permette di mettersi al riparo da una volatilità che sembra destinata a durare per tutto il 2026.
La possibilità di un aumento del costo del denaro ad aprile, ormai ritenuta probabile da molti osservatori, spinge anche chi sta valutando una surroga del mutuo a non attendere oltre: bloccare oggi un tasso fisso competitivo potrebbe rivelarsi una scelta vincente prima che la nuova stretta monetaria venga pienamente recepita dai listini bancari.
Le offerte di mutuo prima casa a tasso fisso oggi
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| Credem | 3,29% | € 437,40 | 3,68% |
| BBVA | 3,47% | € 447,37 | 3,72% |
| Banco di Desio e della Brianza | 3,69% | € 459,72 | 3,93% |
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