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Coronavirus: gli effetti sul mercato degli affitti

Il canone degli affitti è in diminuzione in tutta Italia, a causa degli effetti della pandemia. Il fenomeno dello smart working e la didattica a distanza, senza contare il gelo dei flussi turistici, hanno ridotto molto la domanda. Il canone concordato preferito da chi teme il lockdown.

28/10/2020 in MutuiOnline informa

Gli effetti del Covid sul mercato immobiliare non hanno risparmiato nemmeno il settore degli affitti: la maggior parte dei proprietari ha adeguato al ribasso i rinnovi che ci sono stati nel frattempo e poi negli ultimi mesi si è verificato un surplus dell’offerta di quelle abitazioni oggetto di investimento destinate inzialmente al B&B. Il contestuale calo della domanda collegato a due fenomeni emersi con l’emergenza sanitaria, lo smart working e la didattica a distanza, ha fatto il resto. Una ricerca del Gruppo Tecnocasa ha constatato che, a seguito dell’impatto del coronavirus, nel mercato degli affitti sono diminuiti i contratti a canone libero mentre sono aumentati il concordato e il transitorio.

-0,2% i canoni sui monolocali e -0,9% su bilocali e trilocali

Nel primo semestre i canoni di locazione sono scesi dello 0,2% sui monolocali e dello 0,9% per i bilocali e i trilocali. L’effetto della pandemia si è fatto sentire su questo segmento di mercato che dal 2015 non conosceva crisi. Il boom degli affitti turistici, infatti, aveva determinato negli ultimi anni una contrazione dell’offerta residenziale e, di riflesso, la crescita dei canoni è stata speculare fino a inizio 2020. L’avvento del Covid ha interrotto la loro ascesa, messo in stand by il turismo, mandato in smart working i lavoratori e costretto le università alla didattica a distanza. Tutto questo ha fatto contrarre la domanda di immobili in affitto contro un aumento dell’offerta.

In calo la ricerca dei lavoratori fuori sede

Nel primo semestre il 74,7% ha cercato casa in affitto come scelta abitativa, in lieve aumento sull’anno scorso, quando la quota era del 71,4%. In questa categoria rientra chi non riesce ad acquistare o che volutamente sceglie l’affitto. Come atteso è diminuita la domanda di chi cerca per motivi di lavoro, al 22,6% dal 25,9%. I lavoratori la cui azienda ha optato per lo smart working hanno infatti deciso di non rinnovare il contratto in attesa di nuove disposizioni. Stabile la quota degli studenti, probabilmente perché l’analisi è relativa alla prima parte dell’anno, mentre questo target si muove in genere a settembre (un riferimento più attendibile su questa categoria lo si avrà nel secondo semestre).

Lo smart working penalizza soprattutto Milano

La città in cui è più alta la percentuale di chi cerca per motivi di lavoro è Milano, anche se rispetto a un anno fa c’è stato un calo che sfiora il 10%. La motivazione, sottolinea l’analisi di Tecnocasa, è proprio il massiccio ricorso allo smart working nel capoluogo lombardo, che ha comportato anche una contrazione dei single che affittano. Questi, rispetto a un anno fa, passano infatti da 54,5% a 53,8%. I dati sui contratti stipulati nella prima parte del 2020 registrano una flessione di quelli a canone libero (da 55,1% a 52%) e un aumento del concordato (da 29,5% a 31,4%) e del contratto transitorio che passa da 15,4% a 16,6%.

Il canone concordato preferito da chi teme il lockdown

Questi dati evidenziano uno degli effetti del Covid: l’aumento del ricorso al canone transitorio. Coloro che avevano acquistato una casa da destinare all’affitto turistico e che hanno deciso di collocarlo sul residenziale hanno infatti optato per la formula del contratto transitorio, per non vincolare l’immobile a lungo e riaverlo a disposizione per tornare agilmente allo short rent in caso di un’inversione di trend del turismo. Buoni anche i dati sul canone concordato che potrebbe rivelarsi una buona soluzione sia per inquilini timorosi del lockdown, sia per i proprietari che ottengono un vantaggio fiscale e una maggiore possibilità di “sostenibilità” del contratto stesso grazie ai canoni calmierati.

A Napoli raddoppia il contratto transitorio per poco turismo

L’analisi delle grandi città vede a Milano una netta prevalenza del canone libero. A Napoli spicca invece il balzo registrato nel semestre dal contratto transitorio, quasi raddoppiato in un anno passando da 8,1% a 15,1%. Da sottolineare che il capoluogo campano è una città che negli ultimi anni ha registrato un consistente numero di compravendite immobiliari per motivi turistici, che quindi adesso si affittano con la modalità transitoria a seguito del netto calo dei visitatori. A Roma invece c’è stato un aumento significativo del contratto a canone concordato, salito di un 10% rispetto all’anno scorso. Qui la tipologia più affittata è il bilocale con il 39,1%, seguita dal trilocale con il 30,9%.

Il surplus dell’offerta, che non ha solo comportato un adeguamento al ribasso degli affitti ma anche delle quotazioni degli immobili stessi, ha ridato slancio agli italiani che hanno interesse ad acquistare una casa. Il movimento trova il favore dei tassi di interesse che sono indicati sempre attorno ai minimi storici, così come della prospettiva (visto l’andamento dell’economia globale) che questa condizione rimarrà anche sul lungo termine. Per chi vuole avere un’idea su cosa offre in questo momento il mercato del credito ci sono le pagine dedicate ai migliori mutui prima casa su MutuiOnline.it, aggiornate quotidianamente e affiancate dalle notizie relative a tutto quello che succede sul mercato dei mutui.

A cura di: Fernando Mancini

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Parole chiave

affitti coronavirus canoni tecnocasa

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