Casa: come cambiano le città dopo il coronavirus
Le città hanno continuato a crescere nonostante le pandemie. Sono però sempre cambiate, soprattutto negli spazi in cui vivono o lavorano le persone e nei modi di viaggiare. Mentre sono previste nuove opportunità per le periferire, i giovani dovrebbero animare le metropoli.
Il ‘nulla sarà come prima’ è un refrain che si ripete spesso nell’era del Covid-19 e riguarda tutta l’economia e, soprattutto, il ‘salvadanaio’ preferito dagli italiani: il mattone. Gli esperti che si sono riuniti nei giorni scorsi in un convegno hanno fatto il punto della situazione, in particolare come le città stanno cambiando a seguito della pandemia. La ricettività ne è uscita compromessa perché il turismo, in particolare straniero, è collassato. La mobilità modificata a scapito dei mezzi pubblici, che offrono un grado di sicurezza inferiore rispetto all’auto privata. Chi guarda al futuro cerca di capire se l’acquisto di una casa sia un buon investimento in questo periodo di crisi, di bassi rendimenti e di mercati estremamente volatili. E, soprattutto, dove comprarla.
Le metropoli hanno sempre continuato a crescere
Per capire dove le metropoli si muovono dopo il coronavirus bisogna guardare al passato, ha suggerito il professor Richard L. Florida della Toronto University, durante il suo intervento al forum. Le città, ha affermato, hanno sempre continuato a crescere di fronte alle pandemie passate, anche quando non c’era un sistema sanitario. Questo perché la gente, le idee, l’innovazione sono una forza più rilevante delle epidemie. Cambiare sì, ma rimanendo concreti. Infatti, Florida ammette di non credere all’utopia di città verdi, solo con biciclette, gente a piedi e senza industrie. Insomma, per il professore, il COVID-19 ha solo accelerato alcuni trend che incideranno sulla micro geografia delle città (dove vive la gente, consuma e produce) ma non la loro macro geografia.
Il fenomeno dello smart working è destinato a durare
Sicuramente uno dei fenomeni che stanno segnando il tempo è lo smart working, ha detto Florida, facendo due esempi: negli Usa il 40% della forza lavoro ha iniziato a lavorare da remoto e uno dei big mondiali, Google, ha deciso di lavorare da casa fino alla prossima estate. “Questo trend – ha sottolineato - continuerà: una survey ci dice che il 20% della popolazione lavorerà da remoto parte del tempo. Le compagnie scopriranno che non hanno bisogno di tanto spazio per uffici, le persone chiederanno case più grandi”. E più in dettaglio, per quanto riguarda le famiglie, “il più grande pull factor deriva dalla demografia, poichè se hai figli e hai bisogno di lavorare da casa, e i tuoi figli hanno bisogno di fare lezione da casa, questo potrebbe spingerti in periferia”.
Nuove opportunità per i piccoli paesi
Secondo questa previsione, ci saranno dunque nuove opportunità per le aree rurali (soprattutto se hanno accesso alla banda larga) e così le città piccole e i paesi che hanno piazze, cibo, cultura hanno la possibilità di diventare a loro volta destinazioni e attrarre nuovi cittadini. Ed è già partita, subito con la caduta delle misure restrittive alla circolazione, la caccia a un’abitazione che risponda alle nuove esigenze. Gli italiani, secondo le più recenti ricerche, cercano infatti oggi case più ampie, magari con un giardino o terrazzo, perché la condivisione cui sono stati costretti durante il lockdown ha portato le sue conseguenze. Il lavoro agile, se sostenuto dalla tecnologia, può fare infatti la differenza tra comprare casa in città o meno.
I giovani movimenteranno le città del futuro
Ma la crisi da coronavirus non ucciderà le città. Anzi, queste guarderanno di più al futuro, diventando ‘più giovani’. Saranno più dinamiche, tecnologicamente avanzate e sperimentali. Secondo Florida, infatti, “i giovani non vogliono vivere nel suburbio, cercano opportunità eccitanti e in tutta la storia dell’umanità ciò è avvenuto in densi insediamenti, nelle città”. Anche perché, aggiunge, se non hai un network personale, non puoi pensare di andartene a lavorare lontano, il personal network lo devi costruire in città (quello che si fa di solito negli stadi iniziali della propria carriera). In altre parole la crisi del Covid-19 ci ha regalato l’opportunità di migliorare le nostre città, ridisegnare lo spazio pubblico, ripensare le abitazioni.
Comprare casa resta dunque un’opportunità, soprattutto se si considera la finestra favorevole offerta oggi dalle quotazioni indicate in ribasso e dai tassi di interesse che continuano a girare sui minimi storici. Il dubbio potrebbe risiedere nel dove: se contiuare a puntare nel centro urbano o fare una scelta di vita e allargare la ricerca alla periferia.
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