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Ingorgo di scadenze per il nuovo Superbonus

Superbonus meno generoso, ma con una disciplina più chiara. Il governo ha messo mano agli incentivi per chi effettua ristrutturazioni ad alto impatto sull'efficienza energetica degli immobili, fissando regole sensibilmente differenti dal 2023 in avanti.

Luigi Dell'Olio
A cura di Luigi Dell'Olio

Esperto di prodotti finanziari

progetto di ristrutturazione casa
Nuovi termini previsti per il Superbonus

L’aspetto positivo è la chiarezza, che tanto era mancata nei mesi scorsi. Di contro c’è la riduzione degli incentivi fiscali e la necessità di muoversi in maniera tempestiva per non perdere le migliori opportunità.

Con la riforma approvata dal governo Meloni, il Superbonus previsto sui lavori edili che consentono un salto di almeno due categorie in campo energetico entra in una nuova stagione.

Il calendario

Il decreto Aiuti quater ha stabilito che dal 1° gennaio prossimo il beneficio scenderà dal 110% (quindi più di quanto speso per i lavori) al 90%, per poi passare al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025, anche se nella pratica questo vale come ipotesi di base, dato che le possibili combinazioni sono ben più complesse. Ad esempio, chi entro lo scorso 25 novembre è riuscito a presentare una Cilas, cioè la comunicazione di inizio lavori asseverata, potrà contare sul 110%.

Diverso è lo scenario per le abitazioni unifamiliari. C’è, anzitutto, il caso di chi ha completato il 30% dei lavori al 30 settembre scorso, presentando una dichiarazione del direttore lavori che abbia attestato questo requisito. Questi soggetti hanno tempo fino al prossimo 31 marzo per le spese, accedendo comunque al 110% (non più, come previsto in precedenza, il 31 dicembre). Al contrario, chi non ha rispettato il requisito del 30 settembre, per le spese effettuate dopo il 30 giugno 2022 potrà godere solo dei bonus minori.

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Vincoli per le unifamiliari

Restando nel novero delle villette unifamiliari, per tutto il 2023 vigerà l’agevolazione al 90%, ma solo per le prime case e solo per chi, in base al nuovo quoziente familiare, non supera il tetto di 15mila euro. Restano, poi, fuori le spese effettuate da comodatari, locatari e, con ogni probabilità, anche conviventi (anche se su questo l’agenzia delle Entrate dovrà pronunciarsi). Saranno ammesse solo quelle dei proprietari o dei titolari di diritti reali di godimento (come l’usufrutto).

Regole per i fabbricati

I fabbricati composti da due a quattro unità, di proprietà di un unico soggetto o in comproprietà tra più persone fisiche, generalmente seguono le regole dei condomini. Un’eccezione è data dal fatto che non occorre la delibera condominiale per salvare il 110% nel 2023, essendo sufficiente la Cilas. Così come le unità residenziali con impianti e accesso autonomi (come i loft) sono considerati al pari delle case unifamiliari.  Infine, nelle aree colpite da eventi sismici, resta la possibilità di ottenere il 110% fino a tutto il 2025, anche se occorre rispettare una serie di condizioni.

Affari a rischio

Intanto va segnalato l’allarme lanciato dai tecnici, secondo i quali la riforma del Superbonus potrebbe bloccare a metà strada i lavori già avviati, ma che ricadono in una nuova disciplina.

Secondo una ricerca di Fondazione Inarcassa, su un campione di 6.446 tra architetti e ingegneri, due su tre hanno ricevuto incarichi per il 110%, mentre ben il 35% ha dichiarato che dal 2020 la metà del proprio fatturato è arrivato da lì. Un altro numero di riferimento è la quota di 55 miliardi di euro certificati da Enea come lavori approvati fino a ottobre. Partendo da questi due ordini di grandezza, tra gli addetti ai lavori si stima un impatto negativo per i professionisti del settore nell’ordine di non meno di 4 miliardi di euro.

Il rischio maggiore, se il decreto Aiuti-quater non sarà modificato, lo corrono gli studi che hanno in corso gli studi di prefattibilità o il progetto non ancora completato. Infatti, molti non sono riusciti a consegnare i progetti entro la data limite e per loro sarà difficile recuperare appieno il compenso per l’attività comunque svolta. Gli ingegneri non temono tanto la riduzione al 90% della quota di lavori detraibile, quanto il peso sempre crescente degli oneri finanziari sulle cessioni: si era partiti con una media dell’8% e ora siamo a un 12-15% di costo per la cessione.

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