⏰ In 30 secondi:
- La BCE mantiene i tassi fermi al 2% nonostante lo shock energetico;
- I mutui variabili restano stabili, ma nuovi rialzi nel 2026 sono possibili;
- Il tasso fisso è consigliato; valutare la surroga se il mutuo supera il 4%.
Tassi fermi, almeno per ora. Anche la BCE resta vigile a fronte dell'attesa accelerazione dei prezzi al consumo, dovuta allo shock energetico prodotto dal nuovo conflitto armato in Iran. Per le famiglie italiane che hanno un mutuo in corso o che intendono sottoscriverne uno la parola d’ordine rimane prudenza.
⏰ In 30 secondi:
Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha confermato i tassi d'interesse di riferimento fermi al 2%. Una decisione ampiamente attesa dai mercati, ma carica di significato in un momento in cui le tensioni in Medio Oriente e l’instabilità del mercato energetico minacciano di invertire il trend di normalizzazione dei prezzi.
Per le famiglie italiane che hanno un mutuo casa in corso o che intendono sottoscriverne uno, la parola d’ordine rimane prudenza: la stagione dei tagli rapidi sembra essersi momentaneamente interrotta.
La scelta di Christine Lagarde riflette una posizione di equilibrio precario. Da un lato l’inflazione nell’Eurozona appare coerente con l’obiettivo del 2%; dall'altro, il recente balzo dei prezzi del petrolio e del gas – innescato dalla crisi iraniana – riaccende il rischio di nuovi rialzi.
Secondo Roger Rüegg, Head of Multi-Asset Solutions di ZKB/Swisscanto, l’istituto di Francoforte ha scelto di non reagire d'impulso allo shock energetico di marzo. La politica monetaria attuale è considerata "neutrale": a differenza del 2022, non siamo in una fase di eccessiva espansione post-pandemica e le catene di approvvigionamento tengono.
Tuttavia, Simon Dangoor di Goldman Sachs Asset Management invita alla cautela: "La prossima mossa della BCE sarà probabilmente un rialzo dei tassi, alla luce dello shock sui prezzi dell’energia", anche se un intervento immediato appare improbabile finché non sarà chiara la persistenza delle pressioni inflattive.
Per chi ha un mutuo a tasso variabile la decisione odierna significa stabilità nel breve periodo. L’indice Euribor, che storicamente segue da vicino il tasso di deposito della BCE, dovrebbe stabilizzarsi sui livelli attuali per gran parte del 2026.
Tuttavia, le aspettative di mercato sono cambiate. Se solo pochi mesi fa si ipotizzavano ulteriori tagli entro l’anno, oggi lo scenario più probabile – condiviso da Swisscanto – è che non vi siano cambi di direzione per tutto il 2026.
Per i mutuatari, questo si traduce in rate che non scenderanno ulteriormente. Anzi, se le pressioni sui prezzi dell'energia dovessero costringere l’istituto guidato da Christine Lagarde a un rialzo preventivo nella seconda metà dell'anno, potremmo assistere a un nuovo lieve incremento della rata mensile.
Sul fronte del tasso fisso, la situazione è più complessa e, paradossalmente, offre delle opportunità. I tassi Eurirs, che determinano il costo dei mutui a tasso fisso, anticipano le mosse future della BCE e sono influenzati dal rendimento dei titoli di stato (Bund e BTP).
Al momento, la curva dei rendimenti mostra un differenziale di circa 100 punti base tra la parte a lungo termine (3%) e quella a breve (2%). Questo significa che il mercato sconta già una protezione contro l'inflazione futura.
Per chi deve stipulare un nuovo mutuo oggi, il tasso fisso rimane l'opzione più sicura, anche se più costosa: permette di bloccare un costo del denaro che, alla luce delle nuove tensioni geopolitiche, potrebbe tornare a salire nel 2027.
Il contesto internazionale conferma la prudenza europea. La FED ha mantenuto i tassi al 3,75%, spostando le aspettative per il prossimo taglio addirittura ad aprile 2027, a causa dei timori inflattivi legati al petrolio. Anche la Banca Nazionale Svizzera ha tenuto i tassi fermi allo 0%, nonostante un aumento della disoccupazione al 3%, segnalando che la stabilità dei prezzi è la priorità assoluta.
Il fatto che tutte le principali Banche Centrali (ad eccezione dell’Australia) abbiano scelto la stasi indica che il picco dei tagli è stato raggiunto e che ora ci troviamo in un plateau che potrebbe durare più del previsto.
In questo scenario di tassi congelati, cosa dovrebbero fare i consumatori italiani? Il tasso variabile continua a costare meno, ma potrebbe perdere competitività in caso di rialzi nei prossimi mesi.
Chi ha sottoscritto un mutuo tra il 2023 e il 2024 a tassi molto alti (sopra il 4-5%) farebbe bene a valutare ora la surroga del mutuo verso un tasso fisso. Aspettare ulteriormente nella speranza di un Euribor all'1% potrebbe essere un errore, poiché la finestra di calo dei tassi sembra essersi chiusa anticipatamente.
Per chi non vuole rinunciare alla flessibilità, il mutuo variabile con Cap torna a essere un’opportunità, offrendo protezione nel caso in cui la crisi in Medio Oriente dovesse degenerare, spingendo la BCE a rialzi d'emergenza.
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Credem | 2,98% | € 420,53 | 3,36% |
| Banco di Sardegna | 3,20% | € 432,47 | 3,45% |
| BPER Banca | 3,20% | € 432,47 | 3,45% |
| Banco BPM | 3,20% | € 432,47 | 3,47% |
| Banco di Desio e della Brianza | 3,30% | € 437,96 | 3,52% |
| Crédit Agricole Italia | 3,20% | € 432,47 | 3,54% |
| Webank | 3,46% | € 446,81 | 3,57% |
| Intesa Sanpaolo | 3,41% | € 444,04 | 3,61% |
| Banca Monte dei Paschi di Siena | 3,36% | € 441,27 | 3,62% |
| Banca Sella | 3,45% | € 446,26 | 3,72% |
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