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Mutuo cointestato: cosa succede in caso di separazione?

Il mutuo cointestato è la soluzione più comune adottata da coniugi o conviventi all’ora dell’acquisto di una prima casa. Il vantaggio principale di questa tipologia di mutuo risiede nel fatto che la banca riceve una garanzia di pagamento da ambedue le parti contraenti e per tale motivo è decisamente più propensa a concedere il finanziamento.
D'altro canto però, in caso di separazione della coppia, il mutuo cointestato può diventare terreno di dispute e nel peggiore dei casi, necessitare l'intervento di un giudice per il raggiungimento di un accordo tra le parti. Qui troverai tutte le possibili strade percorribili nel caso stessi affrontando una separazione, in cui c'è di mezzo un mutuo cointestato per l'acquisto della casa.

A chi spetta il pagamento delle rate?

In caso di separazione, il mutuo cointestato deve essere ugualmente rimborsato da parte degli intestatari, che rispondono del debito secondo quanto disposto dal contratto di mutuo. Quando la separazione non è consensuale, raggiungere un accordo tra le parti diventa difficile. In questi casi sarà necessario l'intervento di un giudice che valuterà il caso specifico anche in base alla presenza o meno di figli minorenni.

Attenzione però: nell'eventualità in cui i coniugi separati decidano di non continuare a versare le rate del mutuo, e si verifichi dunque un caso di insolvenza, la banca agirà legalmente nei confronti del coniuge intestatario dell'immobile, sollecitando il pagamento del debito cointestato.

Decidere di non pagare il mutuo è la soluzione meno ragionevole perché esistono diverse strade percorribili che possono condurre ad un accordo a favore di ambedue le parti contraenti. Prima di analizzare le diverse soluzioni, è bene chiarire la differenza tra separazione e divorzio, che rappresentano due diverse fasi del processo di scissione del vincolo matrimoniale.

Differenza tra separazione e divorzio

Secondo i dati Istat del 2015, i casi di separazione in Italia sono stati all’incirca 92mila, ovvero 10mila in più rispetto ai casi di divorzio. Di fatto si tratta di soluzioni ben diverse, in quanto comportano effetti giuridici distinti, che è opportuno conoscere per scegliere con maggiore consapevolezza a quale delle due ricorrere.

La separazione, infatti, consiste nell’interruzione del rapporto tra i coniugi che può essere definitiva e sfociare quindi nel divorzio, o avere carattere temporaneo e terminare con il rappacificamento tra le parti. Pertanto il divorzio e la separazione disciplinano in modalità differente i diritti e i doveri coniugali. Il mantenimento, la successione dei beni, la pensione di reversibilità ed il trattamento di fine rapporto rappresentano l’esempio lampante di questa differente regolamentazione. In questa sede, interessa conoscere la disciplina relativa all’assegno di mantenimento, che gioca un ruolo importante in fase di separazione in presenza di un mutuo cointestato perché rappresenta una delle strade da percorrere per il raggiungimento di un accordo tra le parti.

1 - Accollo interno e detrazione dell'assegno di mantenimento

Come dicevamo, quando in fase di separazione c’è di mezzo un mutuo cointestato, la disciplina dell'assegno di mantenimento gioca un ruolo chiave: a differenza dell'assegno di divorzio, quello di separazione ha lo scopo di garantire al coniuge con il reddito inferiore lo stesso tenore di vita di cui godeva prima della separazione. Per cui nella maggior parte dei casi, il coniuge con il reddito più alto può scegliere di pagare per intero la rata del mutuo e detrarre tale spesa dall’assegno di mantenimento dovuto a favore dell'ex coniuge. Tale decisione deve essere espressamente menzionata all'interno dell'accordo consensuale di separazione.

Si parla in questo caso di accollo interno in quanto non c'è coinvolgimento della banca; questo significa che la banca potrà comunque rivalersi su entrambi i coniugi nell’eventualità in cui l'accollante non dovesse pagare le rate del mutuo. Per evitare ciò, il coniuge che desidera rinunciare al pagamento del mutuo può scegliere di rescindere il contratto del mutuo cointestato.

2 - Accollo esterno e recesso

Un'altra soluzione può quindi essere l'uscita dal contratto di uno dei due coniugi: ciò comporta la cessione della propria quota di proprietà all'ex coniuge, il quale diventa a tutti gli effetti unico proprietario dell'immobile, su cui grava l'ipoteca, ed unico intestatario del contratto di mutuo. Si parla in questo caso di accollo esterno, in quanto vi è il coinvolgimento diretto della banca, che dovrà decidere se accettare o meno il recesso dal contratto da parte di uno degli intestatari. La decisione della banca dipenderà dalle garanzie economiche del coniuge intenzionato ad accollarsi interamente il mutuo.

Una possibilità per rescindere ugualmente dal contratto, nel caso in cui la banca non fosse d'accordo, è quella di ricorrere alla surroga o portabilità del mutuo. Tale opzione consente il trasferimento del mutuo in un nuovo istituto di credito: la surrogazione non prevede alcun costo e permette non soltanto di variare il numero di mutuatari ma anche la rinegoziazione del finanziamento (tipologia di mutuo, tassi di interesse e durata).

La surroga conviene in ogni caso? La risposta è dipende. Infatti, se si tratta di un mutuo contratto da molti anni, la surroga può risultare una scelta svantaggiosa perché, man mano che ci si avvicina all’estinzione del mutuo, la quota capitale aumenta e quella degli interessi diminuisce. La surroga conviene quando si è di fronte ad un mutuo giovane, ovvero quando la quota di interessi è ancora alta e si può quindi trarre vantaggio nello spostare il mutuo presso una banca con un'offerta economica più vantaggiosa.

3 - Vendita dell'immobile: conviene?

La terza strada percorribile può essere vendere l’immobile a terzi: il ricavato dalla vendita potrà essere utilizzato per estinguere anticipatamente il mutuo e i soldi rimanenti potranno essere divisi tra i coniugi.
Ovviamente questa soluzione comporta la perdita della casa, per tale motivo risulta essere la strada con l'inconveniente maggiore soprattutto se in presenza di figli minorenni. Ecco perché la scelta su cosa fare in caso di separazione e mutuo cointestato va necessariamente calibrata sulle circostanze concrete e non esiste una soluzione migliore in assoluto.

4 - Estinzione anticipata del mutuo

Nel caso in cui le rate rimanenti per l’estinzione del mutuo siano poche e i coniugi intendano mantenere l’immobile per i propri figli, l’estinzione anticipata del mutuo può essere la soluzione. Ovviamente si tratterebbe di una strada troppo onerosa nel caso in cui si stesse di fronte ad un mutuo aperto da poco, pertanto è una soluzione applicabile soltanto in pochissimi casi.

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