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Cos’è e come si calcola l’imposta di registro
L’imposta di registro si applica in molte transazioni immobiliari: dalla prima casa, con aliquota al 2%, fino ai contratti di affitto. Il pagamento avviene tramite modello F24 Elide e, in caso di ritardo, è possibile rimediare con il ravvedimento operoso.

L'imposta di registro è una tassa applicata su determinati atti giuridici, sia pubblici che privati, ogni volta che si procede alla registrazione presso l'Agenzia delle Entrate. È disciplinata dal D.P.R. 131/1986 (Testo Unico dell’imposta di registro) e rappresenta un obbligo fiscale previsto per conferire validità legale e certezza temporale a un contratto o a un documento. In ambito immobiliare, la tassa di registro si applica sia in caso di compravendita sia di locazione.
Imposta di registro: quando si paga?
L’imposta di registro deve essere pagata:
- al momento della registrazione di un atto notarile (es. compravendita immobiliare);
- entro 30 giorni dalla stipula, nel caso di contratti privati come le locazioni.
Nel caso di un atto notarile, come un rogito, l’imposta viene versata dall'acquirente al notaio, che provvede poi a trasmetterla all’Agenzia delle Entrate. Per i contratti di locazione, sono il locatore o il conduttore (o entrambi in solido) a dover provvedere al pagamento.
Il pagamento dell’imposta di registro avviene tramite modello F24 Elide. In caso di ritardo, è possibile avvalersi del ravvedimento operoso per ridurre le sanzioni. La mancata registrazione entro i termini comporta l’applicazione di sanzioni amministrative e il pagamento di interessi di mora.
Imposta di registro su immobili: come funziona?
Nel settore immobiliare, le imposte di registro si applicano in modo diverso a seconda del tipo di immobile, della finalità dell’acquisto e della natura del venditore (privato o impresa).
Se si acquista una prima casa da privato o da impresa in regime di esenzione IVA, l’imposta di registro è del 2% sul valore catastale (con un minimo di 1.000 euro).
Anche per le seconde case è possibile avvalersi del criterio del prezzo-valore, purché l'acquirente sia una persona fisica che non acquista nell’esercizio di attività d’impresa, arte o professione. In tal modo, l’imposta viene calcolata sulla base del valore catastale, spesso più basso del prezzo reale di compravendita.
Nello specifico, chi acquista un immobile che non può beneficiare delle agevolazioni "prima casa" – ad esempio una seconda abitazione o una casa vacanza – è soggetto all’imposta di registro in misura piena. In questo caso:
- se il venditore è un privato o un'impresa che vende in esenzione IVA, l’imposta è pari al 9% del valore catastale dell’immobile. In ogni caso, l’imposta non può essere inferiore a 1.000 euro;
- se invece l’acquisto avviene da un’impresa con vendita soggetta a IVA, l’imposta di registro è fissa e ammonta a 200 euro, a prescindere dal prezzo dell’immobile;
- se si acquista un immobile classificato come abitazione di lusso (categorie catastali A/1, A/8 e A/9), che non può beneficiare delle agevolazioni fiscali prima casa, si paga lo stesso importo fisso di 200 euro.
Queste regole rendono evidente quanto sia importante distinguere tra le diverse situazioni per valutare con precisione l’imposta di registrazione da versare in sede di compravendita.
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Come si calcola l’imposta di registro?
Il calcolo della tassa di registro su immobili si effettua a partire dalla base imponibile, che può essere il prezzo di vendita oppure, se richiesto, il valore catastale, tramite il metodo del "prezzo-valore". Quest'ultimo è vantaggioso perché spesso più basso del prezzo effettivo di compravendita e consente un risparmio fiscale.
Introdotto dalla Legge n. 266/2005 (art. 1, comma 497), si tratta di un meccanismo fiscale opzionale, applicabile solo:
- quando l'acquirente è una persona fisica che non agisce nell’esercizio di attività commerciali, artistiche o professionali;
- in caso di vendita di immobili abitativi e relative pertinenze;
- se il venditore è un privato o un’impresa che vende in esenzione IVA.
In questi casi, l’acquirente può richiedere (all’atto del rogito) che l’imposta di registro venga calcolata sul valore catastale rivalutato, anziché sul prezzo effettivo della compravendita.
Come si calcola l'imposta di registro con la regola del prezzo-valore
Di seguito, la formula per calcolare l’imposta di registro su immobili con la regola del prezzo-valore:
“Rendita catastale rivalutata x coefficiente (110 per prima casa, 120 per seconda casa)”
Esempio:
- Rendita catastale: 800 euro.
- Rivalutazione: 800 x 1,05 = 840.
- Coefficiente prima casa: 110.
- Base imponibile: 840 x 110 = 92.400.
- Imposta: 92.400 x 2% = 1.848 euro (minimo 1.000 euro garantito per legge).
Imposta di registrazione nei contratti di affitto
La tassa di registro è obbligatoria per la registrazione di contratti di locazione che superano i 30 giorni complessivi nell’anno. L’imposta di registrazione viene calcolata sul canone di locazione annuo moltiplicato per gli anni di durata del contratto e corrisponde alla seguente percentuale:
- 2% per fabbricati a uso abitativo;
- 1% per immobili strumentali locati da soggetti IVA;
- 0,5% per fondi rustici.
È possibile pagare l’imposta annualmente o in un'unica soluzione, ottenendo in quest’ultimo caso uno sconto.
Imposta registro: chi la deve pagare e con quali modalità
Il pagamento dell’imposta di registro varia a seconda del tipo di atto e del contesto contrattuale. Nel caso di atti notarili, come l’acquisto di un immobile, l’imposta si paga una sola volta, al momento della stipula. È il notaio stesso a riscuoterla dall’acquirente e a trasmetterla all’Agenzia delle Entrate nei termini stabiliti per legge.
Per quanto riguarda invece i contratti di locazione, l’imposta può essere versata secondo due modalità:
- La prima prevede un pagamento annuale, entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente, calcolato nella misura del 2% sul canone annuo aggiornato (compresi eventuali aumenti ISTAT).
- La seconda opzione consente di saldare l’intero importo per tutta la durata del contratto in un’unica soluzione al momento della registrazione, ottenendo in alcuni casi un risparmio.
Il versamento deve essere effettuato utilizzando il modello F24 Elide, disponibile online sul sito dell’Agenzia delle Entrate o presso sportelli bancari e postali. È importante inserire correttamente i codici tributo specifici, che variano a seconda della tipologia dell’atto registrato.
In caso di ritardi, è possibile sanare la situazione mediante il ravvedimento operoso, che consente di versare l’imposta tardiva con sanzioni ridotte e interessi legali. Questo meccanismo premia il contribuente che si mette in regola spontaneamente, evitando le conseguenze di un accertamento formale da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Chi paga l’imposta di registro nei contratti di affitto?
Il pagamento dell’imposta di registro nei contratti di locazione può essere effettuato dal locatore, dal conduttore o da entrambi. In mancanza di accordo, entrambi sono responsabili in solido. La registrazione può avvenire tramite:
- servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate;
- uffici territoriali;
- intermediari abilitati.
Il pagamento deve avvenire entro 30 giorni dalla firma del contratto. Per ogni annualità successiva, se si sceglie il pagamento frazionato, il termine è 30 giorni dalla scadenza dell’anno precedente.
Ultimo aggiornamento giugno 2025