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Addio all’IVA agevolata per le abitazioni green

Niente più IVA dimezzata sugli acquisti di abitazioni ad elevata efficienza dal punto di vista dei consumi energetici. Alla fine di quest'anno finirà in soffitta la detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di immobili di nuova costruzione e in classe energetica A o B.

Luigi Dell'Olio
A cura di Luigi Dell'Olio

Esperto di prodotti finanziari

riqualifica energetica degli edifici
Taglio degli incentivi sull’immobiliare ad alta efficienza energetica

Ancora tagli per gli incentivi legati all’immobiliare green. Un anno dopo l’introduzione dell’IVA dimezzata per le case sostenibili dal punto di vista ambientale, il governo ha disposto il dietrofront. L’ennesimo cambio di rotta che rischia di mandare in confusione i contribuenti e creare una generale sfiducia verso il legislatore.

In particolare, alla fine del 2023 finirà in soffitta la detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di immobili di nuova costruzione e in classe energetica A o B. L’esperienza degli ultimi anni in materia di incentivi porta a non escludere una proroga all’ultimo momento, che al momento appare comunque poco probabile. Questo sebbene la misura abbia avuto un impatto ridotto sui conti pubblici, intorno ai 15 milioni in base alle coperture dell’ultima manovra di Bilancio. Sta di fatto che nel documento licenziato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri, relativo agli impegni di spesa 2024, la misura non c’è più.

La misura in scadenza segue lo stesso schema della detrazione al 50% per le ristrutturazioni: si ha diritto ogni anno per dieci anni a una detrazione Irpef pari a una quota del 5% di IVA versata, che concretamente può essere richiesta come rimborso delle imposte versate o utilizzata per compensare altre imposte.

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Anche il Superbonus verso il tramonto

La stretta dell’esecutivo si estende anche ad altri bonus, a cominciare dal Superbonus, che dopo essere passato dal 110% al 90% e poi al 70%, si appresta a finire in soffitta. In particolare, a cominciare da gennaio 2024 verrà meno la possibilità di accedere allo sconto fattura e alla cessione del credito, i due meccanismi che avevano fatto decollare la misura, ma che poi nel tempo sono stati assoggettati a una serie di vincoli con l’obiettivo di limitare le frodi e anche l’impatto sui conti pubblici.

La nuova direzione intrapresa punta sulla normalizzazione della misura per riportare gli sconti fiscali dell’edilizia nei binari tradizionali seguiti per molti anni dalle detrazioni del 50 e del 65%. Va in questo senso anche la conferma strutturale della possibilità di usare le detrazioni in dieci anni, altra misura in arrivo con la manovra.

Come risolvere il problema dei crediti incagliati

Intanto si cerca di dipanare la matassa dei crediti incagliati, relativamente ai crediti maturati sui lavori già autorizzati e avviati. Per questa ragione si sta facendo strada la possibilità di detrarre il credito non più solo nell’arco di quattro anni (strada percorribile oggi solo dai grandi contribuenti), bensì entro dieci anni. Del resto, è interesse anche dello Stato dipanare la matassa dei crediti incagliati, dato che a livello europeo si discute di una riforma che punta a classificarli come debito pubblico.

Più difficile, invece, che trovi ascolto la richiesta dell’Ance (l’associazione dei costruttori) per ottenere la proroga del Superbonus per i cantieri dei condomini già avviati. Senza questo provvedimento, secondo l’organizzazione, è a forte rischio la sostenibilità dei cantieri avviati, dal momento che l’agevolazione passerebbe in molti casi, con un vero scalone, dal 110 al 70% per ritardi non imputabili a imprese o contribuenti.

Impatto negativo sul mercato immobiliare

Le strette normative sugli incentivi, e soprattutto i continui cambi di rotta nella normativa, rischiano di avere un impatto negativo sul mercato immobiliare, che già soffre per la congiuntura difficile e per l’incremento dei tassi applicati sui mutui in seguito alla politica restrittiva da parte della Banca centrale europea. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio curato da MutuiOnline.it, i Tan relativi alle richieste di mutui a 20 e 30 anni si sono attestati nel terzo trimestre al 4,97% come media, ma con l’offerta migliore al 4,15%. Il che evidenzia l’importanza di non fermarsi alla prima offerta, bensì di confrontarne diverse alla ricerca della più conveniente per le proprie esigenze.

Quanto al futuro c’è grande attesa per la riunione della Bce del 26 ottobre, che dopo dieci rialzi consecutivi, potrebbe fermare la stretta. Il mercato attende speranzoso.

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