Mutui, la scelta del fisso non è più scontata
Il mercato si attende un taglio dei tassi a partire dalla primavera del 2024 o poco dopo. Un aspetto che non può essere trascurato nella sottoscrizione di un mutuo, che tipicamente è un finanziamento a lungo termine. Fermo restando che esiste sempre l'opzione della surroga.
Il dominio del tasso fisso nella scelta del mutuo potrebbe essere a fine corsa. Se si guarda, infatti, ai futures, emerge chiaramente che nel medio periodo il mercato si attende tagli ai tassi, che restituirebbero convenienza al variabile. Fermo restando che la scelta resta individuale e ci sarà sempre chi preferirà pagare qualcosa in più in termini di rata in cambio della certezza che l’importo non varierà nel tempo.
La richiesta del fisso sfiora il 90%
L’ultimo Osservatorio di MutuiOnline.it segnala che le richieste di mutui a tasso fisso nel secondo trimestre del 2023 si sono attestate all’89,9% del totale, accelerando ulteriormente rispetto all’82,2% del primo trimestre. Di conseguenza, il peso del variabile è sceso dal 14,4% al 9,7%, mentre il variabile con cap e il tasso misto ormai sono diventati del tutto marginali, tanto che insieme valgono poco più dell’1%.
Con i tassi che continuano a crescere, è scontato che la stragrande maggioranza dei mutuatari preferisca la rata fissa, complice il rialzo dell’Euribor® (benchmark di riferimento del contratto a tasso variabile), arrivato a superare quello dell’Irs, come quasi mai accaduto in passato.
Cosa aspettarsi dallo scenario di medio periodo
Detto della situazione attuale, occorre però considerare che il mutuo è una tipologia di finanziamento di lungo periodo, per cui nelle valutazioni ex-ante è opportuno considerare non solo le condizioni del momento in cui viene acceso il finanziamento, ma anche le prospettive future. A questo proposito vengono in aiuto i futures, che indicano i prezzi attesi dal mercato per una data futura. Guardando questo indicatore finanziario, emerge che il trend rialzista dei tassi nell’Eurozona dovrebbe fermarsi nella primavera del 2014. Il mercato si attende ancora due rialzi – uno a luglio, l’altro potrebbe arrivare tra ottobre e dicembre, mentre appare più remota la possibilità di una stretta anche a settembre -, dopo di che dovrebbe esserci una pausa di qualche mese, prima di innescare la retromarcia.
Molto dipenderà dall’inflazione, che a giugno è scesa allo 5,5% rispetto al 6,1% di maggio. Ma in realtà l’indicatore al quale l’Eurotower guarda con maggiore attenzione è l’inflazione core, quella cioè al netto delle componenti più volatili come alimentari ed energetici, attestatasi a giugno al 5,4%, in leggera crescia dal 5,3% di maggio. La teoria economica dice che il carovita può essere combattuto efficacemente dalla politica monetaria se la Banca Centrale porta il tasso oltre l’inflazione core. Quindi, delle due, l’una: o nei prossimi mesi rallenta ulteriormente il carovita o dovremo attenderci tassi ancora più alti.
Nel frattempo, i mutuatari a tasso variabile che hanno sottoscritto il contratto un anno fa o poco più, oggi si trovano a pagare almeno il 50% in più.
Raffreddamento dei tassi all’orizzonte
Tornando ai futures sui tassi Euribor®, tuttavia, l’orizzonte si rasserena, con i tagli attesi in rampa di lancio tra meno di un anno. Ovviamente non vi sono certezze, bensì stime del mercato, che nel tempo vengono riviste proprio in base alla pubblicazione dei dati macro. Sta di fatto che si tratta di un’indicazione che generalmente in passato si è rivelata affidabile.
Per i nuovi sottoscrittori è dunque il momento di optare per il variabile? Una risposta netta non è possibile, anche perché la scelta del tasso è sempre personale e legata alla propensione al rischio del singolo mutuatario, nonché all’eventuale presenza di altri finanziamenti in corso.
Certo, c’è sempre la possibilità di surrogare il mutuo nel caso ci si renda conto che il mercato va in una direzione diversa da quella prospettata inizialmente, ma anche su questo versante la situazione è tutt’altro che scontata. Sul mercato si riscontra una certa resistenza delle banche a concedere la rottamazione ai surrogatori seriali, coloro cioè che hanno già scelto di seguire questa strada non meno di due volte nel passato. L’istituto di credito ha convenienza ad acquisire un nuovo cliente nella prospettiva di offrirgli nel tempo altri prodotti o servizi, ma la surroga comporta una serie di costi. Dunque, se c’è la percezione che poi si faticherà a fidelizzare il cliente, potrebbe anche essere opposto il rifiuto alla domanda di surroga.
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