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Inflazione 2022: quali effetti sulle famiglie?

Anche in Italia il Pil ha nettamente decelerato e la risalita dei contagi ha ampliato la cautela dei consumatori, penalizzando soprattutto la spesa per i servizi. L'inflazione è aumentata, complici le quotazioni dell'energia. Per gli esperti il Pil tornerà ai livelli pre-pandemia a metà anno.

01/03/2022
Giovane coppia pensierosa davanti al computer per una bolletta

La ripresa dei contagi e i rincari dei beni energetici hanno causato un rallentamento dell’attività economica nell’area dell’euro. L’inflazione ha raggiunto, infatti, il valore più alto dall’avvio dell’Unione Europea, complice l’aumento eccezionale della componente energetica e in particolare del gas. È la fotografia scattata dal primo Bollettino Economico del 2022 a cura della Banca d’Italia.

Secondo le stime degli esperti dell’Eurosistema, l’inflazione andrà a diminuire in modo progressivo nel corso di questo anno, collocandosi al 3,2 per cento nella media del 2022 e all'1,8 nel biennio 2023-24. Dalle previsioni emerge che i prezzi al consumo aumenteranno del 3,5 per cento quest’anno, ma gli effetti dei rialzi delle tariffe di gas ed elettricità andranno poi ad esaurirsi verso la fine dell’anno, portando a un’attenuazione dell’inflazione nel prossimo biennio.

Intanto la Bce ha stabilito di ridurre a poco a poco gli acquisti, ribadendo però l’orientamento espansivo della politica monetaria. A tenere il piede sul freno è anche il Pil nel nostro Paese. Nel quarto trimestre del 2021, infatti, il prodotto ha rallentato anche a causa della recrudescenza della pandemia e alle difficoltà di approvvigionamento delle imprese. Precedentemente, nel terzo trimestre, avevamo assistito ad una crescita più robusta, legata soprattutto all’espansione dei consumi delle famiglie. Secondo gli esperti il Pil tornerà sui livelli pre-pandemici nel primo trimestre del 2022.

Bene le compravendite, in salita i prezzi

Il Bollettino Economico della Banca d’Italia rivela una crescita delle compravendite nel comparto residenziale a partire dalla stagione estiva. Già nel terzo trimestre dello scorso anno i prezzi delle case, sia di nuova costruzione che esistenti, sono aumentati. E le prospettive sono in netto miglioramento: fino alla metà del 2022 si ipotizza, infatti, un aumento della domanda di case e il rialzo sui prezzi di vendita.

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Scende il debito delle imprese

Il 2021 si è concluso con un calo del debito delle imprese. Nel corso dell’anno appena trascorso, infatti, sono diminuiti i prestiti bancari per tutte le classi dimensionali d’azienda; le emissioni di titoli si sono ridotte per le grandi e medie imprese, mentre sono aumentate per quelle di piccola dimensione. A presentare il segno ‘più’ è la liquidità detenuta dalle imprese su depositi e conti correnti.

Le famiglie consumano meno

Il ritorno dell’incubo dei contagi ha aumentato la cautela nelle decisioni di acquisto dei consumatori. Nel corso del quarto trimestre 2021, infatti, le famiglie hanno optato più per il risparmio. A riferirlo sono anche i dati pubblicati da Confcommercio, che segnalano una decelerazione della spese delle famiglie. Stazionario il debito delle famiglie, che risulta comunque inferiore a quello medio dell’area. In relazione al Pil, il debito delle famiglie è leggermente calato.

Finanziamenti a imprese e a famiglie

Se da un lato la crescita dei prestiti alle società non finanziarie si è rivelata debole, l’espansione dei finanziamenti alle famiglie è andata avanti a un ritmo sostenuto. In particolare si fa sempre più ricorso sia ai mutui per l’acquisto di casa che ad altri prestiti per diverse finalità.

Il costo della raccolta è salito, ma resta comunque su livelli contenuti. Secondo il Bollettino Economico della Banca d’Italia “le condizioni di offerta restano distese”. Ed ancora si legge che “i tassi di deterioramento degli attivi bancari, sebbene in lieve aumento, si mantengono su livelli molto contenuti e la quota di finanziamenti in bonis per i quali le banche hanno rilevato un significativo aumento del rischio di credito è diminuita”.

Dall’indagine emerge inoltre che il costo del credito a imprese e famiglie resta basso. A novembre il tasso di interesse medio sui nuovi prestiti bancari alle imprese è rimasto invariato rispetto ad agosto (1,1 per cento); quello sui nuovi mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni è sceso di un decimo di punto percentuale, all’1,4 per cento.

A cura di: Tiziana Casciaro

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