Crisi e incertezza riportano la casa al centro della scena: il Rapporto Cresme 2025
Il Rapporto Cresme 2025 offre uno spaccato delle tendenze principali in campo immobiliare. La produzione è attesa in calo dopo il boom degli scorsi anni dovuto ai generosi incentivi pubblici, ma dovrebbe restare su livelli comunque importanti rispetto alle medie storiche.
Il 2025 sta segnando una battuta d’arresto per il mercato italiano delle costruzioni. Dopo la crescita impetuosa innescata dal ciclo straordinario dei bonus edilizi e dagli investimenti pubblici legati al PNRR, quest’anno la produzione segnerà un calo superiore al 6%, dopo il –2,7% messo a segno nel 2024. Numeri che non sorprendono gli analisti, consapevoli che il boom degli anni passati non poteva reggere a lungo senza un riequilibrio.
Eppure, il dato non va letto come un crollo: il valore complessivo della produzione resta ben oltre i 280 miliardi di euro, un livello di attività storicamente alto, superiore di circa cento miliardi rispetto al periodo pre-Covid. In altre parole, il settore non si è sgonfiato, ma ha semplicemente ridimensionato l’euforia.
Mercato delle costruzioni: il paracadute degli investimenti pubblici
A sostenere la tenuta è ancora il grande motore delle opere pubbliche. Grazie al PNRR e agli interventi di rigenerazione urbana e infrastrutturale, i cantieri pubblici continuano a crescere anche nel 2025, seppur con intensità minore rispetto al biennio precedente. Il genio civile e l’edilizia non residenziale pubblica rappresentano un’ancora di stabilità in una fase di grande incertezza, con un incremento stimato del 7,5% rispetto all’anno passato.
Questo andamento ha determinato un vero e proprio salto di scala: tra il 2019 e il 2024 la produzione del settore è passata da 180 a 228 miliardi di euro. Una dimensione che segna la nuova normalità del comparto, pur in un contesto in rallentamento.
Il ciclo dei bonus edilizi è finito: la riqualificazione tira il freno
Sul fronte privato, invece, il quadro è più complesso. Dopo anni di crescita senza precedenti, la riqualificazione del patrimonio edilizio registra nel 2025 una contrazione superiore all’11%. È la conseguenza dell’esaurimento del Superbonus e della progressiva riduzione delle detrazioni fiscali sulla casa, che hanno sostenuto migliaia di cantieri di efficientamento energetico e messa in sicurezza.
Molte famiglie, spinte dall’opportunità della detrazione al 110% (poi ridotta nel tempo), hanno anticipato interventi che in condizioni normali avrebbero programmato più avanti. Ora, con regole più stringenti, minore convenienza e tassi di interesse ancora alti, la domanda di ristrutturazioni mostra un netto ridimensionamento.
Confronta le offerte di mutuo ristrutturazione a tasso variabile:
Il paradosso abitativo: case che mancano, ma si costruisce poco
Se la riqualificazione rallenta, anche la nuova edilizia residenziale non brilla. Il Paese soffre di un crescente disallineamento tra offerta e domanda abitativa. Negli ultimi cinque anni sono mancate all’appello oltre 240 mila abitazioni, a fronte di una dinamica demografica e sociale che richiederebbe invece un’accelerazione.
Le famiglie italiane si fanno più piccole, aumentano i nuclei monogenitoriali e le persone sole, cresce la domanda di alloggi temporanei, flessibili e accessibili. Eppure, le nuove costruzioni restano al palo, frenate da burocrazia, costi crescenti e politiche urbanistiche incerte. Il risultato è un paradosso: da un lato un patrimonio abitativo spesso obsoleto, dall’altro una domanda inespressa che fatica a trovare risposte.
La casa come bene rifugio in tempi instabili
Proprio in questo scenario, la casa si conferma un bene rifugio per eccellenza. L’instabilità economica e politica, i conflitti internazionali, i mercati finanziari volatili e i tassi ancora relativamente alti hanno riportato il mattone al centro delle scelte delle famiglie. Nonostante la contrazione dei volumi produttivi, l’investimento immobiliare continua ad essere percepito come sicuro, tangibile e difensivo.
Per molti, acquistare o mantenere una casa significa proteggere i risparmi dall’erosione dell’inflazione e dall’incertezza dei mercati. L’idea che la proprietà immobiliare sia un valore stabile resiste nel tempo e, anzi, torna a rafforzarsi in contesti di crisi. È la dimostrazione che la cultura del mattone in Italia non è mai tramontata, ma ha saputo adattarsi alle diverse stagioni economiche.
Settore abitativo: l'effetto sociale e generazionale
Il rapporto Cresme sottolinea come la tensione abitativa sia sempre più legata anche a fattori sociali e generazionali. Le giovani coppie incontrano enormi difficoltà ad accedere al mercato, non solo per i costi elevati ma anche per l’accesso al credito, che rimane complicato.
Al tempo stesso, gli anziani che vivono in abitazioni troppo grandi o non adeguate alle nuove esigenze faticano a trovare soluzioni alternative. Il risultato è un mercato bloccato: chi vorrebbe vendere non trova acquirenti, chi vorrebbe comprare non ha i mezzi o non trova prodotti adeguati.
Nonostante le difficoltà, il settore mantiene un ruolo centrale nell’economia italiana. Contribuisce per oltre il 20% al Pil e rappresenta un volano occupazionale di primaria importanza. Il ridimensionamento del 2025 non deve quindi essere letto come una crisi strutturale, ma come una fase di assestamento.
Il vero nodo, spiegano gli autori dello studio, sarà la capacità di trasformare il mattone da bene rifugio passivo a leva di innovazione e crescita sostenibile. Le tecnologie costruttive, la digitalizzazione dei processi, la transizione ecologica degli edifici e le politiche abitative inclusive saranno i pilastri su cui costruire il futuro.
Le offerte di mutuo ristrutturazione a tasso variabile:
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Banco BPM | 2,89% | € 274,65 | 3,29% |
| Banco di Desio e della Brianza | 2,90% | € 274,80 | 3,30% |
| BBVA | 3,12% | € 280,31 | 3,58% |
| Credem | 2,92% | € 275,38 | 3,71% |
| Crédit Agricole Italia | 3,03% | € 278,05 | 3,80% |
| CheBanca! | 3,22% | € 282,84 | 3,83% |
| BPER Banca | 3,30% | € 284,87 | 3,87% |
| UniCredit | 3,47% | € 289,29 | 4,05% |
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