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Cosa aspettarsi dalle Banche Centrali e quali gli impatti attesi sui mutui

Le banche Centrali saranno protagoniste assolute nei prossimi mesi. L'attesa è per un atteggiamento più accomodante da parte della FED, mentre per la BCE è prevista una maggiore prudenza dopo gli otto tagli al costo del denaro, da giugno 2024 in avanti.

Nicoletta Papucci
A cura di Nicoletta Papucci

Esperta di mercati e prodotti finanziari

sede della banca centrale europea
Politiche BCE e FED: le ripercussioni sui mutui

Passaggio di testimone. Alla ripresa dalla stagione vacanziera, la Banca Centrale Europea e la Federal Reserve potrebbero continuare a seguire strade divergenti, anche se con una direzione opposta rispetto al passato. Proviamo a capire quale impatto attendersi sul fronte dei mutui casa.

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In America è l’ora dei tagli ai tassi, dopo la lunga pausa

Il prossimo incontro della FED è in programma il 16 e il 17 settembre prossimi. Due giorni nel corso dei quali i governatori del Federal Open Market Committee (FOMC, il braccio politico della Banca Centrale) si confronteranno in merito all'andamento dell'economia americana.

Al termine, arriverà la decisione se intervenire sul costo del denaro e la stima prevalente tra gli analisti è che questa volta si procederà a un taglio. Dunque si dovrebbe porre fine alla pausa iniziata dopo l’ultimo taglio di dicembre, quando i tassi furono ridotti di un quarto di punto, portandoli al 4,25%.

L'incontro di settembre è particolarmente importante perché sarà accompagnato dal cosiddetto “dot plot”, il grafico che mostra le aspettative individuali dei membri del FOMC riguardo all'andamento futuro dei tassi, il che aiuterà il mercato a orientarsi anche sui possibili interventi a medio termine.

Nei giorni scorsi, Jerome Powell ha aperto a una possibile riduzione del costo del denaro. “L’equilibrio dei rischi sta cambiando”, ha spiegato l’economista.

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La FED decide in base a inflazione e andamento dell’occupazione

“Il mercato del lavoro rallenta, mentre si sente l’effetto dei dazi sui prezzi”. A questo proposito occorre fare una precisazione: mentre la BCE ha come mandato statutario quello di mantenere l’inflazione in prossimità del 2%, la FED ha anche un secondo “compito”, contribuire alla massima occupazione.

Sul fronte dei prezzi, a luglio vi è stato un rialzo nell’ordine del 2,7% rispetto a dodici mesi prima, ma è con i dati di agosto che si vedranno i primi effetti concreti dei dazi voluti dall’Amministrazione Trump. All’opposto, sul fronte del lavoro, la crescita media dell’occupazione tra maggio e luglio è scesa a 35 mila posti al mese, rispetto ai 168 mila nel 2024. Un mercato del lavoro che si raffredda tendenzialmente evita pressioni al rialzo per i salari, che a cascata incidono sull’inflazione.

“Con una politica ancora in territorio restrittivo e un contesto che cambia, potrebbe rendersi necessario un aggiustamento”, ha spiegato Powell, lasciando intendere la disponibilità a tagliare i tassi a settembre. Anche se ha smorzato gli entusiasmi di chi si aspettava l’inizio di un allentamento monetario. Ha ribadito l’impegno della FED per evitare che un aumento una tantum dei prezzi in seguito ai dazi si trasformi “in inflazione persistente”.

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La BCE verso lo stop, con i tassi dei mutui che si stabilizzano

La BCE tornerà a riunirsi il 10 e 11 settembre e il calendario prevede che, al termine, si svolgerà la conferenza stampa della governatrice Christine Lagarde. L’aspettativa prevalente tra gli addetti ai lavori è che vi sarà una nuova pausa nei tagli, come a luglio, dopo che dall’estate 2025 il costo del denaro è stato dimezzato, portandolo al 2%.

Se fino a poche settimane fa il mercato scommetteva su due tagli entro fine anno, oggi il consenso si restringe a un solo taglio, probabilmente a dicembre e nell’ordine dello 0,25%. Mentre, per rivedere i tagli, potrebbe essere necessario attendere febbraio 2026.

La stessa Lagarde ha ripetuto a più riprese che la BCE agirà in base all’andamento dei dati e dell’inflazione, che a luglio si è fermata al 2,0%, in linea con quella di giugno e con il mandato della BCE. Uno scenario che apre le porte a una pausa di riflessione, in attesa di capire come evolverà anche il ciclo economico, dopo il primo mese post-accordo con gli Usa sui dazi.

Intanto, i tassi applicati ai finanziamenti tendono a stabilizzarsi. Secondo l’ultimo Osservatorio mensile di MutuiOnline.it aggiornato al 31 luglio, il TAN medio del variabile si è attestato al 2,67%, non distante dal 2,62% di giugno, mentre quello del fisso è passato dal 3,05% al 3,14%. Considerato che variazioni limitate da un mese all’altro non indicano veri e propri trend, è la conferma che gli spazi di ulteriore riduzione dei tassi sui mutui si vanno ormai riducendo. Per tornare ai ribassi, il mercato attende segnali più chiari da parte della BCE.

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