Covid, giù le compravendite dei locali commerciali nel 2020
Sono diminuite nei primi 9 mesi del 2020 le compravendite dei locali commerciali. Registrata una contrazione del 21,5%. In quel periodo sono state scambiate 17.380 unità contro le 22.134 dello stesso periodo del 2019. Milano e Roma le città dove sono state effettuate più compravendite commerciali.
L’emergenza coronavirus ha rallentato le compravendite dei locali commerciali. Nei primi mesi del 2020, infatti, è stato registrato un calo del 21,5%. Secondo l’analisi effettuata dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa sono state scambiate 17.380 unità, contro le 22.134 dello stesso periodo del 2019.
A piazzarsi in prima posizione per il maggior numero di compravendite nel settore immobiliare ci sono le città di Roma e Milano. Nei primi nove mesi del 2020 si contano 1049 transazioni nella Capitale (1419 nei primi nove mesi del 2019) e 1046 nella città meneghina (1359 nei primi nove mesi del 2019). In terza posizione c’è la città di Torino che conta 551 compravendite nel settore commerciale nei primi 9 mesi del 2020, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente ne erano state effettuate ben 637.
A seguire ci sono le città di Napoli con 355 transazioni (433 nei primi 9 mesi del 2019), Palermo (208 contro le 234 compravendite dei primi nove mesi del 2019), Firenze (204 transazioni nei primi 9 mesi del 2020 contro le 323 dello stesso periodo dell’anno precedente). Scivola in ultima posizione la città di Verona che conta 87 compravendite dei locali commerciali sia nei primi 9 mesi del 2020 che del 2019.
Secondo quanto risulta dall’elaborazione di Tecnocasa, in base ai dati forniti dall’Agenzia delle Entrate, negli ultimi dieci anni i prezzi sono calati del 37% nelle vie di passaggio e del 42,5% nelle vie non di passaggio.
Tengono i negozi di vicinato e le attività con e-commerce
Ad avere la peggio, a causa della pandemia ancora in corso, è il segmento del retail. Mentre in passato la ristorazione ha trainato il mercato dei locali commerciali, oggi si ritrova a fare i conti con una serie di penalizzazioni, come anche l’assenza di turismo. A tenere sono sia i negozi di vicinato, sia la grande e media distribuzione. Vanno avanti tutte quelle attività che sono riuscite ad organizzarsi mediante piattaforme e – commerce, arricchendo il canale online con il punto vendita fisico.
Nelle vie di passaggio - secondo quanto emerge dallo studio - si fa sempre meno ricorso al pagamento con la key money. Nelle vie non di passaggio, invece, vengano ricercati soprattutto spazi da adibire a ufficio e in alcuni casi per un cambio di destinazione d’uso in abitazione.
Locazioni e vendite
La domanda di negozi è alimentata per l’80% da richieste indirizzate verso tipologie di locazione, mentre per il 20% verso quelle in vendita. Si opta per la locazione nel caso si decida di aprire attività di somministrazione e ristorazione. La domanda ha ottimi riscontri anche nel caso si voglia avviare un’attività di servizi alla persona.
In questi mesi, ancora caratterizzati da incertezza a causa dell’emergenza sanitaria, gli investitori si muovono con molta prudenza o in alcuni casi tentano acquisti più opportunistici, ma non sempre vi riescono. Dallo studio di Tecnocasa si evince che vengono chiesti rendimenti elevati, fino al 10% annuo lordo, a fronte di un maggiore rischio di vacancy.
Dalla banca dati del Gruppo Tecnocasa emerge infine che il 45% delle richieste di acquisto è finalizzato all’investimento immobiliare. Le metrature più gettonate sono quelle al di sotto dei 100 metri quadrati: queste soluzioni raccolgono infatti l’80,8% in acquisto.
Le metrature fino a 50 metri quadrati presentano una domanda di acquisto pari al 49,5%; a seguire ci sono quelle di taglio compreso tra i 50 e i 100 metri quadrati con il 31,4%. A seguire le metrature tra i 101-150 metri quadrati (7,6%); le metrature tra i 151 e i 200 metri quadrati (4,4%) e 201-250 metri quadrati (1,4%). In ultima posizione ci sono le metrature superiori ai 250 metri quadrati: queste soluzioni raccolgono solo il 5,7% in acquisto.
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