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Imu e Tari: quando si può pagare meno

Chi possiede una seconda casa, a determinate condizioni, ad esempio se la casa è dismessa o in locazione a canone calmierato, piuttosto che concessa in comodato d’uso a parenti, ha diritto ad una riduzione del carico fiscale delle imposte Imu e Tari. Vediamo i casi di tagli più frequenti.

13/02/2021

Avere una seconda casa vuol dire far fronte a maggiori spese rispetto ad una prima casa, in base al criterio che un bene che non sia di prima necessità non consente di beneficiare di particolari agevolazioni.

Accade così anche per i tributi locali, come Imu e Tari, rispettivamente l’Imposta Municipale Unica dovuta dai proprietari di abitazioni e la Tassa sui rifiuti urbani, che spetta quando si occupa un’abitazione a qualsiasi titolo.

Può accadere tuttavia che si possieda una seconda casa in particolari condizioni, ad esempio vuota, disabitata, dismessa, oppure che sia concessa in comodato d’uso a parenti, piuttosto che data in locazione a canone “calmierato”.

In tutti questi casi, la legge consente una riduzione del carico fiscale, proprio in virtù dell’utilizzo che se ne fa, e per accedere all’agevolazione è sempre necessario fare domanda al Comune di competenza. Vediamo qui le varie esenzioni o riduzioni in alcune situazioni più comuni.

Se si è proprietari di una casa inagibile

La legge definisce inagibile una casa quando il suo degrado non è superabile con interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria, ma solo con interventi di restauro e risanamento conservativo. In questo caso, il proprietario avrà diritto ad una riduzione del 50% della base imponibile ai fini Imu. Per usufruire dell’agevolazione fiscale, è necessario presentare la dichiarazione Imu al Comune insieme all’attestazione di inagibilità redatta da un tecnico abilitato.

Riguardo alla Tari, essendo questa una tassa sui rifiuti prodotti, va da sé che non sarà dovuta qualora si dimostri che la casa è disabitata (e priva di arredi e utenze) o dismessa, oppure inagibile.

Se si è concessa una casa in comodato

Nel caso in cui si possieda un immobile, a titolo di seconda casa o anche prima casa, che si è dato in comodato d’uso a un parente stretto e che questo la usi come abitazione principale, allora si potrà fare rihiesta per una riduzione del 50% della base imponibile ai fini Imu.

Le condizioni sono:

  • che l’immobile non sia di lusso;
  • che si risieda nello stesso comune in cui è ubicata la casa;
  • che pur risiedendo in un’altra abitazione di proprietà, anche questa non sia di lusso.

Se si possiede una seconda casa di interesse storico

Nel caso in cui la seconda casa sia classificata bene di interesse storico o artistico, si può beneficiare di una riduzione dell’imposta comunale del 50% indipendentemente dall’utilizzo che se ne fa. Anche in questo caso, la domanda va presentata entro il 30 giugno dell’anno successivo rispetto a quello di imposta.

Se si affitta una seconda casa a canone concordato

Il canone concordato o calmierato è definito secondo specifici accordi territoriali tra rappresentanze degli inquilini e proprietari, in maniera tale da non poter superare un tetto massimo consentito. Un contratto a canone calmierato consente di usufruire dell’agevolazione che riduce al 75% l’Imu, sempre presentando la dichiarazione entro il termine stabilito, il 30 giugno dell’anno seguente a quello a cui si riferisce l’anno di imposta.

Se si è genitori affidatari in casa dell’ex coniuge

In caso di separazione e affidamento dei figli a un coniuge che su provvedimento del giudice occupa la casa di proprietà del suo ex, allora lo Stato consente al genitore affidatario di usufruire dell’esenzione del pagamento dell’Imu.

Se si è proprietari ma residenti all’estero

In base ad una recente disposizione di legge, il proprietario di una casa in Italia non concessa in locazione o comodato, che risiede all’estero e percepisce qui una pensione, beneficia di una riduzione del 50% dell’Imu e di due terzi della Tari. Anche in questo caso la condizione è inoltrare domanda entro il 30 giugno.

Tari presunta: come evitare di pagare di più

Nel caso in cui si sia in possesso di una seconda casa, anche se in un luogo di vacanza, bisogna sempre presentare dichiarazione di occupazione o variazione delle condizioni abitative ai fini della Tari. Se infatti si omettesse di farlo, essendo questa una tassa il cui importo varia anche al variare numero degli occupanti l’abitazione, l’ufficio del Comune procederà con un calcolo stimato sulla base dei dati reperiti presso l’Ufficio dell’Anagrafe.

A cura di: Paola Campanelli

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