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Catasto, paletti stretti per la riforma

Una delle poche certezze al momento è che la riforma del catasto si farà. Non solo perché il primo ministro Mario Draghi si è impegnato a più riprese in questa direzione, ma anche per una questione di credibilità verso l’Unione europea, che richiede un piano di riforme.

07/10/2021
Riforma del catasto

Una delle poche certezze al momento è che la riforma del catasto si farà. Non solo perché il primo ministro Mario Draghi si è impegnato a più riprese in questa direzione e un suo passo indietro suonerebbe come un segno di debolezza verso i partiti, con ricadute anche su altre partite aperte. In ballo c’è soprattutto la credibilità verso l’Unione europea, che ha chiesto un piano dettagliato di riforme per dare il via libera alle concessioni di fondi previste dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), che sarà attuato proprio facendo leva soprattutto sui fondi comunitari. Bruxelles non ha inserito esplicitamente questo capitolo tra le condizioni ineludibili per l’accesso ai fondi, ma a più riprese ha chiesto di mettere mano, come del resto avevano già fatto in passato l’Ocse e il Fondo monetario internazionale, per superare le storture del sistema attuale.

Di fronte ai timori sollevati da più parti politiche, Draghi ha rassicurato che “non vi saranno incrementi delle imposte”, senza fornire ulteriori indicazioni, anche se qualcosa è emerso negli ultimi giorni.

Le ragioni dell’intervento legislativo

Di riforma del catasto, cioè dell’inventario di beni immobili presenti nel territorio - si discute da anni. Il punto di partenza è che le rendite, calcolate considerando il numero di vani, la destinazione d’uso dell’immobile e la zona in cui si trova, sono ormai datate e non corrispondono più al valore per cui erano state pensate, vale a dire l’affitto che si potrebbe percepire mettendo in locazione l’immobile.

In più, le rendite catastali oggi sono la base per calcolare diverse imposte, come quelle sul patrimonio immobiliare. C’è poi un terzo elemento, probabilmente il più rilevante: oggi alcune abitazioni dei centri cittadini, più datate come data di costruzione (e quindi di accatastamento), hanno valori catastali inferiore a quelle nuove ubicate in periferia e costruite più di recente. Una situazione palesemente ingiusta.

Possibile redistribuzione

Questo non significa che una riforma porterebbe necessariamente a un aumento del gettito fiscale: si potrebbe decidere di rimodulare le aliquote delle imposte, il che produrrebbe solo una redistribuzione delle entrate tra comuni e tra singoli contribuenti. Nessun impatto per i conti pubblici, quindi, ma inevitabili malumori tra chi si troverà a pagare di più. E non sarebbe una condizione facile da far accettare in un periodo in cui ogni sforzo è indirizzato a far ripartire i consumi. Anche se, come si è visto, andrebbe in direzione della giustizia sociale. A maggior ragione in una stagione delicata come quella post-crisi pandemica, caratterizzata da un’accresciuta distanza tra benestanti e famiglie che faticano ad arrivare a fine mese.

Stretta sull’evasione

La base per una revisione delle rendite c’è già, dato che negli scorsi anni sono  state identificate microzone omogenee dal punto di vista di prezzi e canoni. La superficie degli immobili residenziali non sarà più espressa in vani catastali, bensì in metri quadrati, in modo da evitare sperequazioni derivanti dalla differente estensione delle singole camere. Infine dovrebbe cambiare la definizione e classificazione degli immobili, suddivisi tra ordinari e speciali.

Dunque, il Governo è orientato a non aumentare il gettito, tranne per la parte che dovrebbe derivare da una lotta serrata all’evasione. Nonostante i progressi degli ultimi anni, ci sono ancora circa 1,2 milioni di immobili sconosciuti al Fisco.

A cura di: Luigi dell'Olio

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