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Tassi di interesse ad aprile: il taglio BCE e l'effetto domino sui mutui

L’ultima decisione della BCE del 6 marzo 2025 ha portato il tasso al 2,5%, il livello più basso dal 2022. Questo cambio di rotta ha avuto un impatto immediato sul mercato dei mutui, in particolare su quelli a tasso variabile che sono più sensibili ai movimenti dell’Euribor.

Paola Campanelli
A cura di Paola Campanelli

Esperta di prodotti finanziari, mercati energetici e telefonia

casetta e dado con simbolo percentuale
L'andamento dei tassi di interesse e le conseguenze sui mutui

Dopo una lunga fase restrittiva dovuta all'inflazione post-pandemica e alla crisi energetica, la BCE ha tagliato i tassi di riferimento per cinque volte consecutive. L’ultima decisione del 6 marzo 2025 ha portato il tasso al 2,5%, il livello più basso dal 2022. Questo cambio di rotta ha avuto un impatto immediato sul mercato dei mutui, in particolare su quelli a tasso variabile che sono più sensibili ai movimenti dell’Euribor.

Marzo 2025 si conferma come un momento favorevole per chi vuole accendere un mutuo. I tassi sono ai minimi degli ultimi anni, grazie alle manovre espansive della BCE e a una ritrovata fiducia nel sistema economico. Tuttavia, la scelta resta profondamente personale: chi punta sulla sicurezza dovrebbe preferire il fisso, mentre chi vuole approfittare dei ribassi futuri può valutare il variabile.

In entrambi i casi, confrontare più preventivi di mutuo e valutare le spese accessorie (istruttoria, perizia, incasso rata) rimane fondamentale per ottenere le condizioni più vantaggiose.

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Tassi medi aggiornati: il quadro di febbraio-marzo 2025

Secondo gli ultimi rilevamenti aggiornati a febbraio 2025, i tassi sui mutui in Italia mostrano una netta discesa rispetto ai picchi registrati nel biennio 2023-2024. Per i mutui a tasso fisso, il TAEG medio si colloca tra 2,35% e 4,09% per durate tra i 20 e i 30 anni, in calo rispetto al range del 2023, che si attestava tra 4,5% e 5,2%. I mutui a tasso variabile, invece, oscillano tra 3,46% e 5,95%, ma la tendenza è al ribasso, anche grazie a spread più contenuti concessi dagli istituti di credito.

Questi dati confermano una fase di normalizzazione, favorita dalle politiche monetarie più accomodanti e dalla stabilizzazione dell’inflazione.

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Facendo riferimento a un profilo tipo – giovane under 36, prima casa, 100.000 euro da restituire in 30 anni, valore immobile 200.000 euro – oggi è possibile ottenere condizioni particolarmente vantaggiose.

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L’andamento recente: una svolta dopo i picchi del 2023

Per comprendere il valore delle attuali condizioni, è utile uno sguardo retrospettivo: tra la fine del 2022 e la metà del 2023, i tassi sui mutui avevano raggiunto livelli storicamente alti, soprattutto a causa dell’inflazione galoppante e del rialzo aggressivo dei tassi da parte della BCE. I mutui a tasso fisso avevano toccato punte del 5,5%, mentre quelli variabili avevano superato il 6%, portando molte famiglie a rinviare l’acquisto della casa o a rinegoziare i contratti esistenti.

La progressiva riduzione del costo del denaro, iniziata a metà 2024, ha invertito questa tendenza. Già nel terzo trimestre 2024, la quota di compravendite immobiliari finanziate con mutuo era salita al 44,1%, il valore più alto degli ultimi due anni (dati Il Sole 24 Ore).

Fisso o variabile? Valutare in base alle personali priorità

Con tassi bassi su entrambi i fronti, la scelta tra fisso e variabile torna a essere centrale. Il tasso fisso offre sicurezza e rate costanti per tutta la durata del finanziamento. È la scelta consigliata per chi cerca stabilità e non vuole rischiare oscillazioni nei prossimi anni.

Il tasso variabile, invece, torna ad essere interessante per chi ha una maggiore tolleranza al rischio: la previsione di ulteriori tagli della BCE (possibile nuovo intervento a giugno 2025) potrebbe rendere questa opzione ancora più conveniente. Secondo i dati di MutuiOnline, chi ha sottoscritto un mutuo variabile a inizio 2024 può oggi risparmiare fino a 58 € al mese sulla rata, rispetto al periodo di picco.

Cosa aspettarsi per il resto del 2025

Gli analisti sono cautamente ottimisti. Le previsioni sull’Euribor a 3 mesi, riferimento per i mutui variabili, indicano un calo progressivo fino al 2,10% entro il primo trimestre 2026. Anche i tassi fissi potrebbero mantenersi su livelli bassi, almeno fino alla seconda metà del 2025, salvo imprevisti macroeconomici.

Le banche stanno tornando a competere sui tassi, soprattutto per attrarre i giovani e chi acquista la prima casa, spesso con garanzie statali o formule green dedicate.

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