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Superbonus: cessione dei crediti semplificata, ma nuovi problemi

Superbonus, si cambia ancora. Tra semplificazioni e nuove complicazioni, non sembra esserci pace per la misura incentivante concessa ai privati che effettuano lavori di efficientamento dei consumi energetici per i propri immobili, conseguendo un miglioramento di almeno due classi.

04/07/2022
cantiere di abitazioni in ristrutturazione
Tutte le novità sul Superbonus

Non sembra esserci pace per il Superbonus 110%, quello concesso ai privati che effettuano lavori di efficientamento dei consumi energetici per i propri immobili, conseguendo un miglioramento di almeno due classi.

Controlli più rigorosi

L’associazione bancaria italiana (Abi) ha pubblicato una nota per i propri associati invitandoli a controlli sempre più rigorosi prima di accettare una proposta di cessione del credito fiscale. Alla luce delle indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate, impegnata in queste settimane a rilevare gli abusi e le truffe di settore, l’Abi segnala l’importanza di seguire al dettaglio le indicazioni di legge.

Queste sebbene per molto tempo le procedure non abbiano presentato particolari problemi, perché la norma sulle cessioni per le agevolazioni edilizie stabilisce che, in caso di credito non dovuto, l’Agenzia delle entrate si rivalga sul contribuente. Tuttavia, quando sono emerse le prime truffe e sono avvenuti i sequestri ai crediti delle banche, è apparso chiaro che la buona fede degli istituti va dimostrata. Pertanto, in caso di cessione di credito fiscale al quale il cedente non aveva diritto, la banca che ha comprato il credito è tenuta a dimostrare di essersi mossa con la massima diligenza richiesta.

L’Agenzia delle Entrate indica alcune situazioni che dovrebbero destare sospetto, come la scarsa coerenza tra il profilo economico di chi propone la cessione e il valore della cessione stessa (o la sproporzione tra il valore delle unità immobiliari oggetto degli interventi e il costo delle opere).

Una serie di precisazioni che rispondono al principio sacrosanto di combattere gli illeciti, ma che – aggiungendosi non sempre con coerenza a quelle del passato – rischiano di creare un clima di incertezza diffusa, che non fa certo bene al sistema.

Nuovi tentativi di semplificazione

Proprio per non ingessare troppo il settore, il Governo lavora a nuove procedure di semplificazione. In particolare una proposta avanzata dal Governo e ora in discussione nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera, stabilisce che le banche potranno “cedere sempre il credito a soggetti non rientranti nella definizione di consumatori o utenti”, a patto che abbiano stipulato “un contratto di conto corrente con la stessa banca cedente". La modifica punta ad allargare i confini rispetto alla legislazione attuale, in base al quale le banche potevano cedere solo ai clienti professionali.

Intanto, prendendo atto di numerosi esposti ricevuti, la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario ha deciso di avviare un’inchiesta sulle cessioni dei crediti.

La Confartigianato segnala che ci sono 5,2 miliardi di euro incagliati nei cassetti fiscali, di cui il 71,2% relativo al Superbonus. Con il blocco della cessione dei crediti, segnala l’organizzazione, “si ridurrebbe del 40% l’aumento di occupazione creato nel settore delle costruzioni nell’ultimo anno”. Un esito “paradossale e autolesionista”, che richiede un cambio di rotta.

Niente proroghe all’orizzonte

Nel Paese in cui le scadenze vengono spesso prorogate di anno in anno, il Superbonus rischia di fare eccezione. L’orientamento del Governo, già in passato critico verso la struttura del provvedimento, è di porre la parola fine alla misura, dopo che già a fine maggio sono stati raggiunti i 33,3 miliardi di euro stanziati fino al 2026.

A questo punto, per chi ha avviato i lavori di ristrutturazione a valle delle autorizzazioni ricevute dall’Enea non dovrebbero esserci eccessivi problemi. Diverso lo scenario se il contratto con l’impresa è stato firmato, ma si è in attesa del via libera della banca alla cessione del credito: in questo caso sarebbe prudente bloccare la procedura e attendere eventuali novità normative. Le parti possono risolvere il contratto o il privato può comunicare all’impresa la propria volontà di non avviare i lavori in attesa che si chiarisca la situazione. Se invece i lavori sono già iniziati, ma manca la concessione del credito bancario, dipende: se la ditta dei lavori ha anticipato i fondi per iniziare la ristrutturazione, spetterà a quest’ultima decidere se bloccare il cantiere. La famiglia o il condominio saranno risarciti solo se è stata preventivamente siglata una polizza con una simile copertura.

In sostanza, un nuovo ginepraio nel quale rischiano di restare incastrati tanti cittadini onesti.

A cura di: Luigi dell'Olio

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