Mutui: il tasso variabile torna ad essere più conveniente del fisso
Per chi oggi richiede un mutuo a 20 o 30 anni, il variabile torna ad essere la scelta economicamente più vantaggiosa. Una condizione che non si verificava da oltre due anni e che potrebbe portare a una graduale inversione nelle preferenze dei consumatori.
Dopo quasi due anni di dominio incontrastato del tasso fisso, il mercato dei mutui casa in Italia torna finalmente a una condizione di equilibrio, registrando il tanto atteso sorpasso, in termini di convenienza, del mutuo a tasso variabile sul mutuo a tasso fisso. È un ritorno alla normalità che sembrava ancora lontana e che invece si è concretizzata in anticipo rispetto alle attese degli operatori, che prevedevano il sorpasso entro fine anno.
Dal 2022, la crisi inflazionistica e i conseguenti aumenti dei tassi da parte della BCE hanno avuto un impatto diretto e profondo sul mercato dei finanziamenti immobiliari. I tassi variabili legati all’Euribor sono cresciuti in modo esponenziale, raggiungendo livelli ben superiori a quelli fissi, da sempre considerati più stabili ma storicamente più onerosi.
Il risultato è stato che oltre il 99% delle nuove richieste di mutuo si sono orientate verso il tasso fisso, considerato l’unico rifugio sicuro in un contesto di estrema incertezza. Per più di un anno il variabile è stato quasi del tutto abbandonato, ritenuto troppo rischioso, anche in ottica di medio termine.
La svolta del 2024: BCE e tassi in discesa
La situazione ha cominciato a cambiare a partire da giugno 2024, quando la Banca Centrale Europea ha dato il via al primo di una serie di sette tagli consecutivi dei tassi d’interesse. Dopo un lungo periodo di stretta monetaria, la politica di Francoforte è tornata espansiva, nel tentativo di sostenere la ripresa e dare respiro a famiglie e imprese.
Nonostante nel 2024 il TAN medio del tasso variabile sia diminuito di oltre un punto percentuale, questa opzione è rimasta significativamente meno vantaggiosa rispetto al tasso fisso, almeno fino al primo trimestre del 2025, quando un’ulteriore discesa del tasso di interesse del variabile ha ridotto il divario tra le due tipologie di finanziamento.
A maggio l’inversione di rotta, con il variabile che sorpassa il fisso e i dati di MutuiOnline.it che rilevano i seguenti valori:
- il tasso variabile medio (TAN) è sceso al 2,82%, rispetto al 2,94% del tasso fisso medio;
- il minimo variabile è addirittura calato al 2,45%, mentre il miglior tasso fisso disponibile è fermo al 2,43%, ormai quasi pari.
In sintesi, per chi oggi richiede un mutuo a 20 o 30 anni, il variabile torna a essere la scelta economicamente più vantaggiosa, anche a parità di durata e importo. Una condizione che non si verificava da oltre due anni e che potrebbe portare a una lenta ma graduale inversione anche nelle preferenze dei consumatori.
Il ritorno del tasso variabile: la reazione del mercato
Il ritorno del tasso variabile come opzione economicamente vantaggiosa segna un passaggio simbolico importante nel mercato dei mutui italiani. Dopo un lungo periodo di squilibrio, il sistema torna a offrire alternative valide, da valutare in base alle reali esigenze del cliente.
Se, dunque, è vero che negli ultimi 18 mesi quasi tutte le richieste si sono orientate sul tasso fisso, l’evoluzione attuale potrebbe invertire lentamente la tendenza. La “memoria” del recente passato è ancora forte e molti mutuatari restano prudenti, ma per i profili più flessibili — giovani, chi punta a estinzione anticipata o mutui brevi — il variabile torna a essere un’opzione reale.
Inoltre, l’offerta commerciale si sta già adeguando: crescono le promozioni su mutui variabili con cap, quelli con switch automatico o piani misti, pensati per garantire flessibilità e protezione nel caso di eventuali rialzi futuri.
Il consiglio è di non fermarsi al tasso fisso per abitudine, ma valutare attentamente, anche attraverso una simulazione online, la soluzione di mutuo più adatta alle proprie attese e alla capacità di spesa.
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