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Casa: segnali positivi per i piccoli centri urbani

L’attività immobiliare dei comuni non capoluogo, grazie alla buona qualità della vita e ai servizi a misura d’uomo, nel 2021 hanno richiamato un vivace interesse: l’andamento dei prezzi è migliore rispetto a quanto visto nelle grandi città. Le potenzialità di cittadine come Livorno, Trieste, Monza.

30/05/2022
vista città di trieste
Andamento mercato immobiliare nei piccoli centri urbani

Il mercato immobiliare italiano continua a lanciare segnali positivi. Nonostante le turbolenze dei mercati, l’inflazione e le incertezze che derivano dal conflitto in Ucraina, o forse proprio per questi motivi (che allungano non poche ombre sul capitale dei risparmiatori), la domanda di casa non si è arrestata, così come il desiderio di acquistare la prima casa o di migliorare quella già esistente. Il ‘mattone’ ha così sperimentato nel 2021 una buona intonazione, via via migliorata sulla scorta dell’accresciuta domanda dei giovani (stimolata dalle agevolazioni sui mutui under 36 del Governo) sia per l’intenzione degli acquirenti di anticipare gli effetti sui mutui del trend rialzista dei tassi d’interesse visto nell’ultima parte dell’anno. La ripresa delle attività nel post-pandemia ha risvegliato anche la domanda degli investitori.

Il passo migliore dei comuni non capoluogo

Il 2021, secondo le rilevazioni dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, si è chiuso con 749 mila compravendite con una crescita del 34% rispetto al 2020 e del 24% rispetto al 2019. Da un’analisi più approfondita della tendenza, spicca il livello di transazioni realizzato nei comuni non capoluogo, che rivela un passo migliore rispetto a quelli registrati nei capoluoghi.

A livello di quotazioni, nella seconda parte dello scorso anno queste sono cresciute in tutte le realtà territoriali, un passo migliore rispetto al semestre precedente. Le grandi città hanno registrato un recupero dei prezzi dell’1,8%, l’hinterland delle grandi città dell’1,3% e i capoluoghi di provincia dell’1,9%. Quest’ultima performance testimonia il crescente interesse che registrano realtà a misura d’uomo dopo l’esperienza dei lockdown.

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La buona qualità della vita e servizi a misura d’uomo

Nel dettaglio, secondo la ricerca, che ha preso in esame i mercati di alcune cittadine, lo sprint più significativo messo a segno nel secondo semestre (rispetto ai primi sei mesi dell’anno) è stato segnato dalla piazza immobiliare di Pisa: +11,7%. Subito dietro, con un progresso del 10,6%, si è classificata Udine. Più distanti, ma sempre con miglioramenti di tutto rispetto, anche Livorno e Arezzo (+8,3% per entrambe), Barletta (+7,9%), Trieste e Pesaro (+7,6% per entrambe), Vercelli e Ravenna (+7,1% per entrambe), Trento (+6,8%), Prato (+5,1%), Pistoia (+5%), Monza (+4,8%) e Ferrara (+4,6%). Ma cos’è che attrae dei piccoli centri urbani? Il loro fascino, oltre al fatto che offrono servizi più a misura d’uomo, consiste soprattutto nella buona qualità di vita (ad esempio aree verdi, mare vicino).

Le potenzialità di cittadine come Livorno, Trieste, Monza

L’attenzione degli osservatori, in particolare, si è soffermata su alcune realtà. La prima è Livorno dove i prezzi, dopo la corsa del 2021, sono attesi allungare ulteriormente alla luce dei previsti lavori di riqualificazione e potenziamento del porto. Si conferma l’ottimo trend di Trieste, che ormai da diversi semestri evidenzia un recupero dei valori. Infatti, il capoluogo del Friuli da tempo è oggetto di interesse di acquisti da parte di investitori nazionali e internazionali e in più ha in essere il progetto di riqualificazione del porto Vecchio. Sugli scudi anche Pesaro, Ravenna e Trento. Monza ha dalla sua la vicinanza al capoluogo lombardo, tanto che molti milanesi si stanno trasferendo nella cittadina brianzola. Da segnalare poi che diversi capoluoghi della classifica sono anche sede di importanti poli universitari.

Si accorciano i tempi di vendita

Il ‘termometro’ preferito dagli addetti ai lavori per monitorare lo stato di salute del mercato immobiliare, ovvero i tempi di vendita di un’abitazione, punta nettamente sul bello. I tempi di vendita, secondo lo studio, si riducono ulteriormente sia nelle grandi città sia nei capoluoghi di provincia: nelle prime si registrano 114 giorni contro i 118 di un anno fa, nelle seconde 138 giorni contro 146 giorni dello stesso periodo del 2021. Nell’hinterland delle grandi città, dove occorrono 144 giorni, si segnala una diminuzione di tredici giorni. Nel dettaglio, e parlando dei comuni non capoluogo, i tempi di vendita più veloci si registrano a Vicenza (89 giorni), Taranto (100 giorni), Modena (104 giorni) e Trento (106). Chiudono la classifica Bergamo (118) Ferrara, Viterbo (119 giorni per entrambe) e Varese (121).

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A cura di: Fernando Mancini

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