Boom del crowdfunding: alti rendimenti, ma occhio ai rischi
L’Osservatorio Fintech di PwC lo indica tra i settori a più rapido tasso di sviluppo e uno studi del Politecnico di Milano parla di un vero e proprio boom in atto. Il social lending e l’equity crowdfunding stanno uscendo via via diventando segmenti sempre più rilevanti.
L’Osservatorio Fintech di PwC lo indica tra i settori a più rapido tasso di sviluppo e uno studi del Politecnico di Milano parla di un vero e proprio boom in atto. Il social lending e l’equity crowdfunding stanno uscendo da una dimensione di nicchia per diventare segmenti di mercato dotati di una propria rilevanza.
Una tendenza dovuto a un duplice interesse: quello di chi cerca un prestito o del capitale, e per questa strada trova un’alternativa o quanto meno una soluzione complementare al canale bancario; l’investitore, che in questo modo può diversificare rispetto a obbligazioni e azioni che per differenti motivi oggi offrono un potenziale di guadagno tendenzialmente limitato.
Il crowdfunding immobiliare
Secondo l’Osservatorio Crowdinvesting curato dalla School of Management del Politecnico di Milano, nel corso del 2020 i portali italiani specializzati nell’immobiliare hanno raccolto 34,3 milioni di euro, mettendo a segno una crescita nell’ordine del 76%, che è superiore alla media del settore (+63%).
Partito un po’ in sordina, ha guadagnato rapidamente terreno grazie soprattutto ai rendimenti offerti, che si aggirano intorno al 10-11% lordo annuo (somma dalla quale va tolto il prelievo fiscale del 26%, come per tutti gli investimenti finanziari a eccezione dei titoli di Stato, tassati al 12,5%). Un rendimento promettente, considerato che oggi buona parte del reddito fisso offre rendimenti negativi, mentre l’azionario è da settimane alle prese con una correzione tra i timori che l’inflazione persista per diversi trimestri e la prospettiva di un rialzo dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali, che inevitabilmente andrebbe a penalizzare la marginalità.
Il crowdfunding consente di investire in un progetto immobiliare direttamente dal divano di casa o dell’ufficio, prestando denaro o diventando soci dell’operazione di sviluppo (il rendimento indicato è riferito a questo secondo filone, di gran lunga il più sviluppato).
La carta della trasparenza
I portali di settore pubblicano il business plan di ciascun progetto immobiliare e questo è un segnale di trasparenza, anche se più formale che sostanziale. Quanti, infatti, sono in grado di saggiare il livello di rischio di un’operazione di questo tipo dalla sola scheda descrittiva offerta dal proponente? Di positivo c’è che vengono forniti aggiornamenti con scadenza trimestrale sullo stato dei lavori, il numero di immobili venduti e così via, cosa che aiuta a seguire con una certa costanza l’andamento dell’operazione.
Di contro c’è che non si tratta di investimenti garantiti (la controparte è una società privata, di solito di ridotte dimensioni e non un colosso industriale o addirittura uno Stato).
Come scegliere
Tra gli aspetti che è bene valutare prima di scegliere, uno dei più importanti è relativo all’analisi di chi sviluppa l’operazione. Nel momento in cui raccoglie denaro, ci mette anche del capitale proprio? Un altro criterio di selezione è relativo all’affidabilità del portale: Da quanto tempo esiste? Quante operazioni ha già completato e con quale esito? Alcuni si avvolgono, poi, di advisor autorevoli che assegnano un rating a uno specifico progetto immobiliare, una sorta di pagella sulla sua affidabilità.
In definitiva è il caso di prendere seriamente in considerazione questa forma di investimento? Come per ogni altro ambito non esiste una risposta univoca: molto dipende dalle caratteristiche del singolo investitore, dagli obiettivi di vita che si prefigge di raggiungere, dalla sua propensione al rischio (non si tratta di asset quotati, per cui non possono essere liquidati in caso di necessità, ma solo a scadenza, per quanto breve, di solito non superiore a un anno e mezzo), oltre che da come sono stati impiegati gli altri risparmi personali. Come sempre quando si parla di investimenti, la diversificazione è la regola numero uno da seguire per limitare i rischi e puntare a una valorizzazione complessiva del portafoglio sostenibile nel tempo.
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