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Bonus casa: le alternative alla detrazione diretta

In merito ai bonus casa, oltre ad accedere alla detrazione diretta, per l’anno in corso viene confermata la possibilità di cedere il credito a chi effettua i lavori o a intermediari finanziari. Un'alternativa da valutare con grande attenzione, alla ricerca della soluzione migliore.

07/01/2022
elegante condominio di appartamenti
Alternative alla detrazione diretta per il bonus casa

Almeno per quest’anno e il prossimo il bonus più generoso della storia per chi effettua lavori domestici è confermato. Infatti la detrazione del 110% (rispetto al costo sopportato per la ristrutturazione) è stata confermata. La condizione per accedere a questo beneficio è mettere in atto lavori che garantiscano un miglioramento della pagella energetica non inferiore a due classi. Poi nel 2024 la detrazione scenderà al 70% e nel 2025 al 65%. Tagli importanti che mettono seriamente a rischio il ricorso a questo strumento da parte delle famiglie, considerato che il gioco potrebbe non valere la candela, data la complessità delle procedure richieste, ben maggiore rispetto ai bonus casa tradizionali.

Insomma c’è tempo, ma nemmeno molto, considerato ad esempio che occorre convocare un’assemblea condominiale, vagliare diverse proposte di lavori, convincere eventuali condomini contrari e procedere con l’approvazione definitiva.

Le alternative

Oltre alla detrazione diretta, per l’anno in corso viene confermata la possibilità di cedere il credito a chi effettua i lavori o a intermediari finanziari, con questi ultimi che sono interessati al business perché guadagnano dal differenziale tra quanto versano al privato (di solito intorno al 100%) e quanto ottengono dallo Stato rilevando la titolarità del beneficio fiscale.

Le due alternative resteranno in vita fino al 2024 non solo per il superbonus, ma anche in merito a bonus ristrutturazioni al 50%, ecobonus, sismabonus, bonus facciate, bonus per le colonnine di ricarica trainate e misure per chi installa un impianto fotovoltaico.

Nell’ambito delle ristrutturazioni, tra gli interventi per i quali è possibile optare per la cessione e lo sconto, sono stati inseriti quelli “volti alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali anche a proprietà comune”.

Se si opta per cessione e sconto in fattura, resta obbligatorio richiedere il visto di conformità di un soggetto abilitato, che attesterà la sussistenza dei requisiti necessari a ottenere la detrazione. Allo stesso tempo, sarà necessario ottenere un’asseverazione di congruità delle spese, seguendo il medesimo schema già utilizzato per il superbonus.

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Arrivano i prezzari

Intanto, tra le novità del 2022 c’è l’arrivo dei prezzari per contrastare le truffe – consistenti in prezzi gonfiati per massimizzare il beneficio fiscale - rilevate dall’Agenzia delle Entrate che ammonterebbero già a oltre un miliardo di euro.

Da qui la decisione di prevedere tabelle che indichino i prezzi medi regionali delle varie componenti necessarie per le ristrutturazioni. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito, inoltre, che la congruità delle spese può essere attestata anche in assenza di Sal (il documento relativo allo stato di avanzamento lavori), sempre che il cantiere sia stato avviato. Da segnalare anche che il visto di conformità non è obbligatorio se la dichiarazione viene presentata direttamente dal contribuente attraverso l’utilizzo della dichiarazione precompilata predisposta dall’Agenzia delle Entrate (modello 730 o modello Redditi), oppure tramite il sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale (modello 730).

Misure ad hoc per gli incapienti

Per concludere, la proroga della possibilità di optare per lo sconto in fattura o di cedere a terzi i crediti d’imposta, generati da alcuni interventi edili, consente anche ai contribuenti incapienti (quelli che non hanno un’Irpef sufficiente a coprire la detrazione spettante) e ai forfettari o ai minimi (quelli che pagano l’imposta sostitutiva del 5% o del 15% e che per il 110% devono eseguire gli interventi) di beneficiare di questi bonus edilizi, non direttamente tramite la detrazione nel 730, bensì attraverso la riduzione del debito da pagare verso il fornitore, in caso di sconto in fattura, o tramite l’incasso del prezzo della cessione del credito d’imposta.

A cura di: Luigi dell'Olio

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