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Banche italiane promosse all’esame europeo di solidità

Secondo gli ultimi stress test condotti dalle autorità europee, le banche italiane – spesso considerate meno redditizie, ma più prudenti – beneficiano di margini migliorati, grazie a tassi d’interesse più alti e qualità media degli attivi stabilizzati.

Luigi Dell'Olio
A cura di Luigi Dell'Olio

Esperto di prodotti finanziari

primo piano dell'ingresso di una banca
Stress test: le banche italiane tra le più solide

Le banche italiane hanno superato gli esami europei in merito alla solidità patrimoniale. Uno scenario in netto miglioramento rispetto a qualche anno fa, che pone le basi per un ulteriore allargamento dei cordoni della Borsa nella concessione di prestiti e di mutui casa.

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Stress test bancari: cosa sono e come funzionano?

Gli stress test bancari sono simulazioni in cui le autorità di vigilanza (EBA e BCE) misurano la resistenza degli istituti a uno scenario avverso: recessione prolungata, tensioni geopolitiche e dazi globali.

L’esercizio misura quanto si ridurrebbe il capitale CET1 (il capitale primario di qualità) entro due anni, confrontando un ipotetico scenario di base con uno avverso. Non si tratta di un test di passaggio o bocciatura: serve a valutare la robustezza patrimoniale e come le banche reagirebbero in caso di shock.

Le banche italiane tra le più solide sotto stress in Europa

Secondo l’ultimo stress test condotto su 64 banche europee (pari al 75% degli attivi bancari dell'Ue), le perdite aggregate stimabili ammontano a circa 547 miliardi di euro, ma il CET1 ratio medio del campione scenderebbe dal 15,8% al 12,1%, molto meglio rispetto al test del 2023.

L'Italia si distingue positivamente nel confronto continentale: l’impatto patrimoniale medio atteso è di 150 punti base (1,5%), tra i più bassi d’Europa. Mentre in Francia e Germania il capitale CET1 si assottiglierebbe fino a circa 400 punti base (intorno al 9–10%), in Italia le banche mantengono margini decisamente più solidi anche in condizioni difficili.

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Cosa dicono le pagelle dei principali istituti di credito italiani?

Tra i principali istituti italiani: Iccrea – che accorpa buona parte delle banche di credito cooperativo – segna un CET1 che può passare dal 23,3% al 21,3%. Nel caso di Mps, il range va dall’18,3% al 17,1%, mentre Bper dal 15,8% al 14,1%. Bene anche le due big nazionali del settore: UniCredit: dal 16% al 12,5% e Intesa Sanpaolo: dal 13,3% al 12,0%. A chiudere il quadro è Banco Bpm, dal 15% all’11,4%.

A questo proposito, va ricordato che il buon andamento degli indici patrimoniali consente agli istituti di rispettare i requisiti regolamentari con un margine più ampio, facilitando così l’espansione del credito senza appesantire il rischio complessivo.

Bilanci ripuliti dopo numerosi interventi di rafforzamento patrimoniale

Le banche italiane – spesso considerate meno redditizie, ma più prudenti – beneficiano di margini migliorati, grazie a tassi d’interesse più alti e qualità media degli attivi stabilizzati. Il sistema bancario italiano è ancora sensibile alla questione della qualità dei crediti deteriorati Non Performing Loans (NPL), ma negli anni recenti ha registrato progressi significativi grazie sia ad aumenti di capitale, sia a piani di ristrutturazione e accordi con specialisti, che hanno permesso la gestione interna di quote residue, limitando il ricorso al tribunale.

Il risultato è un calo costante degli NPL lordi e netti nel sistema: un trend che migliora la qualità del credito e la percezione degli investitori sul sistema bancario italiano. Inoltre, l’aumento dei tassi – dal 2021 in poi – ha migliorato i margini di interesse delle banche, cioè la differenza tra i tassi ai quali si finanziano gli istituti e quelli praticati alla clientela, alla quale vengono concessi i finanziamenti. Le banche italiane nel 2024-2025 hanno riportato ROE (ritorno sull’investimento) tra il 7% e il 12%, livelli buoni nel confronto europeo.

Tirando le file degli esami, il sistema bancario nazionale è più resiliente e preparato ad affrontare uno scenario macroeconomico negativo. Tuttavia, resta essenziale mantenere adeguati buffer e continuare nella riduzione dei crediti deteriorati per sostenere la stabilità e continuare a finanziare l’economia reale, vale a dire imprese e famiglie.

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