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Aste immobiliari in forte crescita

Nella prima metà del 2022 in Italia si sono svolte 108.137 aste immobiliari, vale a dire il 16,1% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ma il 17,5% in meno rispetto alla prima metà del 2019. Segnali di ripresa, anche se non ancora di normalizzazione.

27/06/2022
martello dell'asta che batte
Andamento aste immobiliari primo semestre 2022

È un segnale di normalizzazione dopo i blocchi dovuti alla pandemia. Nel corso del primo semestre 2022 in Italia vi sono state 108.137 aste immobiliari, vale a dire il 16,1% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Anche se le operazioni restano sensibilmente inferiori (nell’ordine del 17,5%) rispetto al primo semestre del 2019, prima cioè dell’era Covid-19, che soprattutto nei primi mesi ha causato una paralisi delle procedure giudiziarie.

Verso un ritorno alla normalità

I numeri arrivano da un censimento di Reviva, startup che ha messo a punto un sistema basato su intelligenza artificiale, big data e marketing esperienziale con l’obiettivo di aumentare il numero di immobili venduti all’asta ed evitare così la svalutazione dovuta alle numerose aste andate deserte.

Infatti, se passano tre anni o anche più dal pignoramento al momento in cui l’immobile viene aggiudicato, inevitabilmente lo stesso – disabitato e non oggetto di manutenzione – perde di valore. Peccato che il prezzo al quale viene proposto raramente venga aggiornato, così si rischia di assistere a un continuo inseguirsi tra tentativi di vendita, senza arrivare a un esito positivo. Per questa ragione, oltre che per liberare i debitori e rilanciare il patrimonio immobiliare, è fondamentale vivacizzare il settore.

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I prezzi medi

Secondo lo studio, la somma dell’offerta minima (vale a dire il prezzo a cui sono andati in asta gli immobili), nel primo semestre di quest’anno è arrivato a quota 14,8 miliardi di euro, con un aumento del 23,3% rispetto al 2021. Per quanto riguarda la tipologia degli immobili interessati, invece, il 34,6% è non residenziale (laboratori, uffici, locali commerciali, alberghi e così), mentre il residenziale è tornato ad occupare la maggioranza dell’offerta, con un 54,6% che inverte il trend verificatosi durante la pandemia. Un altro segnale, dunque, di avvicinamento alla normalità.

“Nonostante il dato positivo, che dimostra la ripresa del settore, non possiamo non sottolineare un valore più preoccupante, ossia un forte aumento del valore medio degli asset residenziali”, commenta Giulio Licenza, co-founder di Reviva. “Se infatti nel 2021 l’offerta media minima era di 82.473 euro, ora che sono tornati in asta tutti gli immobili relativi alle procedure sospese, molti dei quali per la prima volta o comunque con un minor numero di ribassi e quindi a prezzo più alto, il valore medio è schizzato a 112.264 euro e questo rischia di tagliare fuori una fetta consistente di potenziali acquirenti posti davanti ad un aumento dei prezzi del 36% in un solo anno”, aggiunge l’esperto.

Inoltre, sottolinea come il mercato immobiliare sia alle prese con un trend positivo, con i prezzi in crescita, soprattutto sul fronte del nuovo, complice il rallentamento delle nuove costruzioni dovuto alla pandemia, a fronte di una richiesta di soluzioni efficienti dal punto di vista energetico in forte crescita. “Per le aste, questa rappresenta una grande opportunità: essendo la domanda superiore agli immobili disponibili nel libero mercato, l’acquirente finale potrebbe trovare nelle aste la soluzione alla propria ricerca”, aggiunge Licenza.

Spinta dalla telematica

Un altro dato significativo che emerge dalla ricerca è l’impennata delle aste telematiche, cresciute del 243% rispetto al 2019 e ormai divenute maggioritarie rispetto alle vendite classiche in presenza o miste.

Per partecipare a un’asta telematica, conclude l’esperto, occorre essere muniti di pec, firma digitale e passare attraverso un processo di compilazione estremamente lungo e complesso, “con il risultato che un gran numero di offerte vengono considerate invalide o comunque vengono esclusi buona parte dei privati che sono normalmente sprovvisti di questi strumenti, con un risultato anche in questo caso negativo sulle vendite”. Una constatazione che porta ad auspicare una semplificazione delle procedure.

A cura di: Luigi dell'Olio

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