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Tassi, rialzi verso fine corsa

Cosa aspettarsi dalla Bce nelle prossime sedute? È il quesito che si pongono addetti ai lavori e mutuatari alla luce delle dichiarazioni degli esponenti dell'istituto di Francoforte e delle aspettative di inflazione relativamente ai prossimi mesi. Ecco cosa attendersi.

18/05/2023
aumento dei tassi di interesse per incremento inflazione
Rialzo tassi: cosa attendersi

Non siamo ancora al picco, ma il rialzo dei tassi ufficiali da parte della Banca centrale europea si avvicina verso la fine. Un fatto positivo sia per i mutuatari attuali (a tasso variabile) e quelli futuri (senza distinzioni), sia per chiunque acceda a un finanziamento.

Una corsa mai così veloce per i tassi

Mai nel futuro vi era stata una tale rapidità nella stretta. A inizio giugno dello scorso anno i tassi ufficiali erano ancora a zero e oggi siamo saliti al 3,75%, dopo l’ultimo rialzo di inizio maggio limitato a 25 punti base, in rallentamento rispetto alle scelte precedenti. Mai nel passato vi era stata una tale rapidità nella stretta e, se fino a questo momento la domanda di finanziamenti ha tenuto, proseguendo su questa strada c’è un rischio concreto di una brusca frenata.

Nella conferenza stampa convocata a fine sessione, la presidente Christine Lagarde ha sottolineato che le prospettive per l’inflazione rimangono “troppo alte e troppo a lungo” e questo apre le porte a nuovi rialzi. “Non stiamo facendo nessuna pausa nel rialzo dei tassi… abbiamo ancora strada da percorrere”, ha spiegato. Per poi aggiungere che tutti i membri dell’organismo sono d’accordo con la decisione di proseguire su questa strada, una precisazione evidentemente in risposta alle voci che parlavano di un braccio di ferro in corso tra colombe e falchi.

“Stiamo vedendo l'inflazione calare, per il risultato del calo significativo dei prezzi energetici, ma non abbiamo ancora visto l'impatto completo che desideriamo per tornare al nostro target dell'inflazione al 2%”, ha aggiunto.

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Cosa attendersi sul fronte dei tassi da qui in avanti

Detto del passato, cosa attendersi da qui in avanti? Secondo la maggior parte degli analisti, nella riunione del 15 giugno dovrebbe essere deciso un altro rialzo di 25 punti base, mentre nel meeting del 27 luglio è atteso uno stop. Ma non è detto che si tratti della fine del ciclo rialzista. Considerato che le decisioni sui tassi producono effetti sul mercato dopo sei-nove mesi, l’istituto di Francoforte potrebbe prendersi una pausa – probabilmente tutta l’estate – per saggiare l’impatto delle misure fin qui adottate. Anche perché, se è vero che per statuto la Bce ha come obiettivo quello di portare l’inflazione in prossimità del 2%, quindi meno di un terzo rispetto a oggi, è pur vero che nuove strette rischiano di aggravare il ciclo economico, avvicinando il Vecchio Continente verso la recessione.

Il primo banco di prova è per fine mese, quando verrà pubblicato il dato sull’inflazione nell’Eurozona. Allora si capirà se il rimbalzo registrato dai prezzi ad aprile rispetto a marzo è stato un episodio limitato o se, invece, davvero il trend discendente che aveva caratterizzato il semestre precedente si è fermato.

Le ultime stimate della Bce sono per un’inflazione intorno al 3% a fine anno (5,3% nell’intero 2023), con un ritorno all’obiettivo del 2% intorno a metà 2025 del. Quanto ai dati italiani l’inflazione, salita quasi al 9% nel 2022, scenderà al 6,5 nel 2023 e si porterà al 2% nel 2025, secondo quanto previsto dalla Banca d’Italia.

Tutto questo nella consapevolezza che siamo calati in uno scenario in continua evoluzione, all’interno del quale ogni previsione rischia di avere un corto respiro. Secondo gli analisti di Berenberg, l’inflazione “potrà scendere sotto il 3% nel quarto trimestre (di quest’anno, ndr), con volatilità sui dati mensili”, ma sempre che non vi siano nuove tensioni particolari in campo geopolitico.

Intanto la Federal Reserve americana ha deciso di eliminare i riferimenti a nuovi aumenti dei tassi. Una mossa letta dal lato come il primo passo verso uno stop – quanto meno temporaneo – ai rialzi. E finora la Banca centrale europea ha sempre seguito le mosse dell’istituto di Washington, sebbene con qualche settimana di ritardo.

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Crédit Agricole Italia 2,70% € 405,60 2,87%
Credem 2,70% € 405,60 2,92%
Webank 3,15% € 429,74 3,25%
Banco BPM 3,00% € 421,60 3,26%
Banca Sella 3,15% € 429,74 3,34%
BNL - Gruppo BNP Paribas 3,15% € 429,74 3,34%
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A cura di: Luigi dell'Olio

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