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Tassi: l’inflazione fa più paura della guerra

Ritocco all’insù di 25 punti base per i tassi di Regno Unito e Stati Uniti, saliti rispettivamente a 0,75 e nella fascia tra 0,25 e 0,50 per cento. La mossa è dettata dalle persistenti spinte inflative, anche se i banchieri ammettono timori per l’andamento dell’economia a causa della guerra.

25/03/2022
Carrello della spesa che trasporta il segno percentuale sulle montagne russe
Andamento rialzista dei tassi d'interesse per l'inflazione

Chi si aspettava che la guerra in Ucraina potesse rallentare l’indirizzo rialzista ‘anticipato’ dalle principali Banche centrali è rimasto deluso. La prima a muoversi è stata la Fed, a cui si è subito adeguata la BoE. L’Istituto statunitense ha alzato il tasso dei fondi federali di 25 punti base, portando la fascia di riferimento a 0,25-0,50%: è la sua prima stretta in oltre tre anni, dopo che (marzo 2020) aveva abbassato i saggi per contrastare la crisi provocata dalla pandemia.

Da parte sua, la Bank of England (con una votazione a grande maggioranza: 8 a favore e uno contrario) ha alzato i tassi della stessa misura, portandoli allo 0,75% dallo 0,50%. L’impressione degli esperti è che il ‘là’ sia stato lanciato e, a stretto giro, altri Istituti potrebbero seguire la strada tracciata dalla Fed e dalla BoE.

Negli Usa attesi entro quest’anno altri sei rialzi

A muoverle è il timore che l’inflazione diventi incontrollabile, timore che prevale sui rischi di una frenata della crescita. Non lo nasconde il Presidente della Fed, Jerome Powell, che ha ammesso che l’inflazione Usa è “troppo alta” ed è pronto a fare i “passi necessari” per contrastarla. Da rilevare che in febbraio l’inflazione Oltreoceano si è arrampicata ai massimi degli ultimi 40 anni, al 7,9%. Un livello che non ha fatto altro che confermare l’agenza dei rialzi della Fed, nonostante i dubbi generati dalla guerra: il dot plot (il grafico che sintetizza le attese dei Banchieri membri del FOMC, il braccio operativo della Fed), che viene aggiornato ogni tre mesi, prevede infatti per quest’anno ancora sei rialzi dei tassi d’interesse (contro i 3 di dicembre).

Regno Unito, attesa una stretta fino al 2% entro fine anno

La BoE, da parte sua, non esclude che ci possa essere un’ulteriore modesta stretta nei prossimi mesi, anche se ci sono rischi per una sua qualsiasi decisione, che potrebbe impattare sull’inflazione e sul ciclo. Insomma, la guerra in Ucraina è un’incognita anche Oltremanica, al punto che nessuno dei membri dell’Istituto ha spinto per un aumento di 50 punti base (come il mercato temeva) perché più preoccupati dei rischi di ribasso della crescita. Tuttavia, osserva Mark Dowding, Ceo di BlueBay, si vedono chiari segni di disancoraggio delle aspettative di inflazione nel Regno Unito, così come prove di crescita dei salari a causa del mercato del lavoro rigido. Di conseguenza, l’esperto pensa che la BoE continuerà ad alzare i tassi, portandoli al 2% entro fine anno.

Bce: cambi dei tassi con opzionalità, gradualità e flessibilità

L’Eurozona, a causa della sua ‘vicinanza’ alla guerra (geografica ed economica), probabilmente subirà uno shock più marcato rispetto a quello previsto negli Usa. Gli esperti di BlueBay prevedono che l’impatto comporterà il dimezzamento della crescita (ora stimata vicino al 2%), rendendo possibile uno stimolo fiscale. Tuttavia, tutte le opzioni per la Bce rimangono aperte. Lo ha spiegato bene la stessa Presidente, Christine Lagarde: i futuri adeguamenti dei tassi, quando arriveranno, saranno graduali. La Bce ha assicurato che intende agire rispettando 3 direttive: opzionalità, gradualità e flessibilità. Lo scenario spinge a credere che quest’anno non ci sarà alcuna stretta del credito. Anzi, secondo gli analisti c’è la possibilità che il piano di Qe venga allungato e non accorciato.

A cura di: Fernando Mancini

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