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Inflazione e tassi: cosa attendersi nei prossimi mesi

Quando inizierà a tagliare i tassi ufficiali la Banca centrale europea? E quale sarà l'impatto sui mutui sia a tasso fisso, sia variabile? Al momento non è possibile rispondere con sufficiente approssimazione a queste domande, ma qualche elemento può essere utile a districarsi.

17/01/2024
sacchetto con scritta inflazione e freccia in su
Prospettive per inflazione e tassi per il 2024

“I tassi (ufficiali, ndr) hanno raggiunto il loro picco”. Nei giorni scorsi Christine Lagarde si è limitata a rispondere così a quanti le chiedevano indicazioni sulla politica monetaria, nella consapevolezza di quanto sia importante l’atteso allentamento monetario per rilanciare mutui e prestiti. Se la presidente della Bce resta estremamente abbottonata, qualche indicazione in più è possibile ricavarla dagli ultimi dati relativi al carovita.

Forte rallentamento per i prezzi, ma rimbalzo in vista

L’inflazione è in frenata, in Italia più che altrove. A dicembre l’indice dei prezzi al consumo, segnala l’Istat, è cresciuto dello 0,2% su base mensile e dello 0,6% su base annua (era stato dello 0,7% a novembre). Per fare un confronto, a dicembre 2022 il progresso sui dodici mesi era stato nell’ordine dell’11,6%. In media, nel 2023 i prezzi sono cresciuti del 5,7%, in netto rallentamento rispetto all’8,1% dell’anno precedente.

Tornando a considerare il solo mese di dicembre, il merito del rallentamento è tutto dei beni energetici, i cui prezzi sono calati nell’ordine del 41,7% rispetto all’ultimo mese del 2022, mentre ad esempio i prodotti alimentari hanno fatto segnare un +5,8% e i trasporti un +1,4%. Con l’inflazione di fondo ancora sostenuta, gli analisti stimano che da gennaio, ma soprattutto da febbraio, quando il confronto tendenziale sarà con prezzi energetici già molto bassi, il carovita tornerà sostenuto. Se non su livelli d’allarme, verosimilmente sopra quel 2% indicato dalla Bce come ideale.

Intanto, a livello di Eurozona, c’è già un piccolo rimbalzo in atto, con l’inflazione di dicembre al 2,9%, mezzo punto in più rispetto a quanto registrato a novembre, con i prezzi di alimentari, alcolici e tabacco a +6,8% rispetto a dodici mesi prima.

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La stella polare Usa

È utile dare uno sguardo anche a quanto accade negli Stati Uniti, dove il surriscaldamento dell’economia è partito prima e di conseguenza anche la stretta sui tassi, con la Fed che alla fine dell’autunno ha stimato almeno tre tagli per l’anno da poco cominciato. Oltreoceano l’inflazione è risalita al 3,4% a dicembre, tre decimali in più rispetto a dicembre, con il valore al netto di energia e cibo che invece è risultato al 3,9%. A livello mensile l’inflazione è aumentata dello 0,3% rispetto allo 0,1% di novembre.

Alla luce di questo andamento, la quota degli operatori di mercato che attende l’avvio dell’allentamento monetario già a marzo è scesa dal 75 al 65%. Un livello comunque consistente, all’interno di un percorso che stima sei tagli quest’anno, mantenendo quindi intatto l’ottimismo rispetto all’outlook fornito dalla Banca centrale. Se si allunga l’orizzonte fino a giugno, le previsioni di almeno un taglio sfiorano il 90%, anche se resta l’incognita legata al mercato del lavoro: infatti, negli Usa la quota di chi ha presentato nuove richieste di sussidi di disoccupazione è in costante calo, mentre i salari si stanno surriscaldando.

Cosa aspettarsi in Europa

Tornando all’Eurozona, Lagarde ha detto di non poter ancora chiarire l’orizzonte per i prossimi mesi, limitandosi a un esercizio teorico: “Se vinciamo la lotta contro l'inflazione, e se siamo certi che l'inflazione sarà effettivamente al 2%, a quel punto i tassi cominceranno a scendere”. Intanto gli indici di mercato cominciano a muoversi: è soprattutto l’IRS ad aver fatto segnare nelle ultime settimane un ribasso, che migliora le condizioni per chi sottoscrivere un mutuo a tasso fisso. Per l’Euribor, parametro di riferimento del mutuo a tasso variabile, fin qui la contrazione è stata minima.

Se anche in questo caso si guarda alle stime degli operatori, sintetizzati dai futures sull’Euribor, il primo taglio è atteso all’inizio dell’estate, con il ritmo che dovrebbe accelerare nell’ultimo quarto del 2024.

La Bce prevede che l'inflazione oscillerà tra il 2,5% e il 3% per gran parte di quest'anno, per attestarsi all’1,9% di media nel 2025. Due le incognite: l’andamento del costo del lavoro ed eventuali impennate dei prezzi energetici per il conflitto esploso nello Yemen. I dati di fine primo trimestre su questi due fronti potranno offrire un quadro più chiaro per le politiche della Bce nel resto dell’anno.

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A cura di: Luigi dell'Olio

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