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È partita la caccia ai terreni del metaverso

 Investimento a medio termine o semplice trading speculativo per generare rendimento. Possono esserci diverse ragioni dietro l'acquisto di un terreno nel metaverso. Sta di fatto che la domanda è sempre più calda. Alla scoperta del nuovo trend legato all'Internet economy.

30/12/2021
tavolo con persone con tablet e telefoni
È partita la caccia ai terreni del metaverso

Lo sviluppatore immobiliare digitale Republic Realm ha acquistato 66mila metri quadri virtuali mettendo sul piatto 913mila dollari. Mentre Boson si è fermato a 704mila dollari per comprare gli spazi necessari a costruire un centro commerciale virtuale. Sono solo alcuni degli acquisti effettuati dai big dell’It per acquistare terreni nel metaverso. Si tratta di una nuova febbre dell’oro che offre opportunità anche ai cittadini o si sta producendo una bolla speculativa, destinata presto o tardi a esplodere? Cerchiamo di capirlo partendo da una fotografia di questa nuova dimensione.

Di cosa si tratta

Cominciamo col dire che non esiste un singolo metaverso, ma esistono diversi “mondi” in costruzione che si qualificano in questo modo. Si tratta di dimensioni virtuali a cavallo tra tecnologia e social media – i casi più noti sono The Sandbox, Decentraland, CryptoVoxels e Somnium Space – nei quali ciascuna persona in carne e ossa può proiettarsi come un proprio alter ego virtuale e partecipare a eventi, interagire con altri, giocare, acquistare prodotti o fare business. Si tratta di mondi virtuali differenti tra loro, ma con un tratto comune: la decentralizzazione, il che significa un limitato potere di indirizzo da parte della società che ha creato queste nuove dimensioni, con tutto il resto che viene costruito dal basso, affidato alle esigenze che emergono tra gli utilizzatori. Un po’ come avviene per la blockchain, la tecnologia alla base del decollo delle criptovalute. 

Tra utilizzo e trading

Per avere una propria presenza stabile occorre acquistare una porzione di suolo, un terreno digitale, senza alcun asset fisico legato a esso. La proprietà di quel terreno viene certificata attraverso la tecnologia della blockchain. Gucci, Ralph Lauren, Microsoft, Nvidia, Microsoft e soprattutto Facebook sono alcune tra le aziende più famose che stanno investendo nella dimensione del metaverso.

Chi acquista suoli nel metaverso, lo fa – al pari di ciò che accade nel mondo reale – mosso o dall’obiettivo di sfruttarlo per cose di proprio interesse o con l’intento di rivenderlo in futuro a prezzo maggiorato e generare così un guadagno. In entrambi i casi, si tratta di un investimento caratterizzato da un elevato livello di rischio, considerato che a oggi non è possibile sapere se e, di conseguenza quale, dei vari metaversi esistenti (o di quelli che verranno in futuro) si affermerà. L’esempio di Second Life, che una quindicina di anni fa ha creato grandi aspettative proprio intorno all’ambizione di creare alter ego virtuali e poi si è in buona parte sgonfiato, è indicativo di quanto siano incerte le prospettive quando si parla di aziende ad alto tasso di innovazione. Occorre non solo ideare soluzioni in grado di cambiare radicalmente il mercato esistente, ma anche indovinare la tempistica giusta, evitando di arrivare troppo presto rispetto allo sviluppo della domanda di mercato. 

Le origini del nome

La parola metaverso è stata coniata dallo scrittore Neal Stephenson, che per prima l’ha utilizzata per indicare l’ambiente virtuale in cui viveva l’avatar digitale del protagonista di “Snow Crash”, romanzo pubblicato nel 1992 (un’altra era geologica a considerare la rapidità con cui si sviluppa il mondo digitale). Successivamente, diverse pellicole cinematografiche di fantascienza hanno messo in scena il metaverso, a partire da “Ready Player One”, film del 2018 diretto da Steven Spielberg (adattamento del romanzo “Player One”, scritto da Ernest Cline), proiettato nel 2045, quando l’inquinamento e la sovrappopolazione hanno trasformato le città in baraccopoli, spingendo le persone a transitare verso un mondo virtuale. Quest’ultimo è denominato Oasis (Ontologically Anthropocentric Sensory Immersive Simulation) ed è caratterizzato dal fatto che i nuovi abitanti possono prendere parte a esperienze fuori portata nel mondo dal quale provengono, dalle danze volanti ai combattimenti con armature medievali. 

Le incognite

Dunque il metaverso sarà il futuro o rischia di rivelarsi un flop? A guardare l’interesse diffuso tra le aziende It, la bilancia sembra propendere verso la prima opzione, anche se in passato non sono mancati casi di innovazioni che hanno tradito le promesse.

Molto dipenderà, poi, dalle implicazioni in tema di sicurezza, a cominciare dalla gestione della privacy. Nei prossimi mesi potrebbero arrivare le prime risposte in merito.

A cura di: Luigi dell'Olio

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