Così l’inflazione incide su mutui vecchi e nuovi
Dall'inflazione non arrivano segnali di frenata. Con il carovita arrivato a sfiorare il 6%, anche i tassi applicati sui mutui cominciano a risentirne e verosimilmente il trend si rafforzerà nei mesi a venire. Ecco come attrezzarsi per i nuovi contratti e quelli esistenti.
Con l’inflazione in crescita del 5,7%, un livello che in Italia non si vedeva dal 1995, è il momento di giocare in difesa. Puntando a minimizzare l’impatto sul proprio portafoglio laddove possibile. Vale anche per i mutui, che solitamente sono la forma di finanziamento più consistente di ogni famiglia. Proviamo a capire cosa cambia con il carovita per i finanziamenti vecchi e nuovi, per quelli a tasso fisso e variabile.
I contratti di mutuo già esistenti e l'inflazione
Cominciamo col dire che nulla cambia per chi ha in essere un mutuo a tasso fisso. Quando lo ha acceso, ha accettato di pagare qualcosa in più rispetto all’opzione variabile proprio per avere le spalle coperte in futuro. Quindi, che i prezzi al consumo scendano o salgano, che la Bce adotti una stretta sui tassi o li lasci ancora a lungo a zero, nulla cambierà.
Per chi ha in essere un mutuo a tasso variabile, finora è cambiato poco o nulla, dato che l’indice di riferimento per questi contratti, l’Euribor® a 3 mesi, resta in negativo, intorno a -0,50%. Qualora l’indicatore dovesse salire improvvisamente, o in ogni caso per chi volesse rimettersi al riparo da questa eventualità, ci sono due strade percorribili. La prima consiste nel rinegoziare il mutuo con la propria banca, passando al fisso, con l’istituto che non è tenuto necessariamente ad accettare. La seconda è la surroga, cioè il trasferimento del debito a un’altra banca e la trasformazione della quota rimanente in finanziamento a tasso fisso.
In entrambi i casi si tratta di operazioni che non comportano spese extra, anche le spese del notaio necessario per la surroga sono a carico della nuova banca.
Migliori mutui a tasso variabile di oggi:
Cosa scegliere oggi
Lo scenario cambia per chi sta progettando di sottoscrivere un mutuo. Se non vi è un impatto sul variabile, l’Eurirs a 20 anni, l’indice che costituisce il riferimento per i mutui a tasso fisso (a questo valore va aggiunto lo spread per arrivare a determinare il tasso finale), è in salita e oggi si attesta intorno all’1,2%, un valore quattro volte superiore rispetto a dodici mesi fa. Un trend dovuto proprio all’impennata dell’inflazione. Dunque, chi oggi sottoscrive un mutuo a tasso fisso si trova a pagare qualcosa in più rispetto ai mesi scorsi. Con il risultato che il tasso finale per i sottoscrittori di solito parte dall’1,20%, anche se poi molto dipende dall’importo richiesto rispetto al totale della spesa e dalle garanzie offerte dal mutuatario.
In ogni caso, il confronto online aiuta a risparmiare: si pensi che la media delle migliori offerte a 20 e 30 anni su Mutuionline.it è di 0,95%, oltre mezzo punto percentuale in meno dei tassi medi. Resta invece sempre ai minimi storici il tasso variabile medio che si attesta sullo 0,77%.
Lo scenario resta comunque favorevole, tanto che crescono sia le richieste, sia la durata media delle stesse, arrivata ormai a 24 anni. È possibile risparmiare ulteriormente se si punta sui mutui green, che a 20-30 anni presentano un tasso medio dell’1,29% contro l’1,58% di quelli tradizionali nell’opzione fissa, dello 0,58% contro lo 0,77% in quella variabile.
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