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Così l’inflazione spinge il mercato immobiliare

Negli ultimi mesi le famiglie italiane si trovano a fare i conti con una novità inattesa: un brusco rialzo dei prezzi relativi ai beni di consumo. Uno scenario che incide sia sulle scelte di consumo, sia su quelle d'investimento. Con ricadute anche sull'immobiliare.

18/01/2022
inflazione
Come l'inflazione spinge il mercato immobiliare

Da qualche mese le famiglie e le aziende (italiane e non solo) si trovano a fare i conti con un fenomeno al quale non erano abituate da tempo: il ritorno prepotente dell’inflazione. Un fenomeno che incide negativamente sulla capacità di consumo, ma spinge gli investimenti, soprattutto quelli immobiliari. Cerchiamo di capire perché.

Le ragioni del caro-prezzi

A dicembre, in Italia i beni di consumo hanno registrato una crescita media del 3,9% rispetto a dodici mesi prima, mettendo a segno il rialzo più consistente dal 2008. In particolare, hanno subito una brusca accelerazione rispetto al mese precedente (dal +1,2% al +2,4%) i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, mentre i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto sono passati dal +3,7% di novembre al +4,0%, sempre nel confronto annuo.

L’inflazione opera come una tassa occulta perché erode i patrimoni e il potere d’acquisto. Se ho risparmi per mille euro e li tengo fermi sul conto corrente a fronte di un’inflazione del 3%, dopo dodici mesi quei soldi varranno 970. E così via, fino a dimezzare il valore in caso nel caso in cui questo livello del carovita dovesse persistere per venti anni.

Lo stesso vale per i salari: se questi ultimi non salgono al passo con l’inflazione, il potere d’acquisto (cioè la capacità di comprare la medesima quantità di prodotti del passato) si riduce in maniera proporzionale.

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L’influenza sul mattone

Per queste ragioni, l’inflazione incide negativamente sulla propensione ai consumi delle famiglie, mentre l’aspettativa di inflazione spinge ad accelerare gli investimenti. Un esempio può aiutare a comprendere meglio le dinamiche che intervengono: se mi aspetto che un’abitazione tra un anno costerà il 5 o il 10% in più rispetto a oggi, tenderò ad anticipare a oggi l’acquisto in modo da risparmiare.

Questo a maggior ragione se, come oggi, i tassi dei mutui sono particolarmente contenuti, intorno all’1% di Taeg secondo le rilevazioni di MutuiOnline.it. Di fatto, quindi, oggi indebitarsi per comprare casa non solo è a buon mercato, ma addirittura inferiore al tasso di inflazione. Nei fatti, è come se la banca pagasse il mutuatario per finanziarsi.

Le prospettive in Italia

A detta degli esperti, quello da poco iniziato si annuncia come un anno molto interessante per l’immobiliare italiano per una serie di ragioni. Innanzitutto la ripresa economica, che non sarà forte come nel 2021 (quando il Pil ha fatto segnare un +6,3% secondo le stime preliminari), ma comunque dovrebbe segnare un progresso intorno al 4%, tanto da riportare la ricchezza nazionale sopra i livelli pre-pandemici.

Poi c’è il tema dei prezzi: tra il 2010 e il 2020 i prezzi delle case in Italia sono calati in media del 15%, a fronte di un aumento del 26% come media nell'Unione europea e nel lungo termine il differenziale tende a restringersi.

Intanto l’atteggiamento delle banche resta accomodante, con ampia disponibilità a concedere mutui, dato che questi finanziamenti mantengono livelli di insolvenze particolarmente limitate. Infine va segnalato l’ampliamento della platea di mutuatari anche ai giovani under 36, dopo che il Governo ha alzato dal 50 all’80% la garanzia pubblica per i richiedenti più giovani.

A cura di: Luigi dell'Olio

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