Come cambierà il Catasto
Voci di imposte che schizzano verso l’alto e ipotesi di paralisi per il mercato immobiliare. La prospettiva di una riforma del Catasto sta creando grande clamore, ma cosa potrebbe effettivamente cambiare per le famiglie italiane? Proviamo a fare il punto.
Voci di imposte che schizzano verso l’alto e ipotesi di paralisi per il mercato immobiliare. La prospettiva di una riforma del catasto sta creando grande clamore. Proviamo a mettere in ordine le informazioni emerse fino a questo momento per capire cosa potrà cambiare per le famiglie italiane.
Approvata la delega per la Riforma. Cosa significa?
“Una legge generale che andrà riempita di contenuti”. Le parole del presidente del Consiglio, Mario Draghi, vanno al cuore della delega approvata dal Governo che punta a riformare l’intero sistema fiscale del nostro Paese.
La delega comprende dieci articoli: una volta individuate le priorità, spetterà al governo emanare entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi di attuazione. In sostanza nulla è stato deciso al momento, per cui tutte le informazioni che circolano sono solo delle ipotesi, difficili da giudicare nella loro attendibilità?
Cresceranno le imposte per gli italiani?
“Non cambia l’imposizione fiscale su case e terreni” e “nessuno pagherà di più o di meno”. Draghi è intervenuto a più riprese negli ultimi giorni in merito alle principali preoccupazioni legate alla riforma. Lo ha fatto quando il consiglio dei ministri ha approvato la delega e – nuovamente – dopo l’incontro con il leader della Lega, Matteo Salvini.
La riforma sarà a costo zero?
Molto probabilmente no, ma la cosa non è in contrasto con le rassicurazioni del governo sui mancati aumenti delle imposte. L’obiettivo è accelerare sulla lotta all’evasione. Nonostante i progressi degli ultimi anni, ci sono ancora circa 1,2 milioni di immobili sconosciuti al Fisco.
Perché riformare il Catasto?
Il sistema di calcolo delle rendite ha oltre 50 anni. Queste ultime sono calcolate considerando il numero di vani, la destinazione d’uso dell’immobile e la zona in cui si trova. Questo perché erano state pensate affinché corrispondessero all’affitto ottenibile da un’eventuale locazione. Questo criterio è ormai superato e inoltre ci sono evidenti sperequazioni: alcune abitazioni dei centri cittadini, più datate come data di costruzione (e quindi di accatastamento), hanno valori catastali inferiori a quelle nuove ubicate in periferia e costruite più di recente.
La riforma del Fisco in generale, e del Catasto in particolare, è tra le priorità che il governo si è dato per dimostrare all’Unione europea che l’Italia ha voglia di diventare un Paese moderno ed efficiente. Infatti, la concessione dei fondi legati al Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) è legata a verifiche semestrali della stessa Ue sull’impiego dei fondi precedenti e sulla capacità riformatrice del Paese.
Cosa cambierà in concreto?
Come detto all’inizio, su questo punto siamo ancora nel campo delle ipotesi. L’unica certezza è che si punterà ad attribuire a ciascuna unità immobiliare, oltre alla rendita catastale, anche “il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base, ove possibile, ai valori normali espressi dal mercato”, per usare le parole della delega. Insomma, valori più attuali e meno sperequazioni.
La riforma del Catasto fisserà in sostanza le basi imponibili, sulle quali poi vengono applicati i moltiplicatori per determinare tributi come Imu, Iva, Irpef e così via. Inoltre previsti meccanismi di adeguamento periodico in relazione alle mutazioni delle condizioni del mercato immobiliare.
Il lavoro riformatore durerà fino al termine del 2025. Le novità saranno applicabili solo a partire dal 2026.
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