⏰ In 30 secondi:
- Tasso Federal Funds Usa salito al 3,75%-4%, dopo il rialzo BCE;
- In Italia, i tassi sui mutui dipendono principalmente da Euribor e IRS;
- Rata del mutuo variabile in aumento, margine sul fisso ridotto.
Il 16 settembre la FED ha alzato di 25 punti base il tasso sui Federal Funds, portandolo nella fascia 3,75%-4%. È il primo aumento dal 2023. Una settimana prima, anche la BCE aveva deciso una stretta della stessa entità, con il tasso sui depositi salito al 2,50%.
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Dopo oltre tre anni, la Federal Reserve torna ad aumentare il costo del denaro. Nella riunione del 16 settembre, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha deciso all’unanimità di alzare di 25 punti base l’intervallo obiettivo sui Federal Funds, portandolo al 3,75%-4%. Una scelta motivata soprattutto dalla necessità di contrastare un’inflazione che, sottolinea la Banca Centrale americana, resta elevata.
Verosimilmente, la stretta non resterà isolata. Le nuove proiezioni pubblicate dalla FED (le cosiddette “dot plot”) indicano che la maggioranza dei membri del comitato considera appropriato un ulteriore rialzo entro la fine di quest’anno.
Le stime della Banca Centrale vedono inoltre l’inflazione PCE al 3,7% come media del 2026, un livello molto distante dall’obiettivo del 2%, mentre la crescita del Pil è prevista al 2,3%.
Il cambio di rotta americano arriva in un momento nel quale anche in Europa la politica monetaria è tornata a farsi più restrittiva. Il 10 settembre, la BCE ha aumentato di 25 punti base i tre tassi di riferimento, portando quello sui depositi al 2,50%.
Per chi ha un mutuo casa in Italia la decisione della FED non produce un aumento automatico della rata. I mutui a tasso variabile dipendono principalmente dall’Euribor, che risente soprattutto delle attese sulla politica monetaria della BCE, mentre per i nuovi mutui a tasso fisso il riferimento è l’IRS, a sua volta influenzato dall’andamento dei rendimenti obbligazionari europei.
La politica monetaria americana può tuttavia avere effetti indiretti. Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato finanziario mondiale e i rendimenti dei Treasury (i titoli di Stato Usa) influenzano il costo del capitale a livello internazionale.
Tassi americani più elevati possono quindi esercitare pressioni anche sui rendimenti delle obbligazioni europee e, attraverso questo canale, sulle condizioni alle quali le banche raccolgono denaro e concedono credito.
La stretta della FED assume ancora più importanza perché arriva pochi giorni dopo quella della BCE. Le due principali Banche Centrali occidentali stanno quindi inviando nello stesso momento un segnale di maggiore attenzione all’inflazione, che non sembra voler arrestare la propria corsa, sospinta dall’impennata dei prezzi dell'energia come conseguenza del conflitto in Medio Oriente.
Alla base della decisione di Francoforte c’è soprattutto la nuova accelerazione dei prezzi. L’inflazione dell’area euro è salita al 3,3% ad agosto dal 2,9% di luglio, mentre la componente energetica ha raggiunto il 14,3%. Le nuove proiezioni indicano un carovita medio al 3% nell’anno in corso, per poi rallentare al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028.
La conseguenza è che lo spazio per una politica monetaria più accomodante si è ridotto. La BCE ha comunque ribadito che le prossime decisioni saranno prese sulla base dei dati e dell’evoluzione delle prospettive di inflazione, senza impegnarsi in anticipo su uno specifico percorso dei tassi.
Per le famiglie italiane questo è il passaggio più importante: se la FED contribuisce a definire lo scenario finanziario globale, sono soprattutto le decisioni di Francoforte a incidere sulle condizioni del credito nell’area euro.
Il cambiamento di scenario è già visibile sul mercato italiano. Secondo le simulazioni pubblicate da MutuiOnline.it dopo la decisione della BCE, il TAN medio dei mutui a tasso variabile si colloca intorno al 3,05%. Anche il fisso si è mosso al rialzo nelle ultime settimane, con un TAN medio superiore al 3,4%, complice l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato tedeschi che influenza gli indici IRS.
Si è così ridotto il vantaggio del variabile rispetto al fisso. Secondo MutuiOnline.it, il differenziale tra le due formule è sceso da circa 66 a 41 punti base. Su un mutuo da 120.000 euro a 20 anni, la rata del variabile è passata da circa 653 a 668 euro al mese, con un risparmio rispetto al fisso ridotto a poco più di 25 euro mensili.
Per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso fisso non cambia nulla: rata e tasso restano quelli stabiliti dal contratto. Diversa la situazione per chi ha un finanziamento a tasso variabile, perché l’andamento dell’Euribor può riflettere le aspettative sulle prossime mosse della BCE.
Per chi deve invece accendere oggi un nuovo mutuo, il quadro richiede maggiore attenzione. Il vantaggio iniziale del variabile si è ridotto e il percorso dei tassi è diventato meno prevedibile rispetto a pochi mesi fa. Molto dipenderà dall’inflazione e dalle prossime decisioni della BCE, ma anche dall’andamento dei mercati obbligazionari internazionali.
La doppia stretta arrivata nel giro di pochi giorni da Francoforte e Washington segna dunque un cambio di scenario.
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Crédit Agricole Italia | 2,99% | € 421,06 | 3,24% |
| Banco di Sardegna | 3,05% | € 424,31 | 3,25% |
| BPER Banca | 3,05% | € 424,31 | 3,29% |
| Banco di Desio e della Brianza | 3,20% | € 432,47 | 3,37% |
| Credem | 3,13% | € 428,65 | 3,41% |
| Intesa Sanpaolo | 3,33% | € 439,61 | 3,53% |
| Banca Sella | 3,50% | € 449,04 | 3,70% |
| Webank | 3,65% | € 457,46 | 3,77% |
| Banca Monte dei Paschi di Siena | 3,55% | € 451,84 | 3,82% |
| UniCredit | 3,55% | € 451,84 | 3,85% |
Nel primo trimestre, il tasso medio italiano è rimasto stabile al 3,37%, secondo i dati dell’European Mortgage Federation. Il confronto europeo mostra differenze marcate: in Spagna il tasso medio è del 2,72%, mentre in Germania sale al 3,75%. Per chi cerca un mutuo in Italia, la scelta tra fisso e variabile dipende anche dalla capacità del mutuatario di sostenere un’eventuale variazione della rata.
Dopo un avvio d'anno stabile, IRS ed Euribor sono saliti progressivamente fino a toccare i massimi nel mese di settembre. A destabilizzare i tassi ha contribuito la mossa della BCE del 10 settembre, che apre un ultimo trimestre da monitorare con attenzione.
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