⏰ In 30 secondi:
- La BCE alza i tassi al 2,5%, riducendo il risparmio dell'indicizzato;
- Il gap tra rata fissa e indicizzata si assottiglia progressivamente;
- Cresce la domanda di alternative come il tasso variabile con cap.
Il 10 settembre la BCE ha alzato i tassi di interesse ufficiali nell’ordine di 25 punti base, portandoli al 2,5%. L'effetto sui mutui a tasso variabile nelle prossime settimane ridurrà il margine di risparmio mensile, spingendo la crescita del tasso variabile con cap.
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La stretta BCE del 10 settembre potrebbe non essere un fatto isolato, bensì aprire le porte a una nuova stagione all’insegna della stretta monetaria. Perché, con l’inflazione che ad agosto si è attestata al 3,2% annuo e la prospettiva di ulteriori rialzi alla luce delle quotazioni raggiunte dall’energia, è verosimile che il carovita salirà ancora. Ad oggi, l’ipotesi più probabile stimata dal mercato è di ulteriori due rialzi da qui a giugno-luglio 2027, ma il quadro resta caratterizzato da una forte incertezza.
Oggi il tasso variabile presenta una convenienza iniziale con un TAN medio rilevato da Mutuionline.it del 2,8% contro il 3,46% del tasso fisso, ma il quadro potrebbe cambiare nei prossimi mesi: un eventuale rialzo dei tassi da parte della BCE avrebbe effetti diretti sull’Euribor, indice di riferimento del variabile, e ridurrebbe progressivamente il divario tra le due soluzioni.
Secondo le proiezioni realizzate da MutuiOnline.it per Milano Finanza, con il rialzo appena attuato, la convenienza del variabile in termini di rata mensile su un mutuo da 150.000 euro a 20 anni si riduce dai 50 euro attuali, ossia 817 euro contro 867 euro, a 31 euro al mese, dal momento che il TAN medio del tasso indicizzato all’Euribor dal 2,8% è atteso in rialzo al 3,05% e la rata raggiungerebbe gli 836 euro mensili. Sull’intera durata del mutuo, il risparmio sugli interessi scenderebbe dai circa 12 mila euro attuali a 7.500 euro.
In caso di un ulteriore aumento da 25 punti base entro la fine dell’anno, il TAN medio del variabile potrebbe inoltre avvicinarsi molto a quello del fisso, oggi al 3,46%, raggiungendo il 3,3%. In questo scenario, sul mutuo considerato in precedenza il risparmio mensile si ridurrebbe a 12 euro, con la rata del variabile che toccherebbe gli 855 euro, mentre sui 20 anni di mutuo il gap con il fisso scenderebbe ad appena 3 mila euro.
Nel caso invece di un mutuo a 30 anni da 150 mila euro con un valore dell'immobile di 200 mila euro, i dati di Mutuionline.it mostrano che la rata del variabile passerebbe da 616,34 euro a 636,46 euro con il primo rialzo, per poi arrivare a 656,93 euro con il secondo aumento, a fronte di una rata fissa ferma a 670,22 euro.
Nonostante un leggero rialzo registrato nell’ultimo mese dovuto al clima di incertezza geopolitica, il mutuo a tasso fisso continua a essere preferito dalla grande maggioranza dei richiedenti, perché consente di bloccare la rata a un tasso storicamente accettabile e proteggersi da possibili oscillazioni future. Nello scenario attuale, la scelta deve quindi tenere conto non soltanto della convenienza immediata, ma anche della propensione al rischio e della sostenibilità della rata nel lungo periodo.
Mentre si restringe la forchetta tra fisso e variabile, che assorbono rispettivamente il 94,2% e il 2,1% del totale delle richieste, negli ultimi mesi aumenta l’interesse per tipologie ibride e meno conosciute. Un esempio è il tasso variabile con cap che sfrutta i vantaggi del variabile, beneficiando di eventuali riduzioni dei tassi di mercato, proteggendo allo stesso tempo il mutuatario da possibili rialzi. Al momento della stipula del contratto viene fissato un tetto massimo, detto cap, oltre il quale il tasso di interesse non può salire.
Secondo le rilevazioni effettuate il 3 settembre sul portale di Mutuionline.it, la miglior offerta per questa tipologia di finanziamento su un mutuo ventennale da 150 mila euro ha un TAN del 2,71% per una rata pari a 810,29 euro, con il limite massimo del tan fissato al 4,25%.
Nel trimestre in corso, il tasso variabile con cap assorbe il 2,5% del totale delle richieste, quota in netta crescita rispetto allo stesso periodo del 2025, quando questa tipologia di finanziamenti veniva chiesta soltanto dallo 0,3% dei mutuatari.
Un altro esempio è il tasso misto, una soluzione che combina le caratteristiche del tasso fisso e del tasso variabile. Il contratto prevede la possibilità, a determinate scadenze o condizioni stabilite in partenza dall’istituto di credito, di passare dal fisso al variabile o viceversa, consentendo al mutuatario di adattare il finanziamento all'evoluzione dei tassi di mercato e alle proprie esigenze.
Sul portale di Mutuionline.it la miglior offerta di mutuo ventennale da 150 mila euro a tasso misto ha un tan del 2,71% per una rata pari a 810,29 euro. Questa tipologia di finanziamenti nel trimestre in corso assorbe l’1,2% del totale delle richieste, mentre un anno fa era l’1,1%.
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Banco di Desio e della Brianza | 3,25% | € 435,21 | 3,47% |
| Crédit Agricole Italia | 3,15% | € 429,74 | 3,49% |
| Banco BPM | 3,35% | € 440,71 | 3,62% |
| BPER Banca | 3,40% | € 443,48 | 3,66% |
| Credem | 3,33% | € 439,61 | 3,72% |
| Webank | 3,68% | € 459,15 | 3,80% |
| Banca Monte dei Paschi di Siena | 3,58% | € 453,52 | 3,85% |
| BNL - Gruppo BNP Paribas | 3,40% | € 443,48 | 3,86% |
| Intesa Sanpaolo | 3,74% | € 462,55 | 3,95% |
| Banca Sella | 3,75% | € 463,12 | 4,04% |
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