⏰ In 30 secondi:
- La BCE potrebbe alzare i tassi di 25 punti base il 10 settembre;
- Il margine di risparmio del variabile si sta riducendo;
- La maggioranza dei mutuatari italiani preferisce il tasso fisso.
Tassi verso il secondo rialzo BCE dell'anno, spinti da un'inflazione tornata sopra il 3%. Il tasso variabile, finora più conveniente del fisso, rischia di avvicinarsi in fretta, riducendo progressivamente il margine di risparmio per chi ha legato la rata all'indice Euribor.
⏰ In 30 secondi:
Il prossimo 10 settembre la BCE si riunisce per la sesta volta quest'anno, e questa volta la direzione sembra tracciata: i mercati scommettono su un nuovo aumento dei tassi di riferimento di 25 punti base, il secondo del 2026 dopo quello di giugno.
A spingere Francoforte verso la stretta è l'inflazione, tornata al 3,3% ad agosto nell'Eurozona, un livello lontano dall'obiettivo del 2% e tra i più alti degli ultimi tre anni, alimentato dalla crisi energetica legata al protrarsi del conflitto in Medio Oriente.
Se la previsione si confermasse, il tasso sui depositi salirebbe dal 2,25% al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali toccherebbe il 2,65% e quello sui rifinanziamenti marginali il 2,90%.
Tuttavia, se le tensioni geopolitiche dovessero proseguire e l'inflazione restare sui livelli attuali, gli analisti non escludono un'ulteriore stretta entro la fine dell'anno.
Prima ancora dell'eventuale decisione di giovedì, i tassi sui mutui casa hanno cominciato a riflettere il nuovo scenario. Secondo l'Osservatorio di MutuiOnline.it, ad agosto il TAN medio del variabile si è mantenuto stabile al 2,80%, dopo essere già salito a luglio per effetto del rialzo BCE dell'11 giugno.
Il fisso, invece, ha continuato a correre: nello stesso mese è passato dal 3,35% di luglio al 3,46%, un balzo di circa 10 punti base legato soprattutto all'andamento dei Bund tedeschi a 30 anni, il benchmark che le banche utilizzano per calcolare gli indici IRS alla base dei mutui a tasso fisso.
Il rendimento di questi titoli di Stato ha raggiunto nelle ultime settimane i livelli più alti degli ultimi quindici anni, specchio dell'incertezza che continua a pesare sui mercati.
Se giovedì arrivasse davvero un aumento di 25 punti base, l'effetto sul variabile sarebbe immediato: secondo le simulazioni di MutuiOnline.it, il TAN medio dei mutui indicizzati all'Euribor salirebbe al 3,05%, riducendo il divario con il fisso dagli attuali 66 punti base a 41.
Su un mutuo da 120.000 euro a 20 anni, questo significherebbe vedere ridursi il vantaggio del variabile sulla rata mensile dagli attuali 40 euro (653 euro contro 693) a soli 25 euro, con la rata del tasso indicizzato che salirebbe a 668 euro. Sul totale degli interessi pagati in vent'anni, il risparmio scenderebbe di conseguenza da circa 9.600 euro a 5.900 euro.
Le curve forward dell'Euribor per il 2026 suggeriscono che la stretta potrebbe non fermarsi qui: l'indice a 1 mese, oggi al 2,32%, è atteso salire fino al 2,69% entro fine anno, mentre quello a 3 mesi dovrebbe passare dal 2,65% al 2,90%.
Non è quindi da escludere che, oltre al rialzo previsto per giovedì, la BCE ne decida un altro da 25 punti base già nei primi mesi del 2027. In quello scenario, il TAN medio del variabile salirebbe fino al 3,30%, portando il divario con il fisso a soli 16 punti base, ipotizzando quest'ultimo stabile.
Sul mutuo preso a esempio la differenza sulla rata si ridurrebbe a 10 euro al mese, con il variabile a 683 euro, mentre il risparmio complessivo sugli interessi scenderebbe a poco più di 2.350 euro.
In un contesto in cui il vantaggio del variabile si assottiglia mese dopo mese, non stupisce che la maggioranza dei mutuatari italiani continui a preferire la rata bloccata: nei primi otto mesi del 2026 il tasso fisso ha raccolto il 92,2% delle richieste totali di mutuo registrate da MutuiOnline.it, contro appena il 3,6% del variabile.
Si tratta di una preferenza spiegabile con la maggiore tranquillità offerta da una rata costante per tutta la durata del finanziamento e da livelli di tasso che, pur in rialzo rispetto allo scorso anno, restano storicamente accettabili.
Per chi cerca oggi stabilità, il tasso fisso resta dunque la soluzione più indicata, mentre il variabile può essere valutato da chi è disposto ad assorbire possibili aumenti della rata.
Inoltre, qualora i tassi dovessero scendere in futuro, sarà sempre possibile beneficiare di condizioni migliori attraverso la surroga del mutuo, trasferendo gratuitamente il mutuo presso un'altra banca.
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Crédit Agricole Italia | 2,99% | € 421,06 | 3,24% |
| Credem | 3,06% | € 424,85 | 3,34% |
| Banco di Desio e della Brianza | 3,20% | € 432,47 | 3,37% |
| Banco di Sardegna | 3,30% | € 437,96 | 3,51% |
| Banco BPM | 3,20% | € 432,47 | 3,51% |
| Intesa Sanpaolo | 3,33% | € 439,61 | 3,53% |
| BPER Banca | 3,30% | € 437,96 | 3,54% |
| Banca Sella | 3,50% | € 449,04 | 3,70% |
| UniCredit | 3,45% | € 446,26 | 3,74% |
| Webank | 3,65% | € 457,46 | 3,77% |
Con i tassi di nuovo in salita, il mutuo si fa su misura: durate fino a 30 anni, rate sospendibili e possibilità di cambiare tasso. Gli sconti legati alle polizze, però, vanno valutati con attenzione: la copertura deve rispondere alle vere esigenze del cliente.
Dopo un avvio d'anno stabile, IRS ed Euribor sono saliti progressivamente fino a toccare i massimi nel mese di settembre. A destabilizzare i tassi ha contribuito la mossa della BCE del 10 settembre, che apre un ultimo trimestre da monitorare con attenzione.
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