Tassi a zero. Ed è boom di nuovi mutui
I tassi fissi sono ai minimi storici. È l’effetto del Coronavirus e delle politiche super-espansive delle banche centrali, impegnate in un whatever it takes insieme ai governi per salvare il reddito delle famiglie e le economie. Così l'Euribor® è sceso ben sotto lo zero e gli indici Eurirs sono vicino alla parità anche su scadenze trentennali. La pandemia dunque non ha abbattuto il mercato dei mutui, anzi ha aumentato anche l’importo medio dell’erogato e ha avvicinato i richiedenti al canale online (ne abbiamo parlato nell'ultimo Osservatorio di MutuiOnline sul mercato).
Effetto Covid sui tassi
Ma la ripresa dei mutui, tornati a maggio ai livelli pre lockdown, più che l'effetto di una rapidissima ripresa dell'economia (che è di là da venire) è proprio l'effetto dei tassi. In funzione del Covid e delle incertezze che ne conseguono, c’era stata in aprile una leggera ripresa dell’Euribor®, che però in maggio è tornato sui minimi e oggi quota a -0,46% a un mese e -0,27% a tre mesi. Hanno influito sul rialzo i movimenti interbancari perché gli istituti finanziari hanno provveduto a dotarsi di capitale di copertura. Sul lungo periodo invece sono rimasti stabilmente in calo gli indici Eurirs e anche rispetto ai valori di aprile c’è stato un ulteriore appiattimento verso il basso, con valori di poco superiori allo zero o in negativo. Fino a dieci anni il livello è a -0,10%, e tra i dieci e i trent’anni oscilla intorno alla parità. Questi livelli si sono trasmessi sui tassi dei mutui portando i fissi a pareggiare i variabili ed entrambi a stazionare verso quota 1%, sempre nel mese di maggio. I tassi fissi hanno dunque rafforzato la loro predominanza, che prosegue dal 2015 e che nel 2020 ha fatto sì che toccassero una quota del 95% del mercato: la ragione è chiara ed è che il tasso fisso consente di controllare la spesa del mutuo e fa sfumare la convenienza, solo potenziale, del tasso variabile. Tasso variabile che è danneggiato anche dai movimenti al rialzo, seppure effimero, dell’Euribor®. D'altronde, più in basso di così è difficile andare.
L'azione delle banche centrali
Per far fronte all'emergenza causata dalla pandemia, i tassi di riferimento della Bce, il cui prossimo incontro si svolgerà il 4 giugno, sono stati già portati a zero. La Fed - il cui prossimo meeting è invece atteso per il 10 giugno, ha tagliato i suoi tassi overnight nel range 0 - 0,25%, mentre la BoE si colloca allo 0,10%. Tassi negativi per Giappone (-010%) e Svizzera (-075%), che avevano questi livelli già prima dell'emergenza. Ma tutto il mondo industrializzato è strutturalmente a tasso zero, come analisti e banche d'affari statuivano ben prima che il Coronavirus stravolgesse ogni paradigma. Il mondo emergente, che ha iniziato a seguire l'Occidente sulla via dell'allentamento, vede livelli decisamnete superiori: 4% la reserve Bank of India e 4,35% la Banca Popolare Cinese. Si tratta di una novità: per gli emergenti anche misure non convenzionali rappresentano una prima volta e l'inizio di una nuova era per l'economia globale.
La direzione dei prossimi mesi
Cionostante, al di là dell'effetto su Euribor® e Euriris, le ultime politiche monetarie non hanno avuto l'effetto booster sull'economia che ebbero nel 2008-2009, anni di inizio della crisi dei subprime. Le banche centrali in quel momento avevano maggior spazio di manovra, nel 2020 i tassi erano già su livelli infimi e dunque l'effetto dell'ulteriore taglio è sttao meno evidente. Dunque da un lato le banche hanno rafforzato le politiche non convenzionali di allentamento quantitativo (QE), dall'altro stanno godendo del sostegno delle politiche fiscali. Questo mix genera pressione sul debito pubblico: per effetto di un più alto numeratore (il debito) e un più basso numeratore (il Pil) il rapporto debito/Pil italiano passerà dal 134% al 155% entro dicembre, secondo le stime Fmi. Il che rende qualsiasi investimento rischioso: l'obbligazionario perché infruttuoso, a causa di un rendimento nullo o negativo e l'azionario in preda a volatilità che si prevede in aumento esponenziale. L'immobiliare resta la terza via sempre verde per gli italiani, soprattutto in un momento in cui difficilmente i prezzi potranno aumentare. Questo rinnovato amore per i mutui prima casa (come accennato tornati sui livelli di gennaio appena concluso il lockdown) potrebbe essere il segnale di questo: della fame di occasioni a buon mercato nel mattone.
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