Gli enti locali rinegoziano i mutui con Cdp
Occasione mutui per gli enti locali. Con l’emergenza Covid, il governo, a braccetto con la Cassa depositi e prestiti, ha improntato un piano di rinegoziazione per supportare Comuni, Province, Città metropolitane, Unioni di Comuni, Comunità Montane, Regioni e Province Autonome. Si tratta della più estesa operazione di rinegoziazione dei mutui realizzata negli ultimi anni da Cdp, che coinvolgerà circa 7.200 enti territoriali per complessivi 135.000 mutui rinegoziabili e potrà liberare risorse fino a 1,4 miliardi di euro.
La platea dei mutui
Tra i prestiti rinegoziabili rientrano quelli in ammortamento al 1 gennaio 2020, inclusi quelli già oggetto di precedenti rinegoziazioni, ma esclusi quelli con debito residuo inferiore a 10.000 euro e con scadenza del piano di ammortamento successiva al 31 dicembre 2020. Ogni Comune potrà consultare l’elenco dei prestiti originari e le relative condizioni di rinegoziazione in una sezione attraverso il Portale Enti Locali e Pa del sito internet di Cdp, nella quale potrà essere interamente finalizzato l’iter istruttorio e contrattuale.
La proposta consentirà di differire al 31 luglio il pagamento della sola quota interessi della rata con scadenza 30 giugno mentre, a fine anno, dovrà essere corrisposto a titolo di quota capitale, lo 0,25% del debito residuo al 1.01.2020 dei mutui rinegoziati oltre alla quota interessi della rata ricalcolata con scadenza 31 dicembre. Il debito residuo verrà poi rimborsato con un piano di ammortamento alla francese della durata di 24 anni e l'operazione è basata sul principio dell'equivalenza finanziaria.
Questa metodologia consiste nell'individuare quel tasso di interesse post rinegoziazione tale per cui il valore attuale delle rate derivanti dal nuovo piano di ammortamento sia uguale al valore attuale delle rate previste dal piano di ammortamento ante rinegoziazione, vigente al momento della valutazione.
Quali mutui saranno esclusi
Tra i prestiti che non potranno essere rinegoziati ci sono, ad esempio, quelli intestati ad enti colpiti dagli eventi sismici del 2012 (Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto), del 2016 e 2017 (che hanno colpito le regioni Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria), e del 2017 (Isola di Ischia), per i quali la Cdp ha autorizzato il differimento del pagamento delle rate in scadenza nel 2020 di cui al piano di ammortamento originario. Non rinegoziabili sono anche i prestiti intestati ad enti morosi o in condizione di dissesto finanziario e i prestiti intestati ad enti che non abbiano approvato il bilancio di previsione 2020.
I documenti necessari
Per aderire all’iniziativa, la Cdp mette a disposizione di ciascun ente l’elenco dei prestiti rinegoziabili e rende note le condizioni applicate alla rinegoziazione tramite una sezione dedicata all’operazione sul suo sito Internet, grazie a un apposito applicativo informatico di gestione. La documentazione da presentare, che deve essere firmata digitalmente, deve essere trasmessa attraverso l’applicativo tranne che per la delegazione di pagamento. E dovrà comprendere la proposta contrattuale irrevocabile di rinegoziazione; la determinazione a contrattare; il modulo per l’attestazione dei poteri di firma del sottoscrittore del contratto; il consenso al trattamento dei dati personali ed informativa privacy; le delegazioni di pagamento in originale.
Vantaggi e svantaggi
La riduzione del tasso di interesse, la trasformazione del tasso da variabile a fisso, il recupero di risorse finanziarie di parte corrente sul presente esercizio e sugli altri dell'arco temporale del bilancio di previsione, sono solo alcuni dei possibili vantaggi dell'operazione. L'allungamento della vita media dei finanziamenti e la conseguente diminuzione nel lungo periodo della capacità di indebitamento dell'ente sono invece gli svantaggi più evidenti.
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