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Studenti fuori sede: il coronavirus svuota le stanze nelle città universitarie

Affitti brevi, i prezzi restano fermi a livello nazionale dopo l'emergenza coronavirus. A Bologna e a Milano la disponibilità delle camere per studenti e lavoratori fuori sede è quasi quadriplicata. Prima accaparrarsi una stanza nelle grandi città era invece un'impresa ardua.

07/09/2020 in MutuiOnline informa

L’emergenza coronavirus e il conseguente lockdown hanno avuto un forte impatto anche sul mercato immobiliare. Si sono letteralmente ‘svuotate’ le stanze affittate agli studenti e ai lavoratori fuori sede. Il fenomeno ha presentato come sfondo sia il Nord che il Sud Italia.

Durante questo periodo si registra, infatti, un’offerta con picchi che raggiungono anche il +290%, mentre in passato trovare una stanza libera è stata per tanti un’impresa faticosa. È questa la fotografia scattata dall’Ufficio Studi di Immobiliare.it, che traccia un bilancio sulle locazioni di stanze e posti letto nelle principali città universitarie. Le stanze libere, rispetto al 2019, sono oggi più che raddoppiate. Parliamo del +149%.

“Didattica a distanza, smart working e South working hanno fatto registrare quest’anno un boom dell’offerta di stanze e posti letto che in alcuni casi, come a Milano, risulta quasi quadruplicata rispetto al 2019 – commenta Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – Studenti e lavoratori che sceglievano soluzioni abitative transitorie, come quelle di una stanza singola o di un posto letto in una doppia, hanno preferito in molti casi abbandonare momentaneamente le città, in favore di spazi più ampi e di un risparmio sull’affitto”.

Dallo studio effettuato da Immobiliare.it emerge che è la città di Milano quella che presenta il maggior numero di stanze disponibili da affittare: +290% su base annuale. A seguire c’è Bologna (+270%) che si piazza in seconda posizione. L’offerta è triplicata a Padova (+180%) e Firenze (+175%) e raddoppiata a Torino (108%), Roma (+130%) e Napoli (+100%). In ultima posizione c’è Pisa, in cui si registra un incremento minore (+12%), ma comunque a doppia cifra rispetto al 2019.

Frenata sul caro prezzi

La maggiore disponibilità di camere nelle città universitarie e dunque l’aumento dell’offerta hanno avuto come conseguenza la stabilità dei prezzi. Nel 2020 non si registrano aumenti dei costi di questa tipologia di locazioni. I prezzi restano fermi a livello nazionale. Una buona notizia per i locatari.

Dallo studio emerge, addirittura, che in alcune città il prezzo è leggermente diminuito: a Bologna e Palermo una stanza singola costa il 9% in meno rispetto al 2019. Prezzi più bassi del 12% anche a Siena.

“Il confronto anno su anno ci rivela che, a fronte di un picco dell’offerta, i prezzi per ora tengono - continua Carlo Giordano - Il mercato immobiliare è più lento rispetto ad altri nell’assorbire il contraccolpo di avvenimenti esterni, come il Covid-19, ed è troppo presto per dire se ci sarà un impatto anche sul prezzo delle stanze in affitto. L’analisi dimostra infatti una situazione di sostanziale stabilità dei costi di questa tipologia di locazioni, che difficilmente registrano oscillazioni, in positivo o in negativo, superiori ai 10 punti percentuali”.

Quanto costa affittare una camera?

Ma quanto costa affittare una camera per motivi di studio o di lavoro? A guidare la classifica come città più cara in cui vivere fuori sede è Milano. C’è da dire, però, che nel capoluogo della Lombardia i prezzi delle singole sono rimasti effettivamente fermi rispetto al 2019 (565 euro al mese) e quelli dei posti letto in doppia sono calati del 7% (345 euro).

Roma si piazza in seconda posizione: qui vengono richiesti in media 438 euro per una singola e 287 euro per un posto in doppia. Ci sono poi Bologna e Firenze dove per affittare una singola sono necessari circa 400 euro. Per pagare meno di 400 euro bisogna andare a Venezia dove affittare una singola equivale a spendere 358 euro o a Napoli dove occorrono 338 euro per la singola. A Torino servono 330 euro.

Domanda destagionalizzata 

E se in questo periodo ci si ritrova da un lato con un boom dell’offerta e prezzi ancora fermi, dall’altro lato emerge una destagionalizzazione delle richieste.

“Quest’anno rileviamo quasi ovunque nel mese di agosto un aumento rispetto alla domanda consueta di questo periodo, indice che l’interesse c’è, ma si sta temporeggiando, in attesa di capire gli scenari che si prefigureranno”, conclude Carlo Giordano.

A cura di: Tiziana Casciaro

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Parole chiave

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