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Identikit di chi fa un mutuo in Italia

Dal censimento permanente della popolazione e delle abitazioni risulta che l’Italia è un Paese sempre più vecchio. Aumentano le persone dai 45 anni in su e l'età media si è innalzata di due anni rispetto al 2011: si è passati dai 43 a 45 anni. In media, si richiede un mutuo dai 36 anni in su.

17/12/2020 in MutuiOnline informa

Lavoratore a tempo indeterminato e di età compresa tra i 36 e i 45 anni. È questo l’identikit del mutuatario medio in Italia. Sono, infatti, soprattutto coloro che hanno un reddito certo a non avere alcuna difficoltà nell’accedere al credito.

A piazzarsi in seconda posizione ci sono poi i lavoratori autonomi, seguiti dai liberi professionisti e dai pensionati. Bassa la percentuale di lavoratori atipici destinatari di un mutuo.

Non sono pochi nemmeno i mutuatari che hanno un’età compresa trai 26 e i 35 anni e quelli tra i 46 e i 55 anni di età. Scivolano nelle ultime posizioni, invece, coloro che hanno un’età superiore ai 56 anni e quelli di età inferiore ai 26 anni.

Negli ultimi tempi, a spingere molte famiglie a comprare casa sono stati soprattutto i tassi di interesse ai minimi storici. A crescere, inoltre, è stata principalmente la surroga, che concede ai mutuatari la possibilità di trasferire il proprio mutuo da una banca a un’altra e di beneficiare delle condizioni più vantaggiose offerte dal mercato.

Un’opportunità importante per i debitori che possono cambiare banca e trovare condizioni contrattuali più convenienti. Nel passaggio dal vecchio al nuovo mutuo, inoltre, si possono modificare le condizioni del finanziamento, come il tipo di tasso di interesse e la durata del contratto. Non varia naturalmente l’importo del finanziamento.

L’Italia è un paese sempre più vecchio

Il nostro Paese ha i ‘capelli bianchi’. È quanto emerge dal censimento permanente della popolazione e delle abitazioni. Aumentano sempre di più le persone dai 45 anni in su, che passano dal 48,2% del 2011 al 53,5% del 2019. L’età media si è innalzata di due anni rispetto al 2011: si è passati dai 43 a 45 anni.

La Campania, con 42 anni, è la regione con la popolazione più giovane. In seconda posizione troviamo il Trentino Alto Adige (43 anni); a seguire la Sicilia e la Calabria (entrambe con 44 anni).

È invece la Liguria la regione con l’età media più elevata (49 anni). Anche nel 1951 la Campania e la Liguria erano rispettivamente la regione più giovane e quella più vecchia ma, per entrambe, l’età media risultava più bassa di 13-14 anni rispetto a quella registrata nel 2019. Il comune più giovane è Orta di Atella, in provincia di Caserta, con una età media di 35,3 anni; quello più vecchio è Fascia, in provincia di Genova, dove l’età media supera i 66 anni.

Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana è evidente nel confronto con i censimenti passati. Dagli ultimi dati risulta, infatti, che il numero di anziani per bambino passa da meno di 1 nel 1951 a 5 nel 2019 (era 3,8 nel 2011) e l’indice di vecchiaia (dato dal rapporto tra la popolazione di 65 anni e più e quella con meno di 15 anni) è decisamente aumentato, dal 33,5% del 1951 a quasi il 180% del 2019 (148,7% nel 2001).

Al 31 dicembre 2019 la popolazione censita in Italia ammonta a 59.641.488 residenti: si tratta di 175mila persone in meno rispetto al 31 dicembre 2018, pari a -0,3%. Rispetto al 2011, inoltre, i residenti sono diminuiti in Italia Meridionale e nelle isole e sono aumentati nell’Italia Centrale e in entrambe le ripartizioni del Nord (+1,6% nell’Italia Nordorientale e +1,4% nell’Italia Nord-occidentale). Più del 50% dei residenti è concentrato in cinque regioni, una per ogni ripartizione geografica: Lombardia (16,8%), Veneto (8,2%), Lazio (9,7%), Campania (9,6%) e Sicilia (8,2%).

Il lieve aumento della popolazione rispetto al 2011 è legato alla componente straniera. I cittadini stranieri, nel periodo 2011-2019, sono aumentati di circa un milione, mentre la popolazione di cittadinanza italiana è diminuita di circa 800mila unità.

Più donne che uomini tra i laureati

Nel 2019 su 100 laureati quasi 56 sono donne. La componente femminile è in netta maggioranza per le licenze elementari e tra coloro che non hanno alcun titolo di studio (58,8%). Al 31 dicembre 2019 risultano in calo i pensionati, le casalinghe e gli inattivi. Restano stabili gli studenti.

A cura di: Tiziana Casciaro

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