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Coronavirus, in calo aste immobiliari e fallimenti

La pandemia ha avuto i suoi effetti anche sulle esecuzioni immobiliari e sulle procedure concorsuali. Si registra, infatti, una contrazione del numero delle aste pubblicate nella fase del primo lockdown nazionale. Il crollo è stato seguito da un rimbalzo tra luglio e settembre.

13/01/2021 in MutuiOnline informa

L’emergenza coronavirus continua a condizionare la quotidianità di ciascuno di noi. I suoi effetti sono ormai visibili in ogni settore. Oltre a penalizzare l’ambiente sanitario, economico e finanziario, la pandemia ha avuto un impatto anche sulla realtà immobiliare. Durante la fase più acuta della pandemia le compravendite e le locazioni sono calate.

Sotto la lente dell’Osservatorio Npe, realizzato da Cribis Credit Management, ci sono le esecuzioni immobiliari e le procedure concorsuali. A presentare il segno meno sono le aste: la contrazione è in media pari a -85% tra marzo e maggio 2020 rispetto ai valori di fine febbraio. In calo anche i fallimenti; si registra una perdita del -33,3%. Sul fronte delle aste è stato poi registrato un rimbalzo tra luglio e settembre, grazie all’allentamento delle misure restrittive durante la stagione estiva.

“Negli ultimi anni il tema dei Non Performing Exposure (NPE) è stato assolutamente strategico per il settore bancario e, con estrema probabilità, continuerà ad esserlo anche nei prossimi anni a causa dell’attuale crisi economica”, commenta Alberto Sondri, Executive Director CRIBIS Credit Management. “In uno scenario fortemente condizionato dagli impatti della pandemia sulla normale operatività, la nostra analisi evidenzia come, al contempo, i vincoli imposti dall’emergenza sanitaria stiano contribuendo ad accelerare la digitalizzazione delle procedure. Processo avviato nel 2014 con l’avvento del processo civile telematico e che, prima del blocco delle procedure (ex DL Cura Italia), aveva portato ad un recupero di efficienza della Giustizia Civile”.

L’impatto del Covid sulle esecuzioni immobiliari

Sia la pandemia che il lavoro da remoto hanno consentito di accelerare la digitalizzazione dei processi in 5 dei principali tribunali italiani su 10, con lo svolgimento delle udienze da remoto e riparti eseguiti per via telematica. Di contro, la pandemia ha avuto un impatto diretto su aste e fallimenti. E il blocco delle procedure giudiziali sta rallentando quel recupero di efficienza.

Dall’Osservatorio emerge che nel periodo 2015-2019 è stata registrata una variazione nell'insieme negativa a livello nazionale. In questo arco di tempo sono state chiuse 384.000 esecuzioni immobiliari a fronte di 305.000 procedure aperte.

La modalità di chiusura delle procedure mostra che il 79% delle procedure monitorate negli ultimi 5 anni ha seguito un normale decorso, mentre il 9% è stato chiuso per inefficacia e il 6% per via stragiudiziale.

La durata media totale è in lieve calo: si è passati da 5 anni nel triennio 2015-2017 ai 4,76 anni dell’ultima rilevazione. Ciò che viene fuori è un miglioramento della performance nelle regioni del Sud Italia. Resta, però, un gap significativo tra la durata media delle procedure al Sud (5,8 anni) e quella rilevata a Nord Ovest e Nord Est (rispettivamente 3,2 e 3,8 anni).

La miglior performance, in termini di rapporto tra prezzo di aggiudicazione in asta e valore definito nella perizia redatta dal consulente tecnico d'ufficio, è quella ottenuta dagli immobili residenziali, rispetto a quanto realizzato da immobili commerciali e industriali. Le performance di questi ultimi sono in netto peggioramento nel biennio 2018 – 2020.

Da un punto di vista geografico, invece, i dati migliori nel rapporto tra prezzi e valore CTU sono quelli rilevati nel Nord Est, seguito dal Nord Ovest, con performance sostanzialmente stabili, e dal Centro, in peggioramento nell’ultimo biennio rispetto al precedente.

La tendenza, lievemente decrescente fino al 2019, ha subito, secondo quanto risulta dall’analisi del Gruppo Crif, un brusco calo nel 2020 indotto dall’emergenza Coronavirus. L’area geografica in cui le procedure hanno una durata più contenuta (circa 5 anni) sono Nord Ovest e Nord Est, sostanzialmente allineati nel biennio 2018-2020. Seguono il Centro (6 anni), in netto miglioramento nel 2018-2020 e il Sud (6,6 anni) con una tendenza sostanzialmente stabile.

L’osservatorio rivela, infine, che, considerando la natura giuridica, la durata media più breve è associata alle società a responsabilità limitata (6 anni, che scendono a 4 considerando le srl a socio unico), mentre le società per azioni sono caratterizzate da procedure più lunghe. Parliamo di 11,6 anni.

A cura di: Tiziana Casciaro

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