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Affitti, fondamentale migliorare il settore degli investimenti

29/05/2015 in “MutuiOnline informa

mercato affitti

Un recente rapporto di una ricerca svolta da Censis e Nomisma affronta il ritorno agli investimenti nel campo della locazione residenziale privata. Anche in Italia si registra un forte interesse di una buona parte della domanda abitativa verso il mercato dell’affitto: nelle città di medie dimensione è pari al 60,5% del totale delle richieste pervenute alle agenzie immobiliari e riguardanti la ricerca dell’abitazione.

La ragione non è da attribuire solo all’effetto della crisi ma anche a fattori culturali: il risultato è l’emergere di una domanda legata soprattutto alle nuove generazioni, che guardano alla locazione con crescente interesse.

Al Censimento del 2011 le famiglie in affitto erano pari a 4,4 milioni pari a poco più del 18% del totale, un dato praticamente invariato rispetto al 2001 che aveva registrato valori intorno al 20%. Tuttavia, rispetto agli altri Paesi europei il nostro stock abitativo è inferiore: è in affitto il 36% delle abitazioni nel Regno Unito, il 42% in Francia e addirittura il 58% in Germania, l’economia più forte dell’Europa. Tra i grandi Paesi dell’Unione, solo la Spagna ha un parco locativo inferiore, pari al 13,5%.

Negli ultimi anni i soggetti che hanno continuato a mantenere consistenti patrimoni in affitto sono andati incontro a difficoltà gestionali sempre maggiori: tra le principali, l’aumento delle morosità e della pressione fiscale. Ma qualcosa sta cambiando anche dal lato degli investitori, che lentamente si stanno riavvicinando al mercato residenziale.

Diversi sono ii fattori che stanno incoraggiando una nuova domanda, con la conseguenza di un incremento dell'esigenza di rilanciare gli investimenti abitativi. Primo fra tutti, il problema casa, che interessa quella parte di popolazione italiana che è incapace di far fronte al gap fra il valore degli immobili e la propria disponibilità di reddito.

In secondo luogo bisogna tener conto dell'aumento del numero e delle tipologie di famiglie, a causa della diminuzione dei membri per ciascun nucleo: un mutamento sociale che non incide solo sulla domanda ma anche sulla grandezza degli immobili richiesti.

Un ulteriore fattore da considerare è quello della crescita della mobilità sul territorio legata al lavoro: secondo le stime, entro il 2030 il solo Centro-Nord sarà interessato da un aumento del 7%.

A fronte di questi cambiamenti, gran parte del ceto medio potrebbe beneficiare di un settore degli affitti più competitivo. Quest’ultimo non deve più essere inteso come un’area del mercato immobiliare residuale e destinata alle fasce di popolazione economicamente più bisognose, ma come un settore di offerta che può interessare la generalità delle famiglie.

Per favorire gli investimenti, alcune esperienze europee consigliano di adeguare l’offerta ai mutamenti della domanda, attraverso l’utilizzo di politiche organiche e non di provvedimenti occasionali. Tra le misure da adottare, c’è sicuramente quella di regolare la tassazione in tutte le fasi d’investimento in modo da incentivare l’offerta di affitto. In più, è necessario creare un sistema di garanzie per abbattere i fattori di rischio del locatore, in modo da rassicurare gli investitori senza togliere tutele ai soggetti socialmente più deboli.

A cura di Paola Campanelli
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