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Pressione fiscale, si stima al 43,6% nel 2015

23/12/2014 in “MutuiOnline informa

pressione fiscale

Tra gli obiettivi prioritari della Legge di Stabilità c’è la diminuzione della pressione fiscale sui contribuenti italiani.

La pressione fiscale rappresenta il costo dello Stato, tributi e contributi sociali – denaro per finanziare le forme di previdenza dei lavoratori – che incidono sull'insieme dei beni e dei servizi prodotti in un determinato anno. L’Italia ha oscillato tra il 25% e il 28% fino a metà degli anni ’70, ma dopo la riforma tributaria del 1973 la pressione fiscale ha iniziato un rapido movimento ascendente. Superò per la prima volta il 30% nel 1980, avendo poi una crescita vertiginosa per tutto il decennio successivo. Negli anni ‘90 è cresciuta oltre il 40% e da allora non è più scesa sotto questo valore.

La CGIA di Mestre, Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato, ha diffuso i dati della Banca d’Italia relativi al carico fiscale sui contribuenti per il 2014: il 43,3% che, secondo le stime dovrebbe incrementarsi dello 0,3% nel 2015. Tuttavia durante il 2014 c’è stato un saldo positivo nella riduzione delle imposte per complessivi 3 miliardi di euro, un calo di 12 miliardi contro i 9 di aumento.

A contribuire sui ribassi c’è il cosiddetto ‘bonus Renzi’ di 80 euro, la riduzione al 10% dell’aliquota sulla cedolare secca degli affitti e la deduzione del 30% dell’Imu pagata dalle aziende sui beni strumentali alla propria attività. Tra gli incrementi, l’introduzione della Tasi che ha portato a nuove entrate per 4 miliardi di euro e l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie passata dal 20 al 26%.

“Era da molto tempo che ciò non accadeva”, commenta il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi. “A far pendere l’ago della bilancia a favore dei contribuenti italiani è stato il bonus fiscale introdotto nella primavera scorsa dal governo. In linea di massima possiamo affermare che i maggiori benefici economici, come era giusto che fosse, sono andati ai redditi medio bassi, mentre quelli superiori non hanno ancora fruito di nessun sollievo fiscale. Nonostante ciò, il carico fiscale complessivo rimane ancora molto elevato e anche nei prossimi anni è destinato a rimanere su questi livelli”.

Le entrate fiscali italiane sono costituite per il 27% da proventi dell’Irpef, per il 7% da imposte sui profitti delle aziende, per il 30% dai contributi sociali e previdenziali, per il 6% dalle tasse sulla proprietà, per il 25,5% da imposte indirette sui consumi e per il 4% da altri provvedimenti fiscali.

Tra le nazioni dell’area euro, l’Italia è uno dei paesi con il carico fiscale più alto: peggio di noi fanno soltanto il Belgio (45,4%), la Danimarca (48,1%), la Francia (45%), la Finlandia (44,1%) e la Svezia (44,2%): i Paesi Scandinavi hanno però un sistema di assistenza ai cittadini superiore al nostro. La Spagna è al 32,5%, la Germania al 39,1%, l’Olanda al 39%, la Polonia al 32,5% e la Gran Bretagna al 35,4 percento.

A incidere su un valore così alto è soprattutto l’evasione fiscale, tra le prime cause delle difficoltà del sistema produttivo, dell’elevato costo del lavoro e dello squilibrio dei conti pubblici. Nel 2013 l’economia sommersa è stata pari al 21% del Pil, più di 1/5 del totale della ricchezza prodotta dal nostro paese: valore che ha portato l’Italia ai vertici dell’Unione europea insieme a Estonia, Grecia e Slovenia.

A cura di Paola Campanelli
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