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Buona fede

La buona fede è una norma giuridica che esprime la convinzione genuina del soggetto di agire in maniera corretta, ossia senza intenzioni maliziose e nel sostanziale rispetto delle regole (anche consuetudinarie non scritte). Si tratta quindi della convinzione di agire senza ledere i diritti degli altri soggetti con i quali si entra in relazione. Il suo opposto è la male fede. Questo concetto deriva dal diritto romano e dal latino bona fides e costituisce ancora oggi un concetto fondante del nostro ordinamento civile.

Il principio di buona fede è un concetto ricorrente nella tradizione giuridica non soltanto italiana, ma occidentale. Questo concetto afferma il principio secondo il quale i rapporti fra i diversi soggetti giuridici devono essere fondati sulla correttezza.

La dottrina giuridica italiana individua una netta distinzione tra due diverse categorie di buona fede:

  • in senso soggettivo
  • in senso oggettivo.

La buona fede soggettiva è l'ignoranza di ledere interessi altrui giuridicamente protetti. Si tratta in sostanza di uno stato di coscienza che esclude la malafede. Essa è presente nel codice civile italiano (art. 1153) come requisito fondamentale per far valere ad esempio un titolo di proprietà. La buona fede implica dunque l’ignoranza del danno che si sta procurando ad altri.

La buona fede oggettiva o in senso oggettivo si definisce invece come il dovere di reciproca correttezza nei rapporti tra soggetti giuridici. Vale quindi come regola di condotta generale alla quale attenersi sia nella fase precontrattuale che in quella esecutiva (art 1337 e 1375 c.c).

La buona fede è quindi una situazione psicologica rilevante per il diritto in quanto produttiva di conseguenze giuridicamente rilevanti.

La buona fede oggettiva o in senso oggettivo si definisce invece come il dovere di reciproca correttezza nei rapporti tra soggetti giuridici. Vale quindi come regola di condotta generale alla quale attenersi sia nella fase precontrattuale che in quella esecutiva (art 1337 e 1375 c.c).